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Gennaro Vallifuoco in una foto di Maurizio Raffaele
Gennaro Vallifuoco in una foto di Maurizio Raffaele
Arte e Cultura Prima Pagina

Le”divagazioni”di Gennaro Vallifuoco in mostra a Castel dell’Ovo di Napoli.

Al Maggio dei Monumenti di Napoli l'esposizione delle opere del pittore avellinese, Gennaro Vallifuoco, docente all'Accademia delle Belle Arti.

Napoli ed il Maggio dei Monumenti rendono omaggio ad uno dei più apprezzati artisti avellinesi che, in occasione dei suoi 25 anni di carriera, sbarca a Castel dell’Ovo con una mostra personale tanto accattivante quanto onirica nei suoi contenuti più autentici.

“Gennaro Vallifuoco e le Guarattelle: Divagazioni su Pulcinella, Totò e segni picassiani” è il titolo della mostra che sarà inaugurata oggi 29 maggio nelle sale espositive delle Terrazze di Castel dell’Ovo.

Un vernissage, quello che aprirà le porte alle sale e alle opere del maestro avellinese, che parlerà irpino anche in fatto di gusto, con il cocktail di benvenuto che sarà curato dall’agriresort di Montefredane, Tenuta Ippocrate.

La mostra di Vallifuoco al Maggio dei Monumenti 2017.

La mostra, realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli e curata da Augusto Ozzella, consta di un corpus centrale con le tavole realizzate da Gennaro Vallifuoco a corredo del volume «Le Guarattelle: fra Pulcinella, Teresina e la morte», scritto da Roberto De Simone e pubblicato dall’editore Franco Di Mauro nel 2003.

Dalla tradizione del teatro popolare dei burattini, all’avanguardia dei primi del Novecento, ai giorni nostri: l’esposizione “Divagazioni su Pulcinella, Totò e segni picassiani” è un omaggio a quello che è il linguaggio più caro a Gennaro Vallifuoco, un linguaggio che si lega al filo della memoria e lo attualizza attraverso la ricerca del segno che trasferisce un sogno.

In mostra con gli allievi dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli.

E il sogno è anche quello degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli (Angela Iesce, Dalila Blasio, Claudio Langella, Fabio Marigliano, Sara Di Nardo, Rosa Di Francesco, Francesca Ricciardi, Federica Perrone, Rosaria Celotto, Maria Maddalena Tafuri, Gabriella Ricci, Noemi Sorrentino, Martina Ramunno, Mattia Rodi, Pio Domenico Sellitto, Xu Jiapeng, Elena Schelenz, Alessia Vaccari, Federica Grassi, Serafino Tranzillo, Zhou Xinhui, Zang Jiaxin, Wu Yiuxin, Pfafmann Lou), con la direzione tecnica di Marco Perrella, i cui lavori esposti in contemporanea con le tavole di Vallifuoco rappresentano un’incredibile sintesi tra le tradizioni figurative del teatro popolare, del teatro dei burattini ed anche di quel mestiere dell’”arte” del teatro di cui il Principe della risata è stato tra i più grandi ambasciatori nel mondo.

La mostra sarà visitabile fino all’11 giugno 2017.

Gennaro Vallifuoco, avellinese, è docente di Scenografia all’Accademia delle Belle Arti di Napoli e svolge l’attività di scenografo, pittore e illustratore.

Proprio come illustratore vanta un piccolo primato: è l’unico artista italiano ad aver firmato ben tre opere pubblicate da Einaudi nella collana “I Millenni”: “Fiabe Campane”, “Lo Cunto de li cunti” e “La canzone napolitana” tutte scritte da Roberto De Simone.

Vallifuoco e Roberto De Simone.

Quello con il musicologo partenopeo è stato un incontro fondamentale nella sua carriera artistica, un incontro che risale ai primi anni ’90 e che fece scoprire a Vallifuoco quanto di quella memoria della sua adolescenza e dei contenuti relativi alla cultura popolare che aveva frequentato attraverso la fruizione della canzone di Zeza o dei racconti di famiglia trovasse un riscontro fortissimo nel campo della ricerca sul recupero della tradizione popolare.

Nel suo percorso rivolto alla valorizzazione della tradizione, Vallifuoco rifugge convenzione e oleografia, cercando quell’originalità che si ottiene solo evitando la scontatezza.

“L’immagine che racconta la tradizione non è un’immagine che illustra – osserva l’artista avellinese – ma segue frequenze che stanno al di sotto di una epidermide poco visibile ad un occhio superficiale, cosi come l’esecutore musicale è un medium tra un tempo passato, un presente che agisce e un futuro che viene reinventato di volta in volta. Come teorizzava Matisse, occorre cercare il sacro, non l’immagine fine a se stessa”.

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