Crime

Il Mostro di Firenze, un mistero ancora aperto nel mondo del Crime italiano.

Quella del Mostro di Firenze è una storia del crimine italiano che dopo decenni non risulta ancora chiara e non ruota solo intorno a Pietro Pacciani.

Quattordici omicidi accertati, altre sedici vittime che si sospetta siano state uccise dalla mano dei serial killer italiani che hanno tenuto in scacco per quasi un ventennio, dal 1968 al 1985, inquirenti, magistratura e con il fiato sospeso intere generazioni.

Solo negli anni 90, l’Italia conobbe volti e nomi delle persone che a vario titolo furono indicate nel corso delle indagini come il Mostro di Firenze o il killer delle coppiette.

Per quasi 20 anni, gli omicidi di coppiette appartate in atteggiamenti intimi, conditi da riti macabri di mutilazione a carico delle vittime di sesso femminile nelle campagne fiorentine, hanno seminato terrore e panico nei dintorni di Firenze.

Gli omicidi dal 1968 al 1985

Le prime uccisioni risalgono al 21 Agosto del 1968, quando furono rinvenuti cadaveri Antonio Lo Bianco e Barbara Locci.

Nel 1974 a morire furono Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini, nel 1981 Giovanni Foggi e Carmela De Nuccio.

Poi l’azione dei killer si fece sempre più frequente.

Sempre nel 1981 furono uccisi Stefano Baldi e Susanna Cambi, nel 1982 Paolo Mainardi e Antonella Migliorini.

Nel 1983 fu la volta di una coppia straniera, sopresa dai killer nelle campagne fiorentine, Horst Wilhelm Meyer e Jens-Uwe Rüsch, nel 1984 Claudio Stefanacci e Pia Rontini, ed infine nel 1985 ancora una coppia straniera composta da Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot.

I Compagni di merende

Mario Vanni, Giancarlo Liotti, Fernando Pucci e Pietro Pacciani, i quattro uomini che a vario titolo sono stati considerati gli autori dei 7 duplici omicidi, ma sui quali grava il sospetto di altri 8 duplici omicidi, sempre nei riguardi di coppie individuate nelle campagne intorno Firenze, mentre consumavano rapporti sessuali o effusioni.

A sconvolgere l’opinione pubblica italiana, ma non solo, anche la macabra asportazione di parti anatomiche femminili, che apre anche scenari inquietanti circa riti esoterici compiuti dai killer dopo le uccisioni.

Sempre lo stesso il modus operandi degli assassini, nei 17 anni che hanno terrorizzato amanti e coppiette dell’hinterland fiorentino.

In occasione del primo omicidio, che riguardò una coppia di amanti, si pensò che potesse essere legato a motivi passionali e commesso dal marito della vittima, che aveva appunto una relazione clandestina con l’uomo rinvenuto cadavere insieme a lei.

Il caso Pietro Pacciani

Solo dopo l’ultimo duplice omicidio della serie, datato 1985, i riflettori si accesero su Pietro Pacciani, già reo nel 1951 dell’uccisione del rivale in amore, Severno Bonini, di 41 anni, rispetto all’allora 26enne Pacciani, scoperto in atteggiamenti intimi con l’allora fidanzata appena 15 enne di Pacciani, Miranda Bugli.

Nel 1994, si apre il processo a Pacciani, che porterà prima alla condanna all’ergastolo, poi ribaltata in appello, con l’assoluzione e la scarcerazione. Pacciani morirà nel 1998, senza il terzo grado di giudizio.

Nel corso del processo a Pacciani, spuntano i nomi di Mario Vanni e Giancarlo Lotti, il primo sarà condannato all’ergastolo ed il secondo a 26 anni di reclusione.

Una terza persona, Fernando Pucci, viene coinvolta nelle fasi processuali come correo dei due ritenuti gli assassini principali, si tratta di Fernando Pucci, amico dei tre “compagni di merenda”, locuzione attribuita a Mario Vanni nel corso delle udienze, come ebbe a definirsi insieme a Lotti e Pacciani.

Nella lunga fase processuale, gli inquirenti hanno più volte evidenziato che dietro gli omicidi delle 7 coppiette, potesse esserci l’influenza della magia nera e dell’esoterismo e che le mutilazioni dei seni delle donne uccise fosse stata commissionata da altre persone o da sette, dedite alla macabra pratica del feticismo sessuale.

Le altre piste

Altre piste, inoltre, sono state temporaneamente seguite o anche solo ipotizzate per gli omicidi del Mostro di Firenze.

Piste che non sono mai state ritenute attendibili dagli inquirenti e dalla magistratura, come quella del serial killer in divisa, o dell’assassino seriale della cosiddetta Pista Sarda o finanche quella del coinvolgimento di una loggia massonica, richiamata nella morte di Francesco Narducci, medico di Perugia di famiglia facoltosa, morto in circostanze misteriose, che sebbene senza alcuna responsabilità negli omicidi si presume abbia avuto legami con gli assassini.

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