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Salvatore Gebbia
Salvatore Gebbia
Spettacoli

La musica di Salvatore Gebbia nel suo ultimo lavoro”Sospesi”.

“Sospesi”, la musica di Salvatore Gebbia racconta le intime emozioni della vita.

E’ appena uscito in distribuzione presso i principali “store” di musica online “Sospesi” ultimo, rarefatto disco del pianista e compositore avellinese Salvatore Gebbia.

Piacerà di sicuro agli appassionati di new age e, in generale, a coloro che cercano nella musica un momento di rilassante raccoglimento o una compagnia per i momenti riservati alla scrittura o alla contemplazione della natura.

Diplomato al Conservatorio Cimarosa di Avellino, Gebbia è vice-presidente dell’Accademia Musicale “Kandinsky”, da lui co-fondata negli anni ’90, e membro del C.d.A. del Teatro Carlo Gesualdo.

Da tempo vive tra Avellino e Ferrara, e divide il suo tempo tra le attività istituzionali, l’attività di concertista in Italia e all’estero e la composizione di musica eterea e meditativa.

Oltre alla musica ama viaggiare ed è un apprezzato fotografo, ha anche esposto più volte i suoi scatti in cui riversa la stessa emozione che permea la sua musica; tra le altre si ricorda”This bitter Earth” svoltasi nel 2013 nel foyer del Teatro Gesualdo.

“Sospesi” può essere definito l’album della maturità, le sognanti atmosfere new age dei precedenti “Il tornare” e “Lifebound” lasciano infatti il passo a un’attitudine più riflessiva, più intima e malinconica.

Salvatore Gebbia, come nasce questo album, quali emozioni vuole esprimere?

“L’album trae origine dall’esigenza di manifestare la consapevolezza che il nostro tempo ha un termine e raccontare questo spazio, fatto di allegrie e malinconie, di energie e intimità attraverso i suoni e il mio modo di comporre ed eseguire la musica”.

Lei è noto come viaggiatore e fotografo, ha portato anche queste esperienze nei suoi brani?

“C’è l’esperienza del viaggio e il tentativo di fermare nelle immagini e nei suoni la bellezza vissuta; il concetto è però ampliato alle emozioni ai gesti e agli incontri vissuti in tutta una vita che si traducono  in un resoconto che mi tiene lontano dalla compiutezza umana e quindi “ Sospeso “”.

E’ sempre difficile definire la musica, volendo però fornire qualche indicazione al potenziale ascoltatore cosa possiamo dire?

“Il mio è un linguaggio che trascende il tempo e che ha in sé la possibilità di essere ascoltata da persone con background musicali differenti. Questo disco è in sostanza una sintesi dei miei percorsi musicali che spaziano dalla classica all’ambient, alla world music”.

In cosa si differenzia da “Il tornare” e “Lifebound” le sue precedenti prove discografiche?

“Pur mantenendo lo stile, penso che questo lavoro sia diverso per maturità, ricerca interiore e uso delle armonie. Non voglio dare messaggi o risposte, preferisco analizzare un arco temporale intimo e personale per condividere tutto ciò con il pubblico. In questo senso la musica continua a vivere oltre chi l’ha composta”.

Quali sono gli artisti che considera come una fonte di ispirazione?

“Oggi potrei dire Max Richter e Olafur Arnald.  Prima invece erano Astor  Piazzolla e Ryuchi Sakamoto, amo da sempre Bach, ma anche il “progressive” di Emerson Lake & Palmer e Genesis. In sostanza, ogni compositore o gruppo che mi ha colpito nel tempo fa parte della mia identità musicale”.

Grazie alla distribuzione attraverso la Rete, quali sono i paesi che prediligono la sua musica?

“Gli Stati Uniti nel 2000 e, nel 2009. Il linguaggio fuori dal tempo mi consente di avere un pubblico più vasto e di ricevere consensi e apprezzamenti soprattutto all’estero. Per questo disco è ancora troppo presto per trarre indicazioni dalle vendite, staremo a vedere quello che accade”.


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