Quante serie uscite ormai qualche anno fa ti sei perso, anche se sei un amante di Netflix e delle sue produzioni! Titoli che non hanno il clamore di tanti altri, ma che possono essere riscoperti a distanza di tempo rivelandosi poi una piacevole sorpresa.
Questo è un titolo del 2016 senza dubbio ideale se ami il dramma e il mistero con forti elementi di fantascienza e soprannaturale. In sole due stagioni, è riuscito a costruire un culto appassionato e divisivo, diventando uno dei prodotti più discussi e coraggiosi mai ospitati dalla piattaforma.
Fin dai primi minuti ti mette davanti a una domanda semplice e destabilizzante: e se la realtà fosse molto più vasta di quanto siamo disposti ad accettare? Parliamo di “The OA”, una serie in 16 episodi (della durata molto varia tra i 37 e i 70 minuti l’uno) ideata e interpretata da Brit Marling e diretta insieme a Zal Batmanglij.
Il suo apprezzamento sul web è pari a 76% su Google, 84% su Rotten Tomatoes e 7,8/10 su IMDb, e non si spiega fino in fondo la sua cancellazione dopo la seconda stagione. Questo evento infatti di certo ha lasciato molte domande aperte, trasformando questa serie su Netflix in un’opera incompiuta ma non per questo meno significativa.
Anzi, proprio la sua interruzione contribuisce in parte a rafforzarne il mito, rendendola una sorta di racconto interrotto sul senso dell’esistenza e sulle infinite possibilità della narrazione. La storia si apre con il ritorno di Prairie Johnson, una giovane donna scomparsa da sette anni e ritrovata improvvisamente senza spiegazioni.
Un dettaglio sconvolgente: Prairie era cieca prima della scomparsa e ora vede perfettamente. Si fa chiamare “OA”, acronimo dal significato misterioso, e si circonda presto di un piccolo gruppo di persone comuni a cui decide di raccontare la sua incredibile storia. Il suo obiettivo è avere il loro supporto per salvare altre persone scomparse attraverso l’apertura di un portale verso un’altra dimensione.
Da questo punto in poi, la trama abbandona qualsiasi struttura narrativa tradizionale. Il racconto si frammenta, alterna piani temporali, mescola realismo e visioni metafisiche, costruendo un universo in cui il confine tra scienza e fede si fa sempre più sottile.
Esperienze di pre-morte, dimensioni parallele, esperimenti clandestini e movimenti rituali diventano tasselli di un mosaico che non offre risposte immediate, ma stimola interrogativi profondi. Quello che viene principalmente analizzato è soprattutto il bisogno umano di credere, non tanto il mistero in sé.
Dolore, solitudine, identità e trauma: ecco alcune chiavi di lettura per te che andrai a godere di uno spettacolo quantomeno coinvolgente e seducente nelle tematiche che affronta. Un grande merito va all’interpretazione di Brit Marling, centrale e divisiva allo stesso tempo.
Il suo personaggio oscilla costantemente tra illuminazione e follia, lasciando allo spettatore il dubbio su ciò che è reale e ciò che potrebbe essere una costruzione mentale. Accanto a lei, spiccano Jason Isaacs nei panni dello scienziato Hap, inquietante e ambiguo, e un cast corale che rappresenta diverse forme di smarrimento emotivo.
Ti ritroverai così immerso in atmosfere sospese, silenzi carichi di tensione e una colonna sonora che accompagna il racconto con discrezione, rafforzandone il tono mistico. Un prodotto Netflix di qualche anno fa, è vero, ma sempre valido.
Se sei disposto a lasciarti trasportare oltre i confini del razionale, potresti scoprire una delle storie più audaci, imperfette e affascinanti mai raccontate sulla piattaforma di streaming.
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