Il West di Butcher’s Crossing non ha il fascino romantico delle cavalcate al tramonto. È un posto che consuma, spoglia gli uomini, li mette davanti alla fame, al freddo, all’avidità. E soprattutto li costringe a capire una cosa: la natura non è uno scenario da conquistare, ma una forza che può restituire il conto in qualsiasi momento.
Disponibile su Prime Video, c’è “Butcher’s Crossing” un film che porta lo spettatore nell’America del 1870, quando Will Andrews, i cui panni li indossa Fred Hechinger, lascia Harvard e una vita già scritta per cercare qualcosa di più autentico. È giovane, idealista, inquieto. Arriva nella cittadina di Butcher’s Crossing con l’idea confusa di trovare se stesso, ma il villaggio in cui mette piede non somiglia a un luogo di rinascita. È una frontiera polverosa, abitata da uomini che parlano poco e pensano soprattutto al denaro. Qui Will incontra Miller, cacciatore di bufali interpretato da Nicolas Cage, un uomo magnetico, ostinato, quasi febbrile.
E qui cominica il viaggio di un giovane ingenuo che si lascia convincere da Miller a partire verso una valle sperduta nelle Montagne Rocciose del Colorado, dove si dice pascolino centinaia di bufali. La promessa è semplice: trovare quella mandria, uccidere quanti più animali possibile, tornare con le pelli e guadagnare una fortuna. Ma nel film diretto da Gabe Polsky, tratto dal romanzo omonimo di John Edward Williams, la spedizione diventa presto qualcosa di più cupo.
Nel cast della pellicola da vedere stasera su Prime Video, accanto a Nicolas Cage e Fred Hechinger figurano anche Jeremy Bobb, Paul Raci, Xander Berkeley e Rachel Keller.
Will parte perché vuole vedere il mondo vero. Miller parte perché è convinto di conoscere un segreto che gli altri ignorano. Gli altri uomini della spedizione seguono per necessità, ambizione o rassegnazione. Il gruppo si addentra così in un paesaggio sempre più ostile, lontano dalle sicurezze del villaggio e dalle illusioni del ragazzo venuto dall’Est.
All’inizio Will guarda tutto con stupore. La caccia gli appare come un rito duro, quasi primitivo. Poi arrivano il sangue, la fatica, gli animali abbattuti uno dopo l’altro, la ripetizione brutale di un gesto che non ha più nulla di epico. Il film insiste proprio su questo passaggio: l’avventura sognata si trasforma in un’esperienza fisica, sporca. Ogni pelle accumulata diventa un segno di ricchezza possibile, ma anche una prova della deriva morale in cui i personaggi stanno precipitando.
Miller è il centro oscuro del racconto. La montagna, il freddo, l’isolamento e l’inverno che avanza cambiano il senso della spedizione. Quella che doveva essere un’occasione diventa una trappola. Will osserva Miller, osserva gli uomini intorno a sé, osserva se stesso. E capisce che la frontiera non rende automaticamente migliori. Anzi, può tirare fuori ciò che resta nascosto sotto l’educazione, sotto le buone intenzioni, sotto la voglia ingenua di “vivere davvero”.
Il film disponibile su Prime Video è un western diverso da quelli più convenzionali: non costruisce il racconto sul duello tra buoni e cattivi, ma su un viaggio dentro l’avidità, la perdita dell’innocenza e il rapporto violento tra l’uomo e la natura. La frontiera non è promessa di libertà, ma un luogo che mette a nudo ogni debolezza.
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