Ci sono film che nascono per intrattenere, e ce ne sono altri che hanno il potere di turbarti nel profondo, perché affondano le radici in vicende reali che hanno sconvolto l’opinione pubblica. Un marito sospetto (La part du soupçon, 2019, produzione Quad Television per France 2) appartiene a questa seconda categoria. E il bello – o forse il terribile – è che lo puoi rivedere oggi su RaiPlay, comodamente a casa tua.
Non parliamo di un semplice thriller costruito a tavolino, ma di un’opera che rielabora con tensione cinematografica un fatto di cronaca francese che nel 2011 fece il giro del mondo: il massacro di Nantes, una delle pagine più nere della cronaca europea contemporanea.
Ed è proprio “Un marito sospetto” a trasformare quella tragica vicenda in un racconto avvolgente, un film che ti tiene incollato allo schermo costringendoti a fare i conti con l’ambiguità della verità, con il dubbio che lacera e con il sottile confine tra realtà e menzogna.
Il film prende spunto dal caso irrisolto di Xavier Dupont de Ligonnès, il marito e padre sospettato di aver ucciso la moglie e i quattro figli, prima di sparire nel nulla. La vicenda scosse la Francia e, ancora oggi, alimenta teorie, inchieste e documentari. Nessun corpo ritrovato, nessuna verità definitiva: solo sospetti e un alone di mistero che sembra non avere fine.
Il regista Christophe Lamotte rielabora questa materia incandescente e la trasforma in un thriller psicologico che non si limita alla cronaca, ma interroga lo spettatore. Cosa conosciamo davvero delle persone che amiamo? Possiamo mai essere certi dell’identità di chi ci sta accanto?
Il cuore del film è la contrapposizione tra due donne: da un lato Alice (Laurence Arné), l’infermiera che si rifiuta di credere che il marito, padre del suo bambino, sia un assassino; dall’altro Sophie Lancelle (Géraldine Pailhas), investigatrice che da anni insegue il fantasma di un criminale sfuggente.
Al centro, un uomo: Thomas Kertez, alias Kad Merad, attore amatissimo in Francia per i ruoli comici, qui sorprendente in una veste drammatica e ambigua. La sua interpretazione è il motore che alimenta la tensione narrativa: basta uno sguardo, una pausa, per far emergere il sospetto che tutto quello che vediamo sia solo una menzogna ben costruita.
Il film si muove su binari classici del thriller televisivo francese, ma con una fotografia cupa e un ritmo che non lascia scampo. Non ci sono colpi di scena artificiosi, piuttosto una lenta discesa nell’incertezza, in quell’area grigia dove non sai più distinguere la verità dalla finzione.
Alice conduce una vita tranquilla con il marito Thomas e il figlio Romain. Ma tutto crolla quando viene alla luce un sospetto terribile: l’uomo con cui condivide la sua vita non è chi dice di essere. In realtà, potrebbe essere Antoine Durieux-Jelosse, fuggito da un massacro avvenuto quindici anni prima.
Il mondo di Alice si sgretola: credere al marito e difendere l’amore di una vita, oppure accettare che accanto a sé ha vissuto un assassino? Intorno a questa domanda ruota l’intera tensione del film.
Un marito sospetto è un film che vale la pena (ri)scoprire. Non solo per la ricostruzione avvincente di un fatto di cronaca che ancora oggi non smette di interrogare la Francia, ma anche per le interpretazioni di alto livello e la capacità di coinvolgere lo spettatore in un continuo gioco di specchi.
Su RaiPlay trovi questo piccolo gioiello del thriller europeo, passato forse troppo in sordina al momento della sua uscita, ma che oggi risuona ancora più forte in un’epoca in cui la fiducia e la verità sembrano concetti sempre più fragili.
Gli spettatori di Google hanno espresso un buon gradimento, con percentuali attorno al 70%. Su IMDb la pellicola si attesta su una valutazione di 6,4/10, mentre su Rotten Tomatoes, pur non avendo un ampio campione di recensioni, viene apprezzata per la tensione psicologica e l’interpretazione di Merad. La stampa francese, da Le Monde a Télérama, ha sottolineato proprio la prova sorprendente dell’attore, capace di ribaltare la sua immagine pubblica, passando dalla commedia leggera a un ruolo cupo e disturbante.
Alla fine della visione ti rimane dentro una sensazione ambigua, quasi disturbante: quanto conosciamo davvero delle persone che amiamo? Forse è proprio questa la forza di Un marito sospetto: lasciarti senza risposte definitive, con una domanda che risuona anche dopo i titoli di coda.
