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Il Maestro Massimo Testa con i suoi ragazzi
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Massimo Testa: dal sogno di un bambino alla direzione d’orchestra.

Massimo Testa, direttore d’orchestra, violinista, compositore, insegnante di Conservatorio e grande riferimento musicale avellinese. Una figura molto nota per il suo talento, che qui ci spiega l’origine della sua professione, le caratteristiche e qualche curiosità.

La figura del Direttore d’orchestra porta con sé un fascino difficilmente riscontrabile in altre figure professionali e artistiche.

Avvolta com’è da una luce particolare che lascia, allo stesso tempo, spazio all’ignoto.

Com’è possibile che una sola persona possa guidarne tante altre? Che dietro un semplice gesto si possa racchiudere una serie di significati che orientano, in una direzione o in un’altra, l’azione altrui? Che linguaggio misterioso che lascia spazio alle domande e alla curiosità.

A offrirci alcune risposte, il Maestro Massimo Testa, partendo dalle sue esperienze personali fino ad arrivare a discorsi più universali.

Quando nasce la sua passione per la musica?

<<Fin da piccolo, in famiglia, in particolare da mio padre, grande appassionato, e da mia sorella maggiore (pianista) che studiava musica – ci spiega – In casa mia era abitudine ascoltare la musica classica e io mi divertivo a dirigere oltre ad aver abituato l’orecchio a certe sonorità>>.

Che percorso di studi ha intrapreso per divenire Direttore d’orchestra?

<<Ho frequentato il Conservatorio “D. Cimarosa” di Avellino diplomandomi prima in Violino, e poi in Composizione, Musica Corale e Direzione di coro, Direzione d’orchestra. Ho avuto il privilegio di studiare con importanti Maestri d’orchestra, De Bernardt, Serembe, Bellugi, Gorli, Pesko, e ho inoltre conseguito il Diploma del Corso di Alto Perfezionamento in Direzione d’orchestra  presso l’Accademia Musicale Pescarese sotto la guida del Maestro Donato Renzetti, di cui sono stato anche assistente>>.

Cos’è la direzione d’orchestra per lei?

<<E’ la capacità di un musicista, nelle vesti di direttore, di gestire un contesto musicale ampio e variegato. Non è il semplice braccio che si muove in maniera affascinante. Penso che le doti principali dietro un bravo direttore d’orchestra siano sostanzialmente due: l’attitudine psicologica e quella empatica. E’ infatti fondamentale capire quello che va fatto e quello che no, ciò che va detto e ciò che è meglio evitare. Anche un semplice sguardo a un musicista può significare tanto e riesce a indirizzare la sua azione e il suono. E’ necessario mettersi anche nei suoi panni e comprendere ciò di cui ha bisogno in quel momento, anche solo l’incoraggiamento e la carica. L’orchestra, dal canto suo, sa bene se ha davanti a sé un bravo direttore d’orchestra: lo riconosce già da come sale sul podio e da come alza la mano>>.

Abituato com’è a girare in Italia e all’estero, che rapporto ha con Avellino?

<<E’ la mia città e mi piace lavorarci. Da molti anni ormai sono impegnato con eventi puntuali e costanti, dirigendo l’orchestra del Conservatorio, del Teatro Gesualdo oppure orchestre internazionali. Sicuramente, data la situazione attuale, il mio più grande desiderio è quello di puntare a costruire una dimensione orchestrale in città. Intanto mi impegno a lavorare con i giovani, tramite attività di laboratorio didattico>>.

Presso il Conservatorio “D. Cimarosa” di Avellino lei insegna Musica da camera e, da quest’anno, le è stata affidata la cattedra di Direzione d’orchestra. I giovani come si avvicinano alla direzione d’orchestra?

<<Noto che nella maggior parte dei casi i giovani si avvicinano alla musica classica fin da piccoli, poi iniziano a suonare uno strumento, lo fanno in un’orchestra e infine nasce in loro quel fascino della direzione. Nella mia didattica insegno prima di tutto a suonare insieme. E lì già io stesso riesco a notare chi ha la tendenza alla direzione, attività che presuppone comunque una conoscenza totalizzante della musica. Il problema non è tanto l’interesse del giovane verso la direzione, perché ne ho di giovani molto interessati e motivati, quanto un’orchestra da dirigere. Al momento la mia classe è composta da tre allievi, ma ci sono tutti i presupposti per un ampliamento>>.

