Scopri l’autrice Rosella Postorino e cinque dei suoi libri più interessanti, con storie a metà tra le vicende personali e il dramma della guerra.

Stai cercando un bel romanzo contemporaneo che affronti argomenti delicati e personali in maniera molto profonda? Sei un amante delle storie che abbracciano l’animo umano e che fanno riflettere circa la profondità del proprio essere? Se non conosci ancora la scrittrice Rosella Postorino, è arrivato il momento di scoprire questa autrice italiana.

Calabrese di origine, cresciuta in provincia di Imperia e residente a Roma da tempo, Rosella Postorino è una scrittrice molto apprezzata dalla critica e dal pubblico, affascinati dai suoi romanzi sempre molto onesti e coinvolgenti.

Con il suo romanzo “Le assaggiatrici”(Feltrinelli 2018), tradotto in oltre 30 lingue, si è aggiudicata il Premio Campiello e altri 9 premi, tra i quali, per l’edizione francese, il Prix Jean-Monnet. Da questo testo ne è derivato anche un film diretto da Silvio Soldini.

La sua biografia mette in evidenza una vita dinamica, caratterizzata prima di tutto dallo “sradicamento” territoriale. A nove anni l’abbandono della Calabria con la famiglia e l’approdo in Liguria. Poi c’è la fase dell’adolescenza con le trasformazioni fisiologiche del caso e poi la sofferenza per un dottorato promesso e poi negato. Infine c’è la Rosella adulta che denuncia la violenza del patriarcato, che affronta problematiche sociali e che approfondisce i temi della guerra e delle derivanti ripercussioni.

Questo è anche quello che emerge nei suoi scritti. Sì, perché proprio la scrittura per l’autrice è il luogo nel quale potersi riconoscere e ritrovare, per poter dare liberamente voce all’interiorità più profonda e a qualche dissidio che parte dalla vita privata ma che poi si generalizza a problematiche sociali e culturali di un intero Paese.

Ecco i 5 libri di Rosella Postorino che vale assolutamente la pena scoprire.

La stanza di sopra

Avevo bisogno di un corpo vivo, caldo, accanto a me. E di una voce che mi parlasse. Che mentre piangevo dicesse, Ester, a me dicesse, Ester, io, sono, qui”.

Primo romanzo della Postorino, descrizione dal punto di visto emotivo del distacco doloroso e inevitabile che separa l’infanzia dalla maturità. Un testo molto profondo, che allo stesso tempo si presenta straziante e doloroso ma che manifesta l’umano bisogno di affetto e di attenzioni. La sua scrittura riesce a lasciare il segno nell’animo del lettore, che si ritrova davanti una narrazione cruda e a tratti brutale, che difficilmente riesce a essere metabolizzato per le dinamiche presentate. Un romanzo che, nonostante tutto, si fa leggere tutto d’un fiato per il coinvolgimento che genera.

Siamo in una città di provincia, in una casetta dove vive Ester, quindicenne dalla vita non propriamente serena. Lì, in una stanza al piano di sopra, c’è un uomo, immobilizzato in un letto. Si tratta di suo padre, da dieci anni muto, in uno stato di eterno congelamento tra la vita e la morte.

Ester si dedica poco allo studio, preferendo trascorrere il suo tempo a fumare con gli amici nel baretto sulla spiaggia o a bere nelle cantine delle case popolari.

Appare a tutti libera e indipendente, anche nel rapporto più intimo con l’altro sesso, essendo brava a scatenare il desiderio di un uomo più grande e a concedersi e a ritrarsi. Ma è persa nel silenzio della sua casa, nell’impossibilità di comunicare con la madre se non con frasi brevi e prive di affetto, e nell’incapacità di ricevere energie positive anche a causa di una stanza che elimina ogni possibilità espressiva.

L’estate che perdemmo Dio

Scriverà una preghiera, Caterina, sul diario segreto. Dopo aver finito i compiti, saranno le cinque. Lunga sette pagine. Avrà delle strofe e anche un ritornello. Se sapesse comporre la musica le saprebbe anche cantare”.

Dal titolo molto accattivante e che crea molta curiosità, uno sguardo sul male e sulla contrapposizione tra vittima e carnefice visti con gli occhi di due bambine. La paura della fuga, la legge del silenzio, una personale e tragica storia familiare con cui fare i conti, il male e le sue ricadute sulle persone: ecco alcune delle tematiche che scaturiscono da questo scritto, secondo romanzo di Rosella Postorino, che ha ottenuto il premio Benedetto Croce e il premio speciale della giuria Cesare De Lollis.

Ci troviamo negli anni Ottanta, a Nacamarina, un piccolo centro del Sud Italia affacciato sul mare, dove “si vive nel solco di una disgrazia sempre in agguato”. C’è una famiglia collusa con la ‘ndrangheta costretta a emigrare al Nord durante una notte d’agosto. Le piccole Caterina e Margherita avvertono tutto il timore di quella fuga, che non comprendono ma di cui respirano gli effetti.

Si tratta di un atto necessario la cui causa scatenante è innominabile, perché lì dove si è generata ha un nome pesante e troppo preciso. In un’atmosfera di parole non dette e di silenzi asfissianti, madre, padre e figlie cercano di ricucire lo strappo originario e inevitabile, un peccato originale da scontare. Attraverso atti estremi di ribellione al male indecifrabile, le pagine emanano una tensione sempre viva e incancellabile verso la felicità. 

