La nuova procedura indetta dall’ADM ha coinvolto tutti gli operatori. Il bando è stato chiuso il 30 maggio 2025 ed è stato imposto un esborso iniziale di 7 milioni per ogni licenza, oltre a un elenco di requisitivi davvero rigido.

La notizia ha fatto il giro del mondo, letteralmente, e i casinò online come Zamsino Italia stanno facendo il massimo per accaparrarsi un posto dato che, visto il prezzo proibitivo, questa licenza è diventata una delle più prestigiose in Europa. Secondo le stime, solo una trentina di operatori, su oltre cinquanta candidature, supereranno il vaglio delle autorità. Ne consegue che il mercato si restringerà, ma potrebbe diventare anche più solido e controllato.

In questo articolo vediamo come sta cambiando il settore, quali saranno le conseguenze non solo per gli operatori ma anche per gli utenti. Ci saranno dei cambi͏amenti importanti? Quali saranno le novità in termini di sicurezza, tecnologia e privacy? Vediamo in che modo l’Italia ha intenzione di gestire le nuove licenze.

Un bando pensato per ridurre i concorrenti

La gara appena conclusa segna il cambio di passo più netto del settore da quando il gioco a distanza fu regolamentato nel 2006. ADM ha introdotto tre novità davvero decisive:

  • Entry fee di 7 milioni di euro (contro i 200 mila di sei anni fa), da versare una tantum prima del rilascio della concessione.
  • Durata novennale delle licenze: dal 2026 al 2035, con un canone ulteriore pari al 3% del Gross Gaming Revenue (GGR) annuo.
  • Limite di massimo cinque licenze per gruppo societario per evitare le concentrazioni eccessive.

Di fatto, la cifra d’ingresso, 35 volte più alta di prima, ha scoraggiato i piccoli operatori. Neppure l’interesse registrato (più di 50 domande totali) può cambiare il verdetto degli analisti: dalle 81 concessioni oggi in proroga si passerà a circa 33 titoli effettiva͏mente assegnati, con una riduzione del 60%.

Chi può permetterselo: requisiti tecnici e finanziari

Oltre al versamento iniziale, i candidati devono dimostrare la solidità patrimoniale, le infrastrutture informatiche residenti in Italia e le procedure antiriciclaggio di livello bancario. Nel disciplinare tecnico sono previsti:

  • dei server ridondati sul territorio nazionale con tracciamento in tempo reale di ogni transazione;
  • dei sistemi automatici di verifica identità (SPID/CIE) e degli algoritmi per il monitoraggio del gioco problematico;
  • degli audit di sicurezza annuali condotti da degli enti accreditati ISO/IEC 27001.

Chi non raggiunge queste soglie viene escluso nella fase istruttoria. Secondo l’ADM, solo 47 candidature risultano complete e valide al primo controllo, un numero già inferiore alle concessioni prorogate. La scrematura finale, stimata in 33 operatori, avverrà entro settembre.

Conseguenze sul mercato: concentrazione e M&A

Per gli operatori rimasti in corsa, la posta in gioco è alta ma il terreno di caccia è promettente. Nel 2024 il GGR online ha superato i 5 miliardi di euro, pari a un quarto del gioco complessivo in Italia. Con meno concorrenti, i grandi gruppi potrebbero controllare l’80% dei ricavi già nel 2026. Gli osservatori parlano di una selezione naturale che favorisce i colossi a scapito dei marchi di nicchia, ma che aumenta gli investimenti in:

  • piattaforme live-casino e streaming;
  • programmi di fidelizzazione basati su CRM;
  • soluzioni di pagamento istantanee integrate con il circuito PagoPA.

Le operazioni di fusione e di acquisizione sono già iniziate. I brand internazionali con le licenze maltesi stanno trattando l’acquisto di concessionari italiani per entrare nel mercato senza dover attendere il prossimo bando.

Che cosa cambia per i giocatori e per l’innovazione

Per i 14,8 milioni di utenti online censiti a fine 2024, in crescita del 19% sull’anno precedente, il primo effetto sarà un’offerta forse meno ampia, ma più affidabile. Le nuove regole impongono dei limiti di deposito più stringenti, la self-exclusion con un clic e gli alert automatici per la fascia 18-24 anni. Inoltre, l’ADM ha previsto che lo 0,2% del GGR annuo, fino a un massimo di 1 milione di euro per operatore, venga destinato alle campagne di gioco responsabile.

Sul fronte dell’innovazione, la concentrazione dei capitali consente di investire nell’AI, nella realtà aumentata e nell’autenticazione biometrica. Però, le piccole software house rischiano di perdere gli sbocchi commerciali: con meno licenziatari, le vetrine per i nuovi contenuti diminuiscono. Gli esperti scommettono quindi su degli accordi di esclusiva tra i provider e i grandi concessionari, un modello già diffuso nei mercati del Regno Unito e della Spagna.

Il verdetto definitivo sulle licenze arriverà dopo l’estate. Se davvero il numero dei concessionari scenderà a poco più di trenta, l’Italia diventerà uno dei mercati più concentrati d’Europa. Sarà un test per capire se le barriere d’ingresso elevate e i controlli severi possano coesistere con la concorrenza, l’innovazione e la tutela del consumatore. Nel frattempo, molti brand tracciano dei piani B: joint-venture, acquisizioni di licenze esistenti o, per i meno fortunati, l’uscita dal mercato. Una cosa è certa: la geografia del gaming digitale italiano non sarà più la stessa.

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