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Home » Stasera in TV » Netflix » Film

Perdersi diventa una condanna: horror su Netflix tratto da un thriller di Stephen King

15 Gennaio 2026di Claudia Mercaldo
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Laysla De Oliveira
Laysla De Oliveira

Immagina di fermarti un attimo lungo la strada, solo per aiutare qualcuno che chiede aiuto. Un gesto semplice, quasi automatico. Poi fai un passo nell’erba, in un’erba che diventa sempre più incolta e infestante. E non ritrovi più l’uscita.

Ecco come inizia questo horror in streaming su Netflix. Un incubo da cui è impossibile svegliarsi. Uscito nel 2019 e diretto da Vincenzo Natali, regista già noto per il cult “Cube”, si intitola “Nell’erba alta” (“In the tall grass”) ed è l’adattamento dell’omonimo racconto scritto da Stephen King insieme al figlio Joe Hill.

Presentato in anteprima mondiale al Fantastic Fest il 20 settembre 2019, è stato poi distribuito direttamente il 4 ottobre dello stesso anno su Netflix e si inserisce nel filone horror psicologico che rinuncia ai “jump scare” facili per costruire una tensione continua, basata su disorientamento, ripetizione e perdita di controllo.

La storia segue Becky (Laysla De Oliveira) e Cal (Avery Whitted), fratelli in viaggio attraverso il Kansas. Lei è incinta e necessita di una sosta. All’improvviso sentono le grida di un bambino provenire da un vastissimo campo di erba altissima e decidono di entrare per aiutarlo.

Ma una volta dentro, ogni riferimento spaziale svanisce: i sentieri scompaiono, le voci arrivano da direzioni impossibili, il tempo sembra piegarsi su se stesso. Presto scoprono di non essere soli e che quel luogo nasconde una forza oscura capace di manipolare le persone e i loro ricordi. E presenze sconcertanti.

Il cuore del film sta, come potrai immaginare, nell’ambientazione. L’erba, simbolo di natura e libertà, diventa qui una trappola soffocante, un labirinto naturale che annulla orientamento e razionalità. Natali sfrutta magistralmente questo spazio apparentemente aperto per creare anche in te che guardi un senso di claustrofobia costante: non ci sono muri, eppure ogni personaggio è prigioniero.

La regia gioca con inquadrature dall’alto, movimenti circolari e ripetizioni visive capaci a disorientarti tanto quanto accade ai protagonisti. Questo, nel suo essere un film inquietante nella tradizione di King, è anche un racconto sul destino e sull’illusione del libero arbitrio. Con un gradimento di 63% su Google, 36% su Rotten Tomatoes e 5,5/10 su IMDb.

I personaggi credono infatti di poter scegliere, di poter correggere gli errori, ma il campo sembra già conoscere ogni loro mossa. Il tempo in questo modo si frammenta, gli eventi si ripetono con variazioni minime, suggerendo una condanna ciclica che richiama alcuni dei temi più cari al regista, ovvero l’orrore non come evento improvviso, ma come meccanismo inevitabile.

Bisogna sottolineare che le interpretazioni risultano solide, in particolare quella di Patrick Wilson, che entra in scena più avanti nel film portando con sé una presenza inquietante e ambigua. Il suo personaggio incarna la seduzione del potere e della conoscenza proibita, diventando il volto umano della follia che il campo alimenta.

Il rapporto tra Becky e Cal, invece, fornisce l’ancora emotiva della storia, soprattutto quando l’orrore inizia a intaccare i legami familiari e la fiducia reciproca. Nonostante una struttura narrativa complessa e volutamente ripetitiva, che potrebbe non convincere tutti, “Nell’erba alta” su Netflix mantiene una coerenza interna forte.

È un film che richiede attenzione e disponibilità a perdersi, accettando di non avere risposte immediate. Alcuni snodi restano volutamente ambigui, lasciando allo spettatore il compito di interpretare il significato ultimo di ciò che accade.

Si può dire che si tratta di un film che vuole per ovvie ragioni rappresentare un’esperienza disturbante, quasi ipnotica, che gioca con la paura più primitiva, quella di smarrirsi senza possibilità di ritorno. Una visione ideale se ami gli adattamenti di Stephen King che puntano più sull’atmosfera che sull’effetto shock.

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