Può succedere dopo un caffè, una cena o una telefonata durata più del previsto. Non abbiamo litigato, nessuno ci ha trattato male e, a ripensarci, non sapremmo nemmeno indicare una frase precisa che ci abbia infastidito. Eppure, quando salutiamo quella persona, avvertiamo una strana necessità di silenzio. Vorremmo tornare a casa, spegnere il telefono, non parlare più con nessuno per un po’.
Non siamo arrabbiati. Siamo stanchi. La cosa diventa ancora più evidente quando cominciamo ad accorgerci che succede quasi sempre con le stesse persone. Amici ai quali vogliamo bene, parenti, colleghi con cui apparentemente abbiamo un buon rapporto. Non necessariamente persone aggressive o apertamente problematiche. Semplicemente, dopo aver trascorso del tempo con loro, ci sentiamo più pesanti di quando siamo arrivati.
Dietro questa sensazione possono esserci dinamiche diverse. La psicologia studia anche il contagio emotivo, cioè il modo in cui gli stati d’animo possono influenzarsi reciprocamente durante le interazioni. Ma nella vita quotidiana c’è qualcosa di ancora più semplice da osservare: alcune relazioni ci chiedono continuamente di ascoltare, rassicurare, contenere, evitare certi argomenti e occuparci dell’umore dell’altro.
Ed è un lavoro che può diventare faticoso anche quando nessuno alza mai la voce.
Non sono sempre le persone che parlano troppo a stancarci
Una persona può raccontare moltissimo ed essere comunque piacevole da frequentare. Un’altra può parlare meno e costringerci invece a rimanere costantemente in allerta.
Ci sono conversazioni nelle quali sappiamo già che qualsiasi argomento finirà sullo stesso problema. L’amico che racconta da mesi la medesima delusione, la persona per la quale ogni giornata contiene necessariamente qualcuno che l’ha offesa, tradita, delusa o trattata ingiustamente. E spesso non cerca davvero un confronto: cerca soprattutto qualcuno che accolga quel carico.
Naturalmente tutti attraversiamo periodi nei quali abbiamo bisogno di essere ascoltati più del solito. Una separazione, un lutto, una difficoltà economica o un problema familiare possono rendere temporaneamente sbilanciata anche la migliore delle amicizie. La reciprocità non significa dividere tutto a metà in ogni momento.
Il problema comincia quando quello squilibrio non rappresenta più una fase della relazione, ma diventa la relazione stessa.
Qualche tempo fa una mia amica psicoterapeuta me lo spiegò con un’immagine molto semplice che non ho più dimenticato: non dovremmo mai diventare il cestino della spazzatura dei pensieri negativi delle persone che ci circondano.
L’espressione è forte, ma descrive bene una dinamica comune. Un conto è accogliere il dolore di un amico. Un altro è diventare stabilmente il posto nel quale qualcuno viene a depositare rabbia, lamentele, rancori e frustrazioni per poi andarsene alleggerito, lasciandoci addosso ciò che ha scaricato.
A volte ci stanca tutto quello che dobbiamo fare mentre ascoltiamo
La fatica, infatti, non arriva necessariamente dalle parole: può nascere da ciò che facciamo noi durante quella conversazione.
Misuriamo una risposta perché sappiamo che l’altro si offende facilmente. Evitiamo di raccontare qualcosa di bello perché temiamo che venga accolto con invidia o trasformato in un confronto. Cerchiamo di tranquillizzare. Smorziamo una polemica. Cambiamo argomento. Facciamo attenzione a non contraddire troppo. Oppure ascoltiamo per l’ennesima volta una storia della quale conosciamo già ogni passaggio.
In pratica stiamo parlando con una persona, ma contemporaneamente stiamo gestendo la relazione.
Gli studi sul cosiddetto lavoro emotivo, sviluppati soprattutto nel contesto professionale, mostrano quanto possa essere faticoso controllare continuamente le proprie reazioni e mostrare emozioni diverse da quelle che realmente stiamo provando. Non significa che possiamo trasferire automaticamente quei risultati alle amicizie, ma il meccanismo offre una chiave interessante: trattenersi, adattarsi e regolarsi continuamente richiede energia.
A volte, dunque, non ci stanca ciò che l’altra persona dice: ci stanca tutto quello che dobbiamo fare mentre la ascoltiamo.
Un’amicizia sana non è un luogo dove tutto deve essere sempre leggero
Sarebbe però sbagliato pensare che una relazione sana debba essere sempre facile. Le amicizie vere attraversano anche periodi nei quali uno dei due ha bisogno di parlare di più, di essere ascoltato o sostenuto. Può accadere durante una separazione, un lutto, una crisi familiare o un momento particolarmente difficile.
La differenza sta nella reciprocità. Non significa dividere sempre tutto a metà, ma sapere che nella relazione esiste spazio per entrambi. Possiamo parlare anche noi, essere stanchi, dissentire, raccontare qualcosa di bello senza sentirci fuori posto.
Se invece il rapporto funziona stabilmente in una sola direzione, prima o poi quella sproporzione si sente.
Con il tempo diventiamo anche più attenti a come spendiamo le nostre energie. Dopo i 50 anni, soprattutto, il tempo libero si intreccia con lavoro, famiglia, genitori anziani e bisogno di uno spazio personale. È anche per questo che avere molti conoscenti non significa necessariamente avere qualcuno da chiamare: conta molto di più come ci sentiamo dentro una relazione che quante persone frequentiamo.
Si può mettere un confine senza chiudere un’amicizia
Accorgersi che una persona ci lascia spesso stanchi non significa doverla allontanare. A volte basta cambiare qualche abitudine: non essere sempre disponibili, accorciare una telefonata, rimandare una conversazione quando non abbiamo energie, smettere di cercare ogni volta una soluzione ai problemi dell’altro.
Può essere utile anche riportare equilibrio nel rapporto, parlando di più di noi e osservando cosa succede quando il centro della conversazione cambia. Se lo spazio torna a essere condiviso, la relazione può ritrovare respiro. Se invece tutto continua a tornare sempre sugli stessi problemi, prendere un po’ di distanza può essere una forma di tutela, non una rottura.
Mettere un confine, qualche volta, serve proprio a salvare un rapporto prima che diventi troppo pesante.
