L’ultimo film di Virna Lisi è una commedia malinconica e intensa diretta da Cristina Comencini, disponibile in streaming su RaiPlay.

Cosa resta del carisma di una diva quando si spegne la luce della scena? In certi casi, resta tutto. Resta lo sguardo, la voce, l’eleganza, il carico di emozioni che si porta dietro ogni suo gesto. E resta soprattutto l’ultima volta.

Nel caso di Virna Lisi, l’ultima volta ha la forma gentile di un film corale, una commedia dal tono dolceamaro firmata Cristina Comencini, che assume oggi il peso prezioso di un testamento artistico. Latin Lover, disponibile su RaiPlay, è il film che chiude la carriera – e in un certo senso anche la vita – di una delle attrici più amate e complete del cinema italiano. E lo fa con la misura, il garbo e l’intensità che l’hanno accompagnata per oltre sessant’anni di carriera.

Qui Virna Lisi interpreta Ritanna, la prima moglie di un celebre attore del passato, un latin lover che ha avuto donne e figlie sparse in mezzo mondo. Il personaggio è quello di una donna colta, ironica, piena di verità trattenute, regina malinconica di un regno vuoto. Ma è anche quello di una madre, di una custode della memoria, e – senza forzature – di una sorta di coscienza collettiva. Non urla mai, non impone. Parla poco, ma ogni battuta è pesata, ogni sguardo racchiude una vita.

Ed è difficile, guardandola, non pensare che in quel ruolo Virna stesse portando sullo schermo qualcosa di più grande. Qualcosa che aveva a che fare con la sua stessa eredità di donna, di attrice, di volto che ha attraversato il cinema italiano dai fasti anni Sessanta fino all’alba del Duemila, sempre con discrezione e talento. Latin Lover non è solo un film, ma l’ultima pagina scritta con la sua calligrafia elegante.

Una storia di donne e di memoria

Nel cuore assolato della Puglia si radunano le donne che hanno amato Saverio Crispo, un immaginario divo del cinema italiano scomparso dieci anni prima. Quello che resta non è solo la sua filmografia ma una costellazione di figlie nate da madri diverse, cresciute in paesi lontani, con lingue e identità diverse, e ora riunite nella grande casa dove tutto ebbe inizio. A tenere le fila di questo mosaico umano è Ritanna, la prima moglie di Crispo, interpretata con disarmante dolcezza da Virna Lisi. Un personaggio che – come lei stessa – incarna il passato glorioso del cinema italiano, la sua memoria e, allo stesso tempo, la sua vulnerabilità.

Il film si muove su due binari paralleli: da un lato la commedia, con i siparietti familiari, le rivalità, le gaffe; dall’altro, la malinconia che accompagna ogni tentativo di ricomporre un’identità comune, una verità sull’uomo che ha segnato le loro vite. E alla fine, quel Latin Lover tanto amato – ma anche tanto assente – appare quasi come un pretesto narrativo: il vero protagonista è l’universo femminile che ruota attorno al mito.

Un cast internazionale, una regia di sguardo e misura

Accanto a Virna Lisi, troviamo un cast tutto al femminile che funziona con naturalezza sorprendente: Angela Finocchiaro è la seconda moglie del divo, Valeria Bruni Tedeschi la figlia francese, Marisa Paredes la diva spagnola, Candela Peña, Nadeah Miranda, e Pihla Viitala completano il caleidoscopio delle figlie, tutte cresciute lontano da quella casa. Ognuna con una lingua, una storia, una ferita.

L’interpretazione di Angela Finocchiaro è come sempre misurata e ironica, ma è la fotografia umana e tenera che Comencini restituisce delle sue protagoniste a fare la differenza. La regista – candidata al David di Donatello per la miglior sceneggiatura – si muove tra passato e presente con una regia pulita, mai invadente, lasciando che siano i volti e le parole delle donne a guidare il ritmo del racconto.

La sceneggiatura è costruita in modo intelligente: i dialoghi sono brillanti, mai forzati, e lo script sa quando fermarsi per lasciare spazio al silenzio, alla pausa, alla riflessione. In questo Latin Lover trova una sua verità: il ricordo non è mai oggettivo, ma filtrato da amore, rabbia, attese mancate.

Il canto del cigno di Virna Lisi

La performance di Virna Lisi è qualcosa che va oltre la recitazione. Sapere che quel ruolo fu girato poco prima della sua morte – avvenuta il 18 dicembre 2014 – aggiunge un carico emotivo fortissimo. Ma la cosa più straordinaria è che non c’è alcuna concessione alla malinconia gratuita: Lisi è lucida, energica, tenera, ancora una volta splendidamente padrona della scena. È lei che dà al film il suo centro di gravità emotivo.

Non a caso, fu premiata con il David di Donatello postumo alla carriera nel 2015. Un riconoscimento che suona come una carezza collettiva del mondo del cinema a un’attrice che ha saputo attraversare decenni con eleganza e intelligenza, dai ruoli leggeri degli anni ’60 ai film più intensi della maturità.

Cosa ne pensano la critica e il pubblico?

Il film è stato accolto positivamente dalla critica italiana e internazionale. La Repubblica lo ha definito “un film lieve, affettuoso, che riesce a essere malinconico senza mai diventare pesante”, mentre Il Fatto Quotidiano ha parlato di “un’opera corale riuscita, con una Lisi straordinaria nel suo congedo”.

Latin Lover è più di un film sull’addio di una diva. È un elogio alle famiglie imperfette, ai ricordi soggettivi, alle madri che hanno tenuto insieme i cocci dell’assenza maschile. È un film che fa riflettere senza drammi eccessivi, con quella levità che solo il buon cinema italiano sa regalare.

Se ami i film dove la nostalgia si intreccia con l’ironia, dove ogni personaggio ha qualcosa da raccontare anche solo con uno sguardo, allora Latin Lover è il film giusto per te. E il fatto che sia in streaming su RaiPlay lo rende facilmente accessibile per una serata di cinema domestico dal sapore speciale.

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