La storia di Sabato Simon Rodia è talmente particolare da aver incantato addirittura gente del calibro di John Lennon e Paul McCartney che, nel 1967, non esitarono ad inserire un suo profilo nella copertina del disco Sgt Pepper’s Lonely Heart Club Band, uno dei capolavori dei baronetti di Liverpool che per lanciare il loro album scelsero l’immagine di 60 personaggi famosi.

Tra questi, i Beatles individuarono anche un artista di origini italiane, che era nato a Rivottoli di Serino, in provincia di Avellino, nel 1879.

La storia di Simon Sabato Rodia

A soli 15 anni, Sabato Rodia era arrivato in America, come tanti suoi conterranei, in cerca di fortuna. Era stato dapprima un minatore e, successivamente, dopo la morte del fratello in una miniera della Pennsylvania, piastrellista e muratore.

Proprio la morte del fratello segnò la sua vita negli States.

Qui, a Seattle, aveva sposato una paesana, Lucia Ucci, dalla quale però si separò a seguito di una vera e propria crisi esistenziale che lo portò quasi ad isolarsi dal resto del mondo e a vivere lontano dai suoi connazionali.

Nel 1920 Rodia si trasferì a Los Angeles, nel quartiere Watts, alla periferia della metropoli, abitato per lo più da afroamericani.

Proprio in questo quartiere, nel giro di trent’anni, realizzerà la sua opera d’arte che lo ha reso celebre, frutto di ingegno, follia e creatività.

Sabato Rodia e le Watts Tower

Sabato Rodia

Con l’aiuto della gente del posto, che gli forniva materiali di risulta, Rodia costruì quello che è passato alla storia come il complesso delle Watts Tower, delle strane torri, alcune delle quali alte anche 30 metri, realizzate con pezzi di vetro, metallo, conchiglie e, soprattutto, senza nemmeno un punto di giuntura.

Un monumento che, come ebbe modo di dire, gli ricordava i covoni che, da bambino, lo avevano attratto nelle campagne della natia Serino e che Sabato Samuel Rodia aveva battezzato con il nome di Nuestro Pueblo.

Ma anche un monumento per dare lustro, a suo modo, ad una zona di Los Angeles povera e degradata, che faceva da contraltare alle luci e ai fasti di Hollywood.

Un’opera architettonica che, al pari della personalità sopra le righe dell’italiano che rifuggiva Little Italy, attirò l’attenzione dei Beatles al punto tale da considerarlo meritevole di figurare, nella loro opera, al fianco di veri mostri sacri della storia, della politica, dell’arte e della musica, come quel Bob Dylan al quale, nella copertina di Sgt Pepper’s, Rodia sembra quasi appoggiarsi con aria sognante.

Quella del sogno americano di un irpino sui generis.

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Riccardo Cannavale

Riccardo Cannavale, classe 1973, dopo la laurea in Scienze Politiche (con una tesi in Storia delle Dottrine Politiche dal titolo “La teoria della “guerra giusta” nell’era dell’informazione”) ha conseguito il Master in Relazioni Pubbliche Europee, presso l’istituto Ateneo Impresa di Roma, una tra le principali business school italiane nel settore della comunicazione. Giornalista pubblicista dal 1999, ha collaborato con numerose testate giornalistiche, tra cui i quotidiani “Roma” e “Il Mattino”. La passione per il variegato mondo della comunicazione lo ha portato ad approfondire gli aspetti e le dinamiche dello stesso, maturando esperienze nell’ambito della pubblicità (è stato copywriter ed account per l’agenzia di promo-comunicazione “Areatest” di Roma), delle relazioni pubbliche (è stato tra i fondatori e direttore responsabile della rivista specializzata “Spazio RP” di Roma) e degli eventi (è stato, tra l’altro, tra gli ideatori delle tre edizioni della “Notte Bianca” ad Avellino e coordinatore degli eventi del comitato tappa in occasione di diverse edizioni del Giro d'Italia). Consulente di comunicazione pubblica, dal 2007 è sato per molti anni il responsabile dell'Ufficio Stampa e Comunicazione del Comune di Avellino e, dal 2010, coordinatore della promozione del Teatro Comunale “Carlo Gesualdo” di Avellino. Specializzatosi “sul campo” in web writing, dal 2005 ha messo la sua esperienza a disposizione di Agendaonline.it.

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