Peter Parker viene smascherato davanti al mondo e, in pochi minuti, la sua adolescenza finisce sotto assedio. Casa, scuola, amicizie, futuro: tutto diventa pubblico, discutibile, vulnerabile. Prime Video riporta in streaming uno dei film Marvel più discussi e amati degli ultimi anni, un capitolo che dietro l’enorme macchina spettacolare del Multiverso racconta qualcosa di molto più semplice e doloroso: cosa resta di un ragazzo quando anche la sua vita privata viene trasformata in un caso pubblico.
Il film è Spider-Man: No Way Home, (2021) diretto da Jon Watts, terzo capitolo della saga con Tom Holland nei panni di Peter Parker. La storia riparte dalle conseguenze di Far From Home: l’identità di Spider-Man è stata rivelata e Peter non è più soltanto l’amichevole eroe di quartiere. Diventa un bersaglio, un volto da inseguire, un nome da giudicare. La sua colpa non ricade solo su di lui. Travolge MJ, interpretata da Zendaya, l’amico Ned, a cui dà volto Jacob Batalon, e zia May, interpretata da Marisa Tomei.
La prima parte del film tra i più acclamati ora su Prime Video abbassa la posta in gioco prima di alzarla. Peter si ritrova schiacciato da una notorietà che non ha cercato e prova a fare quello che farebbe qualsiasi ragazzo disperato: rimettere le cose a posto.
Per questo si rivolge a Doctor Strange, interpretato da Benedict Cumberbatch, chiedendogli un incantesimo capace di cancellare dalla memoria collettiva la sua identità. È il gesto ingenuo di chi vorrebbe salvare tutti senza accettare davvero le conseguenze. Ma nel mondo di Spider-Man ogni scorciatoia presenta il conto. L’incantesimo si spezza, il confine tra universi si apre e da lì arrivano figure che appartengono ad altre storie, ad altri Spider-Man, ad altre ferite.
Il ritorno dei villain è il grande richiamo pop del film. Willem Dafoe rientra nella maschera inquietante di Goblin, Alfred Molina torna nei panni di Doctor Octopus, Jamie Foxx riprende Electro. Sono presenze che parlano direttamente alla memoria degli spettatori, soprattutto a chi è cresciuto con i film di Sam Raimi e poi con la parentesi di Andrew Garfield. Ma No Way Homenon usa la nostalgia solo come decorazione. La mette al servizio di Peter, costringendolo a confrontarsi con errori, lutti e possibilità che sembrano arrivare da vite parallele.
Il cuore del film, infatti, non è soltanto l’incontro tra mondi diversi. È la maturazione di Peter. Fino a questo punto, lo Spider-Man di Tom Holland era stato spesso il ragazzo protetto dagli adulti, accompagnato dall’ombra di Tony Stark, inserito dentro una rete più grande di eroi, tecnologie e alleanze. Qui, invece, deve imparare nel modo più duro che essere Spider-Man significa anche restare solo quando nessuno può più risolvere le cose al posto tuo.
La parte più riuscita del film è questa trasformazione. Lo spettacolo c’è, ed è enorme: combattimenti, portali, apparizioni, battute pensate per far esplodere la sala. Ma sotto il rumore resta una storia di perdita. Peter vuole salvare i nemici, proteggere gli amici, tenere insieme l’amore e la responsabilità. A ogni passo, però, qualcosa gli sfugge. E il film diventa sempre meno una festa del Multiverso e sempre più il racconto di un ragazzo costretto a scegliere che tipo di uomo diventare.
Su Prime Video, Spider-Man: No Way Home può essere rivisto con uno sguardo diverso rispetto all’uscita in sala, quando l’effetto sorpresa e il ritorno dei vecchi personaggi avevano occupato quasi tutta la scena. A distanza di tempo emerge meglio il film più intimo nascosto dentro il grande spettacolo Marvel: la storia di un Peter Parker costretto a perdere affetti, riconoscimento e memoria pur di diventare davvero Spider-Man.
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