Spettacoli

Marcello Apicella: “Vi racconto come nasce un cantautore”.

Intervista a Marcello Apicella, intenso e apprezzato cantautore avellinese, che ci racconta la sua formazione e il percorso artistico che lo hanno portato al successo dei primi due lavori musicali, da lui scritti e musicati.

Come nasce un cantautore? C’è chi la passione per la scrittura e per la musica la scopre con il tempo, chi invece ce l’ha dentro fin da subito, emergendo in maniera spontanea e naturale.

<<Avevo 9-10 anni quando ho iniziato a comporre. Si trattava di poesie, il mio appuntamento fisso serale al quale non potevo rinunciare. Chiuso nella mia cameretta scrivevo, scrivevo, dando forma ai pensieri e alle emozioni>>.

Così ci risponde Marcello Apicella, artista irpino che si sta facendo apprezzare nel panorama musicale italiano con la sua classe e la sua bravura, spinto da una passione tanto forte da superare ostacoli e limitazioni. Come racconta la sua storia biografica e artistica, esposta con la stessa passione che ci mette nello scrivere e musicare i suoi brani che stanno spopolando sul web e non solo.

Ci hai rivelato che il tuo incontro con la scrittura è avvenuto in tenera età, come una sorta di istinto naturale. Cosa ci dici invece della musica?

<<Intorno ai 14 anni mia madre mi fece trovare una chitarra sul divano, un regalo inatteso. E lì rimasi letteralmente folgorato. Posso assolutamente affermare che il mio primo amore l’ho provato nei confronti di uno strumento musicale – continua sorridendo Apicella –. Senza frequentare una scuola di musica, mi sono approcciato alla chitarra da autodidatta. Così come era avvenuto per la scrittura, in maniera spontanea. Mentre successivamente ho preso lezioni da Carmine Marrone, un grande Maestro. Da adolescente sono poi iniziate le uscite, le prime feste, e la chitarra è divenuta un prolungamento del mio corpo. Un momento di convivialità con gli amici>>.

Quale genere musicale ha influenzato il tuo stile e la tua formazione?

<<Mio fratello, più grande di me di ben sei anni, amava studiare con la musica. Ogni mattina accendeva lo stereo e passavano i grandi del rock anni Settanta e Novanta. Led Zeppelin, Deep Purple, The Cure, Pearl Jam, Nirvana, Litfiba erano il suo pane quotidiano e, di riflesso, il mio. A livello caratteriale sono tendenzialmente pigro, quindi capita spesso che le cose me le debbano fare scoprire>>.

Qual è stato il momento in cui hai capito che la musica e la scrittura non sarebbero più state per te solo attività “intime e private”? Che sarebbero divenute la tua vita e il tuo lavoro?

<<Penso quando, durante l’università, mi ritrovavo a suonare davanti al bar centrale piuttosto che a seguire le lezioni. E subito intorno a me si radunavano tantissimi altri studenti. “Uno strumento può essere più pericoloso di un mitra in mano” cantava Demetrio Stratos con “Gioia e rivoluzione”. Ho avuto un’educazione piuttosto rigida, la mia famiglia mi ha insegnato che lo studio e il lavoro vengono prima di tutto. Ma nonostante ciò la passione per la musica ha avuto il sopravvento>>.

E ti ha trasportato in una nuova dimensione, fuori dalla tua città Avellino. A Bologna, da sempre capitale del fermento musicale e fucina di talenti artistici immortali.

<<Sarà stato il 2004. Arrivai in città in auto (una Opel Corsa Viva), tanti oggetti personali, la mia chitarra e 30 euro in tasca. Avevo speso il resto in vacanza con un amico (si sa, da giovani sono cose che possono accadere). Ma restava il fatto di essermi trasferito a Bologna e non sapere cosa fare e dove andare. Avrei dovuto dormire da un amico musicista se non fosse che, chiamato, mi rispose che non era più possibile. Cosa faccio (pensai)? Chitarra in una mano, valigia nell’altra iniziai a suonare in Piazza Maggiore e, da che ero solo, mi ritrovai in compagnia di tante persone. Da quel momento mi è sempre stata più chiara una cosa: la musica ha una forza senza eguali. La musica è energia positiva. La musica unisce>>.

Come fa un cantautore in cerca di esperienze e di fortuna in una grande città come Bologna, con poche certezze in tasca ma tanta motivazione, a rimanere e a non cedere alla tentazione di tornare a casa?

<<Ho trascorso le prime notti in auto e mangiato i panini che mi madre mi aveva previdentemente messo in valigia. Già una grande fortuna. Ma poi mi sono proposto in alcuni locali e ho iniziato a esibirmi in posti come il “Byblos” di via Marsala o il “Farmagia” di via Sant’Isaia. Durante una serata mi sono sentito chiamare da un amico, il quale mi ha ospitato in casa sua. Incontro fortuito accaduto proprio al momento giusto>>.

Cosa ha rappresentato per te l’esperienza Bolognese?

<<Gli anni vissuti lì sono stati uno stimolo continuo. Per un cantautore, vivere in un luogo dove si respira musica è un modo per migliorarsi sempre>>.

C’è qualche aneddoto particolare che ti è rimasto impresso? Qualche incontro memorabile che hai fatto?

<<Ricordo con immenso piacere la serata a casa di Francesco Guccini. Erano tre giorni che stavo sotto casa sua e, tramite il suo barbiere, trovai il modo per andarlo a trovare e gli portai un mio disco. Una persona comune, veramente eccezionale. Oppure quando inseguii Lucio Dalla sul motorino. Aveva allora una galleria d’arte e, forse per un’omonimia nel cognome, fatto sta che riuscii a incontrarlo e facemmo due chiacchiere. Potrei definirlo “una persona piena”>>.

Oggi sei un artista completo e giri tutta Italia con le tue esibizioni live che si rivelano sempre di grande impatto emotivo sul pubblico. Con il tuo rock italiano, la tua voce energica e morbida insieme, un disco all’attivo e uno di prossima uscita nei mesi primaverili.

<<Nel 2012 ho pubblicato “Vera”, la cui realizzazione si è protratta per un anno e mezzo. Il mio desiderio era di far diventare realtà la mia esperienza. Una raccolta di pezzi, alcuni più leggeri altri maggiormente impegnativi. Racconta dell’amore, anche nella sua tragicità, ma in un’ottica sempre positiva e di speranza. L’ispirazione per scrivere la traggo sempre dall’amore, perché ritengo sia senza ombra di dubbio l’unica forza che muove il mondo. “Vera” ha rappresentato per me un “disco scoperta”, dati gli ottimi riscontri che ne sono scaturiti. Nei prossimi mesi invece pubblicherò “Aria”, – conclude Apicella – concept album di inediti con il quale decreto il mio “start” ufficiale. Ancora nessuna anticipazione, ma assicuro una grande produzione e un ottimo staff di collaboratori>>.

Attendiamo dunque che si faccia primavera per godere anche noi di questa boccata di “Aria” fresca firmata Marcello Apicella.

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