Che consigli si sente di dare a un giovane che intende intraprendere la sua carriera?

<<Prima di tutto di crearsi un background musicale il più ampio possibile. E’ necessario partire dal saper suonare uno strumento, avere esperienze concertistiche e un background di esecuzione: il fondamento di tutto è aver praticato la musica prima di cimentarsi a dirigerla. Poi avere grande tenacia e lungimiranza, nel guardarsi intorno e cogliere le occasioni per una pratica giusta e sana. Infine, diffidare dalle imitazioni. Con questo intendo dire di diffidare dall’improvvisazione, da chi cerca con metodi troppo rapidi di svilire questo lavoro, fatto di pratica, fatica e sacrificio. Il potere non è nella direzione facile, ma nella pratica appunto, nei corsi di perfezionamento in Italia e all’estero, per confrontarsi con altre realtà e crescere in questo modo>>.

La carriera di direttore d’orchestra è “uomo”?

<<Ni, nel senso che posso dire che si stanno facendo dei passi in avanti. Lentamente anche le donne iniziano a fare carriera. Vero è che nei teatri più importanti in giro per il mondo ci sono quasi sempre uomini alla direzione. Ma mi piace pensare che, ad esempio, nel mio corso su tre allievi una sia donna, e che ho tante amiche direttrici. Le donne sono altrettanto brave e spesso anche più degli uomini, per un’innata sensibilità e un’accurata preparazione: le ragazze sono infatti di norma molto studiose e pignole. Sono sicuro, comunque, che ben presto ci sarà una grande direttrice d’orchestra che passerà alla storia>>.

Quali sono, se ci sono, i suoi riferimenti in fatto di direzione?

<<Due figure di riferimento dei miei inizi sono stati Herbert von Karajan, nelle vesti di direttore in quanto interprete, e Leonard Bernstein. Successivamente ho allargato le mie visioni fino a raggiungere una linea assolutamente personale>>.

Qual è questa sua “linea personale”?

<<Dal punto di visto interpretativo è basata sul rigore, sul rispetto della forma musicale. Mi baso sul rigore formale e poi aggiungo elementi in base alla mia sensibilità. Altri tre capisaldi che mi caratterizzano sono la sobrietà di movimenti, il fatto di seguire la mia evoluzione fisiologica dell’età e delle fasi della vita (in questa fase, ad esempio, mi piace anche interpretare in modo differente, che trovo divertente oltre che didatticamente molto utile nel mio lavoro di insegnante) e infine il fatto di assecondare la mia fantasia>>.

Domanda d’obbligo a un Maestro d’orchestra: bacchetta o no?

<<Rispondo dicendo bacchetta sì, ma non necessariamente. Essa rappresenta sostanzialmente il prolungamento della mano e il suo utilizzo è soprattutto un espediente tecnico. Si usa se c’è la volontà di focalizzare l’attenzione su un punto preciso. Personalmente la preferisco, da formazione ricevuta, soprattutto su grandi numeri, ma amo usare anche la mano, in particolare durante le prove. Oppure una semplice matita>>.

Dirige importanti orchestre italiane e straniere in prestigiosi teatri, svolge un’intensa attività nel campo della lirica, si dedica all’insegnamento e contribuisce quotidianamente a incentivare la cultura musicale a tutti i livelli. Sicuramente ha realizzato i sogni del giovane studente di musica pieno di entusiasmo e passione. Qual è ancora un sogno che le farebbe piacere concretizzare?

<<Sicuramente avere una vera orchestra professionale ad Avellino, che possa offrire lavoro e opportunità ai musicisti della zona. C’è molto talento e ci vorrebbero più occasioni anche sul territorio, oltre alla necessaria esperienza fuori dalla propria terra d’origine>>.

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