Per anni è stata una delle regole più semplici da ricordare nella raccolta differenziata: lo scontrino riasciato dal supermercato, dal distributore di carburante o dalla boutique di moda non va nella carta. Il motivo è legato soprattutto all’uso della carta termica, trattata con sostanze che possono interferire con il processo di riciclo.
Ma oggi quella risposta non è più sempre valida. Sul mercato stanno infatti arrivando scontrini realizzati con carte termiche senza fenoli e certificate come riciclabili, che possono essere conferiti insieme alla carta. Il risultato è che un gesto apparentemente banale richiede ormai qualche secondo di attenzione in più. Prima di disfarsi dello scontrino, quindi, conviene fare una cosa semplicissima: girarlo e leggere cosa c’è scritto sul retro. È lì che può trovarsi l’indicazione decisiva per capire se quel piccolo pezzo di carta deve finire nella raccolta della carta oppure nell’indifferenziato.
Il problema è la carta termica
La maggior parte degli scontrini fiscali non viene stampata su una normale carta da ufficio. Viene utilizzata la cosiddetta carta termica, un materiale trattato in modo da reagire al calore. È il motivo per cui lo scontrino esce dalla cassa senza utilizzare il classico inchiostro di una stampante. La testina della stampante riscalda determinati punti della superficie e lì compaiono numeri, prezzi e scritte. Comodo, rapido, economico. Ma quando arriva il momento del riciclo la situazione si complica non poco.
Per anni Comieco, il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, ha indicato gli scontrini tra i materiali da non conferire nella raccolta della carta proprio perché le carte termiche tradizionali possono contenere sostanze che creano problemi durante il processo di riciclo. Ma ora la vecchia regola deve essere aggiornata.
Esistono oggi carte termiche senza fenoli, progettate per essere riciclabili insieme alla carta. Comieco segnala che queste nuove tipologie sono riconoscibili grazie alle indicazioni riportate direttamente sul retro dello scontrino.
Dal 2026 è inoltre disponibile il marchio “RICICLAMI NELLA CARTA – SENZA FENOLI”, promosso da Assografici, che identifica gli scontrini realizzati con carta termica certificata riciclabile. Se troviamo quella indicazione, quindi, lo scontrino può andare nella raccolta della carta.
Attenzione a non commettere errori
Ma come comportarsi se, girando lo scontrino non si trova alcuna scritta? In quel caso è meglio non improvvisare. Se lo scontrino è in carta termica tradizionale e non riporta indicazioni che ne certificano la riciclabilità, non deve essere conferito nella carta. La destinazione resta quindi l’indifferenziato, secondo le indicazioni del proprio Comune.
Attenzione anche alla scritta “BPA Free”. Da sola non basta a garantire che lo scontrino sia riciclabile con la carta. Comieco sottolinea infatti che alcune carte termiche prive di BPA, il Bisfenolo A, possono utilizzare altre sostanze, come il Bisfenolo S, e continuare quindi a non essere adatte alla normale filiera del riciclo della carta. Insomma, “senza BPA” e “riciclabile nella carta” non sono necessariamente la stessa cosa.
C’è poi un’altra distinzione utile. Non tutti i documenti che chiamiamo genericamente “scontrini” sono realizzati su carta termica. Fatture, ricevute o documenti stampati con una normale stampante su carta comune possono essere conferiti nella raccolta della carta. Quindi ancora una volta l’aspetto esteriore può ingannare. Due ricevute apparentemente simili possono avere destinazioni differenti.
Come riconoscere la carta termica? Un piccolo indizio c’è. Gli scontrini termici hanno spesso una superficie particolarmente liscia e leggermente lucida e la stampa tende, con il tempo, a scolorire. Ma non affidiamoci troppo all’occhio. La cosa più semplice è cercare le indicazioni riportate sul retro. Se troviamo una dicitura che certifica la possibilità di conferirlo con la carta, possiamo farlo senza dubbi. Se non troviamo nulla e si tratta del classico scontrino termico, la strada prudente resta l’indifferenziato.
Lo scontrino ci insegna una regola più generale
Questo piccolo rettangolo di carta racconta bene uno degli errori più comuni della raccolta differenziata: pensare che tutto ciò che sembra carta, come accade ad esempio col cartone della pizza, debba andare nella carta.
Non è così. Carta oleata, carta da forno, fazzoletti usati, carta sporca di vernici o solventi e alcune carte trattate seguono strade differenti. Comieco ricorda, ad esempio, che la qualità della raccolta dipende proprio dalla capacità di evitare materiali che possono contaminare la fibra cellulosica o rendere più complicato il processo di riciclo.
Le modalità operative possono variare localmente. In caso di dubbio è sempre opportuno verificare le indicazioni del proprio Comune o del gestore del servizio di raccolta.
