A fine agosto basta passare la spazzola tra i capelli o guardare lo scarico della doccia per avere l’impressione che ne stiano cadendo molti più del solito. È una situazione frequente proprio nel passaggio tra estate e autunno e, in una parte dei casi, può rientrare nel normale ricambio della chioma. Alcuni studi hanno infatti osservato una maggiore presenza di capelli nella fase di riposo e caduta tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.
Questo non significa però che ogni aumento della perdita sia semplicemente “stagionale”. La caduta dei capelli dopo l’estate può essere legata anche a stress, febbre, dimagrimenti rapidi, cambiamenti ormonali, alimentazione poco equilibrata o altri fattori. Capire la differenza serve soprattutto a evitare due errori opposti: allarmarsi subito oppure aspettare per mesi pensando che passerà da sola.
Quanti capelli è normale perdere ogni giorno
L’American Academy of Dermatology considera normale perdere indicativamente tra 50 e 100 capelli al giorno. Non è necessario contarli uno per uno: il dato serve soprattutto a ricordare che il capello attraversa naturalmente fasi di crescita, riposo e caduta e che trovarne alcuni sulla spazzola non significa automaticamente avere un problema.
La stagionalità è stata osservata anche nella ricerca scientifica. Uno studio condotto su 823 donne ha evidenziato una periodicità annuale, con una maggiore presenza di capelli nella fase telogen durante l’estate; altre ricerche hanno individuato un picco della caduta intorno ad agosto e settembre. È quindi plausibile notare più capelli proprio al rientro dalle vacanze, ma la quantità e soprattutto la durata del fenomeno restano gli elementi da osservare.
Sole, mare e piastra non sono sempre la vera causa
Dopo settimane di sole, salsedine, cloro, phon e lavaggi frequenti i capelli possono apparire più secchi e fragili. Qui bisogna distinguere la vera caduta dalla rottura della fibra: un capello che si spezza sulle lunghezze non è la stessa cosa di un capello che si stacca dal follicolo. Linee cosmetiche come Kérastase Genesis, per esempio, lavorano anche sul problema della fragilità e della rottura del capello, che non va confuso con una causa medica di caduta.
A settembre ha quindi senso ripartire da una haircare routine semplice e delicata, evitando temperature eccessive, elastici molto stretti e trattamenti aggressivi sulla chioma già provata dall’estate. Anche il taglio può aiutare a dare visivamente più corpo: alcune soluzioni per i capelli dopo i 40 che puntano su movimento e praticità possono funzionare bene senza ricorrere necessariamente a cambi drastici.
Quando può trattarsi di effluvio telogen
Quando la quantità di capelli che cade aumenta in maniera evidente e diffusa, il dermatologo può valutare la presenza di un telogen effluvium. La Cleveland Clinic lo descrive come una forma temporanea di aumentata caduta che può comparire alcuni mesi dopo un forte stress fisico o emotivo, una malattia con febbre, un intervento chirurgico, una variazione ormonale o un dimagrimento importante.
Questo ritardo è importante perché spesso si cerca la causa nell’ultima settimana, mentre l’evento scatenante può risalire a due o tre mesi prima. Nelle forme acute la situazione tende generalmente a risolversi nel tempo una volta superato il fattore che l’ha provocata. Anche Ducray, nelle proprie linee dermocosmetiche, distingue tra caduta occasionale e forme croniche: una differenza utile per ricordare che non tutti i problemi dei capelli hanno la stessa origine.
Shampoo, fiale e integratori: cosa possono fare davvero
Con l’arrivo di settembre farmacie, profumerie e negozi tornano a proporre shampoo, lozioni, fiale e integratori “anticaduta”. Possono avere un ruolo nella cura cosmetica della chioma o nel migliorare la resistenza del capello, ma non dovrebbero sostituire la ricerca della causa quando la perdita è importante o persistente. Un prodotto che limita la rottura, per esempio, non corregge automaticamente un problema ormonale o una condizione che richiede una valutazione medica.
Lo stesso vale per gli integratori: assumerli senza sapere se esiste realmente una carenza non è necessariamente la scelta più utile. Se il problema continua, medico o dermatologo possono valutare storia personale, alimentazione, eventuali farmaci e, quando necessario, esami mirati. Nella quotidianità restano invece utili lavaggi adeguati al proprio cuoio capelluto, un’alimentazione equilibrata e meno stress meccanico sulle lunghezze.
Anche scegliere un taglio adatto al tipo di capello può rendere più semplice gestire una chioma che temporaneamente appare meno piena.
Quando è meglio rivolgersi al dermatologo
Un aumento temporaneo e diffuso della caduta tra fine estate e autunno può quindi rientrare nel normale ciclo dei capelli. È diverso se il fenomeno continua per mesi, se la densità diminuisce in maniera evidente, se compaiono zone prive di capelli oppure se il cuoio capelluto presenta prurito, dolore, arrossamento o desquamazione. Anche un diradamento progressivo merita una valutazione, perché può avere caratteristiche diverse dal semplice ricambio stagionale.
Il punto non è trasformare ogni capello trovato sul cuscino in un motivo di preoccupazione, ma osservare come cambia la chioma nel tempo. Settembre può essere il mese in cui la caduta diventa più visibile; può anche essere quello giusto per rimettere ordine nella routine e, quando qualcosa non convince, chiedere un parere professionale invece di affidarsi soltanto alla promessa di uno shampoo.
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