MeteoMario, al secolo Mario Perrotta,
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Mario Perrotta: ecco come è nato il mio MeteoMario

Mario Perrotta, con l'applicazione dei modelli europei, ha quotidianamente informato il popolo della rete sulla situazione meteo in provincia di Avellino.

In poche settimane è diventato un piccolo fenomeno del web. I suoi post su Facebook hanno raccolto decine e decine di like e condivisioni.

Per tutti è semplicemente MeteoMario, al secolo Mario Perrotta, ingegnere, già assessore all’Urbanistica del Comune di Avellino all’epoca della consiliatura Galasso.

Con i numeri ci lavora: i modelli matematici sono la sua passione sin dai tempi dell’università.

Oggi quei numeri e quei modelli li ha attivati per studiare i cambiamenti climatici e fornire previsioni meteorologiche.

Con risultati che hanno dell’incredibile, al punto da prevedere quasi al minuto l’arrivo di una perturbazione e da condizionare (in positivo) le attività di prevenzione di alcune amministrazioni comunali, che si sono servite delle sue indicazioni per attivare le contromisure e limitare, così, i problemi legati alle copiose precipitazioni nevose delle scorse settimane.

Mario Perrotta confessa di essere rimasto molto sorpreso da questo clamore mediatico che si è creato intorno alle sue previsioni.

“Le previsioni meteorologiche vengono costruite con l’applicazione di modelli numerici. Io mi baso sui dati dell’ECMWF, il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine che ha sede a Reading, vicino Londra. Il modello viene aggiornato ogni 12 ore: il primo allarme su quello che sarebbe accaduto l’ho lanciato quando ho visto l’estrema gravità dei valori indicati dal centro di calcolo. L’estrema precisione dell’intervallo, poi, ha fatto si che si propagasse l’interesse on line intorno ai miei post”.

Mario Perrotta ha avviato lo studio delle previsioni meteorologiche e la diffusione dei dati cinque anni fa, nel 2012, in occasione di un altro fenomeno nevoso che mise in ginocchio la città di Avellino.

“Anche allora, come adesso, sentii amministratori giustificarsi dicendo: non ce l’aspettavamo, siamo in emergenza. Conoscendo i modelli matematici, sapevo che non era possibile. Già all’epoca mi misi alla ricerca di modelli sul web: ce ne erano di meno rispetto ad oggi ma c’erano. Cominciai a verificare i parametri esistenti e a far previsioni incrociandoli con i dati dei sensori distribuiti in città, circa una decina: con i sensori ed il modello europeo si può confinare una previsione nel raggio di 3 o 4 ore. Allora, meglio dire che non si è attrezzati, non che non si possono fare previsioni attendibili.

Già all’epoca, a seguito delle mie previsioni, nacque l’appellativo di MeteoMario. Quest’anno, poi, essendo riuscito a fornire l’intervallo preciso in cui sarebbero iniziate le nevicate, quell’appellativo è stato rilanciato”.

L’osservatorio di Montevergine

Ad agevolare le previsioni di MeteoMario, naturalmente, è stato anche il lavoro che svolge lo storico Osservatorio di Montevergine che, grazie all’attività di Vincenzo Capozzi e dei suoi soci mantiene viva una tradizione secolare.

La serie storica di dati, che risale addirittura all’800, conservata dall’Osservatorio è una delle più antiche d’Italia e risulta molto utile nello studio dei modelli.

“La mia esperienza – confessa Perrotta – è la testimonianza che l’applicazione dei modelli matematici può entrare in una gestione virtuosa del territorio. Esistono gli strumenti per fare previsioni e sono del parere che quanto più limitate siano le risorse più utile diventa la pianificazione. Che cosa voglio dire? Che siccome un modello di lungo periodo diceva già ad ottobre che ci sarebbe stata una calata artica, magari a novembre ci si poteva attrezzare con l’acquisto del sale, senza attendere il verificarsi dell’emergenza”.

Ed il futuro cosa ci riserverà?

“Qualche sito ha anticipato i dati di lungo periodo e, da metà febbraio, potrebbe verificarsi una situazione simile a quella vissuta la settimana scorsa, con un calo di cellule artiche. Naturalmente la certezza si avrà solo con i dati del modello di medio raggio che opera su 15 giorni. Però, se tale situazione si ripropone a distanza di un mese, quando di norma la periodicità di certi fenomeni ha un tempo di ritorno di 50 anni, significa due cose: che il clima sta evolvendo in maniera preoccupante e che occorre sempre più predisporsi ad inverni rigidi ed estati molte calde. E che è meglio che le amministrazioni si premuniscano e facciano scorte di sale…”.


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