Cucina e Gastronomia

Le peggiori Sagre della provincia di Avellino.

Le Sagre sono gli eventi estivi per eccellenza. Promuovono il territorio e le sue eccellenze. Ma spesso nascondono insidie e trabocchetti. Ecco quelle da evitare.

Sagre gourmet e panini stellati.

Quando ci si imbatte in una delle Sagre improbabili, oltre alla delusione dovuta alla qualità della proposta gastronomica e artistica, la sorpresa delle sorprese arriva dopo avere ordinato.

L’idea di fondo, quando ci si reca ad una Sagra, è che si trascorrerà una serata all’aria aperta, degustando pietanze genuine (?) ma soprattutto spendendo poco.

E qui, arriva il bello.

Perchè dopo aver letto il menù ed aver scelto un piatto di penne all’arrabbiata, una salsiccia alla brace, l’immancabile caciocavallo impiccato, un bicchiere di vino ed una fetta di torta della nonna, scopri che se fossi andato in un ristorante stellato probabilmente avresti mangiato di più e speso di meno!

Code a tratti e liste d’attesa tra la cassa e il distributore.

Ma diciamoci la verità: il vero incubo delle Sagre sono le code ed i tempi d’attesa.

Si comincia già all’arrivo. Sul volantino verde acqua che hai conservato per le indicazioni, c’è scritto ad inchiostro nero e caratteri cubitali “ampio parcheggio gratuito”. Che se ti va bene si trova a 12 km dalla piazza del paese. Sarà per far aumentare la fame.

Giunti sul luogo della festa inizia la fase più complessa: la fila alla cassa. O, meglio, alle casse. Perché ce n’è una per la pasta, una per la salsiccia, una per il vino. Dopo ore di processione, sarai in possesso di almeno tre tagliandini numerati di colore diverso.

E dovrai recarti in altrettante postazioni, di solito distanti tra loro tra i 600 e gli 800 metri, per recuperare ciò che hai ordinato.

Ovviamente, a volte c’è da attendere in fila, perchè i panini da farcire con la salsiccia sono ultimati ed il forno di Peppe (che ha boicottato la Sagra) è chiuso.

Ma se ti accontenti di due fette di pancarrè…

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