Le assaggiatrici

Alle undici del mattino eravamo già affamate. Non dipendeva dall’aria di campagna, dal viaggio in pulmino. Quel buco nello stomaco era paura. Da anni avevamo fame e paura. E quando il profumo delle portate fu sotto il nostro naso, il battito cardiaco picchiò sulle tempie, la bocca si riempì di saliva”.

Un romanzo molto intenso, rappresentativo della storia del nazismo. Un libro per conoscere e non dimenticare quello che è stato in un periodo molto cupo della storia mondiale, originale e umano più che mai, che riesce a penetrare sotto pelle del lettore lasciandolo emotivamente coinvolto.

Un titolo che ha vinto il Premio Campiello nel 2018, oltre che il Premio Wondy di letteratura resiliente 2019 e finalista del Premio Letterario nazionale Chianti 32ma edizione. Rosella Postorino è stata capace di ricostruire pagine intense da uno spunto di storia reale e poco conosciuta.

Nella straziante ambientazione della Seconda Guerra Mondiale, una condizione perversa e spaventosa: la possibilità di mangiare, in un mondo che muore di fame e vive di stenti, e allo stesso tempo di poter morire a ogni boccone, nell’incertezza costante che sia avvelenato. Ecco il destino al quale sono condannate Rosa e le ragazze che come lei assaggiano il cibo destinato ad Adolf Hitler: povere cavie pur di salvaguardare la vita del Fuhrer.

Ogni boccone rappresenta qualcosa di succulento ma soprattutto il rischio che possa essere l’ultimo, nella costante paura di compromettere la propria con il timore che possa essere l’ultimo.

Vivendo in bilico tra la speranza, l’attesa e il desiderio di sentirsi ancora vivi. Dopo aver terminato il pasto, lei e le altre assaggiatrici devono restare per un’ora sotto osservazione in caserma, vittime delle SS che studiano le reazioni per accertare la qualità del pasto. Nell’ambiente chiuso di quella mensa forzata, sotto lo sguardo vigile dei loro carcerieri, fra le dieci giovani donne si allacciano, con lo scorrere dei mesi, alleanze, patti segreti e amicizie.

Mi limitavo ad amare te

Per caso sono stata testimone del suo dolore, ed è bastato a unirci…Non accade sempre così? Non è sempre per caso che le persone inciampano l’una nell’altra?”.

Un libro che ha come sfondo la guerra. La cui ispirazione deriva dal 2019, quando Rosella Postorino si era imbattuta in un articolo che raccontava la storia vera dei bambini di Sarajevo portati in Italia nel luglio del 1992 per scampare alla guerra, e mai più ritornati in Bosnia. La maggioranza viveva in orfanotrofio, nonostante molti di loro avessero ancora genitori o parenti vivi, ma era tale la povertà da non poterli mantenere. Vicende crudeli che hanno sensibilizzato a tal punto la scrittrice da approfondire e crearne un libro. Ne è scaturito un romanzo di guerra ma nel quale essa è soprattutto la metafora dell’istinto vitale umiliato a ogni battito dalla possibilità della morte. Un libro sull’amicizia tra persone che non si sono scelte e che però continueranno a scegliersi per la vita intera, nonostante la scarsa capacità di non ferirsi.

Pagine viste con gli occhi dei più piccoli, che vivono una realtà che non dovrebbe appartenere loro. Nada e Omar sono bambini nella primavera del 1992, a Sarajevo. Per allontanarli dalla guerra, una mattina di luglio un pullman li porta via contro la loro volontà. Se la madre di Omar è ancora viva, come farà a ritrovarlo? E se il fratello maggiore Ivo, arruolato, morisse combattendo? In viaggio per l’Italia, lungo strade ridotte in macerie, una vicenda che tocca le corde più profonde dell’animo umano.

Nei nervi e nel cuore. Memoriale del presente

È faticoso provare a cambiare la traiettoria di un destino, è da perderci il sonno”.

Un libro che si presenta in maniera più diretta come un vero e proprio diario. Un diario personale ma pubblico, perché unisce parti autobiografiche dell’autrice Postorino e problemi globali. Una sorta di sguardo sugli altri per capire qualcosa di sé e allo stesso tempo un utilizzo che si fa di se stessi per raccontare qualcosa del mondo.

Un lavoro molto esposto e coraggioso, dove l’autrice racconta molto del suo essere donna, soprattutto per quanto concerne le trasformazioni del corpo. Poi si affrontano ancora tematiche quali le relazioni, di famiglia ed esterne, lo sradicamento territoriale, dinamiche psicologiche dell’evoluzione.

Se nei suoi romanzi è la parte inconscia ad alimentare le storie, qui la storia personale arriva in maniera diretta.

C’è il racconto della bambina che cresce, e con lei il suo corpo che diventa gradualmente sempre più qualcosa di desiderabile: croce e delizia insieme. C’è la condizione femminile del sentirsi quasi costrette a essere desiderabili agli occhi degli altri, rassicurate da questo ma colpevoli allo stesso tempo.

Questo testo rappresenta ancora un discorso su come il desiderio maschile può essere per le donne un ostacolo, all’università come sul lavoro.

E anche il concetto di patriarcato, soprattutto paterno, viene espresso molto chiaramente, nell’ottica di qualcosa che protegge ma che ingabbia. L’infanzia di Rosella Postorino è stata segnata da uno sradicamento, e il suo sentirsi estranea, diversa, ansiosa di riscatto ha generato lo sguardo che ha sul mondo.

In un continuo scambio tra narrazione personale e collettiva, mette a nudo paure e pulsioni che possono far parte del vissuto di ognuno.

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