Spettacoli

Moni Ovadia in un Cabaret atipico… molto atipico.

Ovadia, “l’ebreo eternamente errante del teatro italiano”, come ama definirsi, il “venditore di ombre” di un passato che non cessa di essere il “suo” presente, ritorna ancora una volta a proporci la sua personalissima e discutibile idea teatrale e musicale per una efficace e pertinente rappresentazione della sua eterna ricerca della “materna” radice ebraica.

E come sempre sceglie l’elogio, l’adulazione, la subordinata sottomissione e l’accettazione incondizionata e indiscussa di tutto ciò che è ebraico; naturalmente compreso l’esilio che è assolutamente da beatificare.

Riecco, quindi, la solita musica, il solito violino, il clarinetto, le moderate percussioni e la tromba per la tipica e immancabile colonna sonora di quel caleidoscopico contenitore del linguaggio yiddish, nella perpetua riproposizione di quel suo particolare e unico cantare, suonare, parlare, fischiare, ridere, raccontare che nel suo insieme diviene un indispensabile agglomerato di suoni, propri dell’universo ebraico, in uno spropositato e anacronistico glorificare e magnificare l’essere Ebreo.

Ma è comprensibile, ci sta.

Non a caso, riflettendo, a conti fatti, l’essere Ebreo e aver patito l’esilio, per Ovadia è stata una fortuna.

Infatti nella sua continua ricerca, ha trovato la sua terra promessa in Italia, grazie a quella frangia intellettuale che, da sempre benefica e munifica dispensatrice di elogi, riconoscimenti, omaggi, lo ha eletto a proprio punto di riferimento.

Moni Ovadia al Teatro Gesualdo di Avellino
Moni Ovadia al Teatro Gesualdo di Avellino

E con lui, i cardini e i capisaldi della sua protesta civile, del suo essere censore, del suo disincantato umorismo, del mettere alla berlina i vizi, i luoghi comuni, il rapporto con il Dio Denaro, con la famiglia.

E con questo suo fardello da viaggiatore del tempo è ritornato al Gesualdo a riproporre anche per le Scuole il suo ” Cabaret Yiddish.

Niente di nuovo.

Umorismo colto e raffinato che spesso non coglie e non ottiene riscontro, facendomi pensare all’ebreo Woody Allen e al suo humour meno intellettuale ma più efficace e attuale.

Anche qui si sorride, ma poco, l’andamento è lento, l’atmosfera è scura e l’orchestrina, da sola non può ravvivare e suscitare un salvifico entusiasmo.

Ma Moni Ovadia è questo. E a chi piace va benissimo così.

Da parte mia confesso di non essere tra i suoi estimatori.

Anche perchè questa perpetuazione e riproposizione di già visto e già sentito mi ha stancato facendomi pensare che se continua così… potrei quasi riproporre mie vecchie recensioni dei suoi spettacoli…

(Foto di Alessandra Valentino scattate durante lo spettacolo andato in scena al Teatro Carlo Gesualdo di Avellino)


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