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Non aspettare la morte per piangere…

Noi dovremmo piangere per gli uomini alla loro nascita e non alla loro morte, Montesquieu.

Un Paese che si appresta a votare la riforma della Costituzione, un Paese che vive di strillonaggio, di proclami sulla cultura e sul licenziamento dei dipendenti pubblici, che vive di campagne pubblicitarie e che depenalizza i reati perché non riesce a garantire la punizione dei colpevoli, un Paese in cui una giovane donna muore, per mano di una bestia che viene definita, banalmente e volgarmente, di “facili costumi”, che si accartoccia sulle unioni civili, e che è lontano anni luce dall’Europa di cui parte, che ha perso ogni appiglio, che non ha una meta precisa, non è più una Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma un Paese agonizzante a cui non si può neanche staccare la spina, per assenza di leggi sul Fine vita.

Questo, ormai, siamo inesorabilmente diventati negli ultimi anni.

Dal Berlusconismo, epoca di maggiorate, di fast -food e paninari, di commercializzazione dei valori e della cultura, di nani e ballerine al Renzismo degli ultimi anni, che del Biscione ha imparato la lezione, l’ha fatta propria e l’ha addirittura superata, apprendendo presto che nella comunicazione si cela il segreto della vittoria, nel corretto utilizzo dei social, e che il futuro altro non è che un tweet inviato sull’onda di un evento che ha colpito alla “pancia” l’opinione pubblica.

Chissà che direbbe Andreotti se vedesse oggi il nostro Premier. Non mi si fraintenda, io non ce l’ho con lui.

Sotto alcuni punti di vista, senza la forza ed il rampantismo che ha dimostrato in questi mesi, una certa politica, fatta di maschere più che di uomini non sarebbe stata mai accantonata, e si sa l’Italia è uno strano posto, in cui ai giovani non viene concessa possibilità o fiducia, una gerontocrazia, in cui i tirannosauri fanno fatica a lasciare la luce per recarsi nelle ombre, ma quello che non posso accettare e tollerare è l’ intenzione di canzonare il prossimo, di buggerare l’Italiano medio, che nulla sa di sgravi, di cultura, di jobs act, e lavoro autonomo, di trivellazioni e di fotovoltaico, che scansa i giornali ma si nutre di tv del dolore e di social, di film di Natale, perché tutto resti immutabile e nulla sia troppo invasivo.

Non posso tollerare quell’atteggiamento di menefreghismo che di fronte alla bellezza mozza fiato della Reggia di Caserta, citando Dostoevskij, parla di salvezza nella bellezza per la mia adorata terra, dimenticando che questa terra, lo so è brutto da dire, è affogata da rifiuti, clientele e camorra, da superficialità, da incompetenze e da mazzette.

Suona quindi falsa in quel posto la parola cultura, così tanto martoriata nel nostro Paese, distratto e scostante verso i suoi artisti che lascia chiudere i Teatri, che licenzia orchestrali, che cancella le scuole d’arte e le accademie, che taglia fondi, che disperde risorse.

E tutto finisce per essere trito e ritrito, già sentito, al sapore di muffa, e non perché si voglia gufare e non sperare in un nuovo orizzonte, ma perché ai proclami non seguono fatti concludenti, interventi strutturali seri che ridiano la rotta alle nuove generazioni, che le spingano a votare con scienza e coscienza, dato che ormai il nostro astensionismo ci ha reso al pari degli Usa , un Paese guidato da minoranze, in cui la nuova legge elettorale è un ulteriore passo in questa direzione.

Come dire, a me di te non me ne frega niente, tu Italiano sei solo strumentale al conseguimento dei miei obiettivi, ed allora ti faccio pensare che al fannullone lo licenzio velocissimamente con una mia legge, nuovissima ed eccellente, quando in realtà ho già tutto un sistema che mi consente di prenderlo a calci nel sedere senza costi, colpi o contraccolpi, nell’arco di due ore non 48 ore.

Le unioni civili le sostengo non perché sia giusto, un diritto umano riconosciuto dalla Costituzione all’art. 2 ,e dalla Dichiarazione dei Diritti dell’uomo, no lo faccio perché questo porta consenso.

Perdonatemi questa è la mia visione, la visione di un piccolo avvocato di Provincia, niente di più e niente di meno, che lavora e prova ad impegnarsi tutti i giorni e che spera solo che l’Italiano abbia un sussulto d’orgoglio e riprenda le redini tra le mani del proprio futuro.

“La tirannia di un principe in un’oligarchia non è pericolosa per il bene pubblico quanto l’apatia del cittadino in una democrazia.”


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