A vent’anni potevamo trascorrere cinque ore con qualcuno senza aver organizzato nulla. Ci si vedeva all’università, nei primi lavori, al bar, in palestra, la sera con la stessa comitiva e spesso da un incontro ne nasceva naturalmente un altro. Un pomeriggio diventava una cena, una cena finiva in un locale, qualcuno portava un amico e la cerchia si allargava quasi senza che nessuno avesse deciso di farlo.
Oggi può succedere qualcosa di apparentemente paradossale. Conosciamo molte persone, abbiamo centinaia di contatti sul telefono e incontriamo continuamente gente nuova, ma diventare amici da adulti sembra molto più difficile.
Non necessariamente perché siamo diventati meno socievoli. È cambiata soprattutto la quantità di tempo che possiamo trascorrere insieme senza doverlo programmare.
A vent’anni passavamo molto più tempo insieme senza accorgercene
La differenza non era soltanto nel numero di occasioni, ma nel tipo di tempo che condividevamo. A vent’anni potevamo stare ore con qualcuno senza avere necessariamente qualcosa da fare: aspettare l’inizio di una lezione, accompagnare un amico da qualche parte, restare al bar dopo pranzo, girare in macchina o continuare una serata semplicemente perché nessuno aveva fretta di tornare a casa. A me, ad esempio, piaceva molto parlare a lungo sotto casa a tarda notte, quando tornavamo dalle serate trascorse in discoteca.
Quel tempo apparentemente inutile aveva in realtà un valore enorme. Permetteva di vedere una persona in situazioni diverse, ascoltare storie che non sarebbero mai emerse durante un incontro di un’ora e attraversare insieme anche momenti banali, noiosi o imprevisti. È spesso proprio lì che una simpatia comincia a trasformarsi in confidenza.
Oggi molte relazioni adulte nascono invece dentro finestre precise: un’ora in palestra, una cena fissata giorni prima, un aperitivo prima di un altro impegno. Ci incontriamo, parliamo, poi ciascuno torna rapidamente alla propria vita.
Manca soprattutto quel tempo abbondante e non programmato nel quale le amicizie riuscivano a crescere quasi senza essere osservate.
Non è soltanto una sensazione. Una ricerca dello studioso Jeffrey Hall, dedicata proprio al tempo necessario per costruire un’amicizia, ha rilevato che servono indicativamente 40-60 ore trascorse insieme perché una conoscenza possa cominciare a trasformarsi in un’amicizia occasionale. Per rapporti più stretti il tempo necessario aumenta molto.
A vent’anni quelle ore potevano accumularsi in poche settimane. Da adulti possono servire mesi.
Oggi persino un caffè deve trovare posto nell’agenda
Il problema diventa evidente quando incontriamo qualcuno con cui nasce una sintonia.
«Prendiamoci un aperitivo una di queste sere» sembra semplicissimo. Poi cominciano gli incastri: lavoro, figli, genitori anziani, palestra, partner, impegni già presi. Uno è libero martedì, l’altro giovedì; il weekend successivo qualcuno è fuori. Alla fine quel caffè magari arriva tre settimane dopo.
Nel frattempo la relazione resta sospesa.
È una delle ragioni per cui possiamo conoscere persone interessanti senza riuscire a trasformarle in amici. Abbiamo raccontato anche quanto sia importante tornare più volte negli stessi luoghi quando si vogliono creare nuove amicizie dopo i 50 anni: la familiarità nasce soprattutto dalla ripetizione.
Con l’età, però, la frequenza dei contatti con gli amici tende effettivamente a diminuire. Una ricerca pubblicata nel 2025, basata su dati raccolti lungo diverse fasi della vita, ha rilevato un calo dei contatti a partire dalla giovane età adulta, seguito da una fase più stabile nella mezza età.
Una grande meta-analisi su oltre 177.000 persone aveva già mostrato come le reti sociali tendano ad ampliarsi fino alla giovane età adulta e successivamente a restringersi, influenzate anche da passaggi come lavoro, formazione della famiglia e altri cambiamenti della vita.
Da adulti siamo anche molto più selettivi

C’è poi qualcosa che i numeri raccontano meno bene. A vent’anni potevamo diventare amici di qualcuno semplicemente perché ci faceva ridere, ascoltava la stessa musica o frequentava gli stessi posti. Il resto si scopriva strada facendo.
A cinquanta abbiamo alle spalle relazioni, delusioni, amicizie finite, persone che abbiamo imparato ad evitare e altre delle quali conosciamo finalmente il valore. Sappiamo meglio che cosa ci piace, ma anche ciò che non siamo più disponibili a sopportare.
Essere più selettivi non è necessariamente un limite. Può significare che cerchiamo meno rapporti ma più compatibili con la persona che siamo diventati.
Ed è anche per questo che bisogna distinguere tra conoscenza e amicizia. Possiamo avere una vita sociale piena, frequentare eventi, palestre e locali e conoscere moltissime persone senza che nessuna di quelle relazioni superi una certa soglia. Come abbiamo visto parlando di solitudine dopo i 50 anni, avere molti nomi nella rubrica non equivale necessariamente ad avere qualcuno che sentiamo davvero vicino.
Le amicizie adulte hanno bisogno di un piccolo salto
Forse il momento più delicato arriva proprio quando una conoscenza dovrebbe uscire dal contesto nel quale è nata.
Il collega con cui parliamo volentieri resta un collega finché non nasce un caffè fuori dall’ufficio. La persona incontrata in palestra rimane quella della palestra finché qualcuno non propone qualcos’altro. Chi conosciamo durante una serata può continuare a essere soltanto un volto familiare se nessuno dei due prova a portare quella relazione altrove.
È quel piccolo passaggio che da ragazzi avveniva spontaneamente e oggi richiede spesso una scelta.
Non significa che bisogna trasformare ogni conoscenza in amicizia. Anzi, una buona rete sociale può essere fatta di rapporti diversi: persone con cui divertirsi, altre con cui condividere una passione e poche alle quali raccontare davvero ciò che ci accade.
Per costruirla può essere utile tornare a frequentare attività, eventi e luoghi che consentono di incontrare regolarmente le stesse persone. Ma poi serve anche qualcosa di meno organizzabile: disponibilità a lasciare entrare qualcuno nella propria vita.
Forse è questa la vera differenza rispetto ai vent’anni. Allora avevamo molto tempo e poche difese. Oggi abbiamo meno tempo, più esperienza e vite già costruite.
Fare amicizia da adulti non è impossibile. Semplicemente non accade più così spesso mentre stiamo facendo qualcos’altro. Bisogna concedergli uno spazio. E qualche volta anche avere il coraggio di essere noi a mandare quel messaggio molto semplice: «Ci prendiamo un caffè?».
