Ci sono città che nelle serie televisive servono semplicemente a dare un indirizzo alla storia. Poi c’è Istanbul. Basta attraversare il Bosphorus, entrare in una villa affacciata sull’acqua, perdersi tra palazzi eleganti e quartieri popolari perché il racconto cambi immediatamente temperatura. Nelle produzioni turche disponibili su Netflix, la città finisce spesso per raccontare i personaggi prima ancora dei dialoghi: mostra da dove vengono, quanto denaro possiedono, cosa desiderano e soprattutto quale mondo stanno cercando di raggiungere.
È uno degli aspetti che, a mio avviso, rende così riconoscibili molte serie turche su Netflix. Istanbul appare contemporaneamente antica e modernissima, occidentale e orientale, ricchissima e povera. Una città divisa dall’acqua ma soprattutto dalle differenze sociali. E quando una sceneggiatura sa sfruttare queste contraddizioni, il panorama smette di essere una cartolina.
Tra le serie presenti oggi nel catalogo italiano di Netflix, ce ne sono alcune che mostrano bene quanto la città possa cambiare volto da una produzione all’altra.
In Old Money Istanbul racconta chi possiede davvero il potere
Probabilmente l’esempio più evidente è Old Money – Mondi opposti, serie del 2025 creata da Meriç Acemi, con Aslı Enver ed Engin Akyürek. Otto episodi in cui la storia sentimentale fra Nihal e Osman diventa anche uno scontro tra due modi diversi di intendere ricchezza e appartenenza.
Lei proviene da una famiglia dell’alta società, lui ha costruito da solo la propria fortuna. Netflix stessa presenta la vicenda come l’irruzione di un magnate self-made nell’élite di Istanbul.
Ed è proprio qui che la città lavora meglio. Ville, yacht, circoli esclusivi e case affacciate sull’acqua non servono soltanto a rendere tutto più bello. Diventano indicatori sociali. Il Bosforo sembra quasi una frontiera invisibile tra chi appartiene da generazioni a quel mondo e chi ha abbastanza denaro per entrarci ma deve ancora conquistarne i codici.
Istanbul è seducente, certo. Ma dietro quella bellezza mostra continuamente il prezzo del privilegio.
Thank You, Next sceglie invece la città dei professionisti e delle relazioni liquide

Basta passare a Thank You, Next e sembra quasi di essere arrivati in un’altra Istanbul. La serie creata da Ece Yörenç, arrivata nel 2026 alla terza stagione, segue Leyla Taylan, giovane avvocata che cerca di rimettere insieme la propria vita sentimentale tra divorzi, ex fidanzati, nuovi incontri e relazioni difficili da definire. Netflix la descrive come una commedia romantica contemporanea sul mondo degli appuntamenti moderni.
Qui la città è veloce, benestante, internazionale. Studi legali, locali, ristoranti, appartamenti di design e alberghi raccontano una generazione che vive Istanbul quasi come potrebbe vivere Milano, Madrid o Parigi.
Eppure qualcosa rimane profondamente turco. Il contrasto tra modernità sentimentale e peso delle aspettative familiari continua ad affiorare. La città diventa così lo spazio perfetto per personaggi apparentemente liberissimi che scoprono, un episodio dopo l’altro, di essere molto meno emancipati emotivamente di quanto pensassero.
È forse questa contraddizione a rendere la serie più interessante della semplice confezione glamour che mostra in superficie.
Il museo dell’innocenza riporta Istanbul indietro nel tempo

Poi arriva Il museo dell’innocenza e la prospettiva cambia ancora. La miniserie del 2026, tratta dal romanzo di Orhan Pamuk, ci porta nell’Istanbul degli anni Settanta. Kemal, uomo appartenente a una famiglia benestante, si innamora ossessivamente della giovane commessa Füsun. Il sentimento finirà per attraversare anni, oggetti, strade e ricordi fino a trasformarsi in una sorta di archivio privato dell’amore perduto. Netflix presenta la produzione proprio come il racconto di una passione proibita destinata a durare un’intera vita.
Qui Istanbul non rappresenta soltanto una classe sociale. Conserva il tempo.
Case, negozi, interni borghesi e quartieri diventano contenitori della memoria. È impossibile separare completamente la città dall’ossessione di Kemal, perché il suo tentativo di trattenere Füsun coincide progressivamente con il tentativo di trattenere un mondo che sta scomparendo.
Conoscendo l’opera di Pamuk, non sorprende. Istanbul è da sempre uno dei grandi personaggi della sua letteratura e il passaggio alla serialità televisiva conserva questa dimensione malinconica.
Con Il sarto la città nasconde ciò che le famiglie non vogliono mostrare

Di tutt’altro tono è Il sarto, produzione del 2023 creata da Onur Güvenatam, con Çağatay Ulusoy, Salih Bademci e Şifanur Gül. Peyami è uno stilista famoso che torna a Istanbul portandosi dietro un segreto familiare. Da quel momento matrimoni, amicizie, desiderio e bugie cominciano a sovrapporsi. La serie conta tre stagioni ed è ancora presente nel catalogo italiano.
Anche questa volta gli ambienti eleganti hanno un doppio significato. Belle case, atelier raffinati e famiglie apparentemente impeccabili vengono lentamente incrinati da quello che accade dietro le porte chiuse.
Questa Istanbul somiglia a una facciata perfettamente restaurata: bellissima da osservare, molto meno rassicurante quando si entra.
