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Pratola Serra Calcio

A Pratola Serra la multinazionale del gol vola con Cobegas.

Nella squadra di calcio del Serra 2007 militano 14 elementi che vivono nel locale centro di accoglienza. Con loro la formazione sponsorizzata da Cobegas vola verso la promozione.

A tutto gas verso una promozione che non è solo sportiva.

Dal mondo del calcio dilettantistico irpino arriva una storia di socializzazione ed integrazione che ha per protagonista la squadra del Serra 2007, formazione di Pratola Serra che milita nel campionato avellinese di terza categoria.

Nel paese dell’hinterland avellinese, da alcuni anni vive una comunità di immigrati provenienti da diversi Paesi africani.





La vita nel centro di accoglienza gestito dalla cooperativa Petrilli di Flumeri scorre, come spesso accade, lenta per tanti ragazzi che, loro malgrado, si sono trovati catapultati in una realtà lontana, per cultura, usi e clima da quella in cui sono nati e cresciuti.

Il calcio costituisce uno dei pochi trait d’union tra passato e presente.

Ed allora il presidente della locale compagine, Angelo Capone, ha pensato bene di provare a coinvolgere alcuni di questi ragazzi nel suo progetto sportivo, quello che da qualche anno porta avanti con i giovani del suo paese.

E’ nata così l’esperienza del Serra 2007, una vera e propria formazione multietnica che conta in rosa 14 calciatori provenienti da Togo, Senegal, Guinea, Ghana, Gambia.

Un mix vincente, quello messo in piedi dal presidente Capone ed affidato all’allenatore Pasquale Masucci, che punta al salto di categoria.

Presidente Capone, come è nata l’idea di una squadra composta da ragazzi di Pratola Serra e ragazzi immigrati?

“Ho sempre collaborato con la cooperativa che gestisce il centro di accoglienza che c’è in paese. Loro fanno un grande lavoro per cercare di integrare questi ragazzi. Insieme abbiamo pensato che attraverso il calcio si potesse fare molto e da due anni ormai portiamo avanti un progetto che li coinvolge. Tra l’altro, molti di loro hanno dimostrato da subito, oltre alla passione per il pallone, anche un discreto livello tecnico. Ed i risultati ci stanno dando ragione. Non solo quelli sportivi”.

Il calcio ha accelerato il processo di integrazione?

“Sicuramente. Sono tutti ragazzi che vivono il paese. La comunità si è stretta attorno a loro, li tratta con affetto. Devo dire che mi sono meravigliato molto del livello di integrazione raggiunto in pochissimo tempo”.

Com’è la vita di spogliatoio dovendo gestire un gruppo così eterogeneo?

“Il mister ha fatto un gran lavoro. Grosse difficoltà non ce ne sono, considerando che quasi tutti parlano abbastanza bene l’italiano. Abbiamo creato uno spogliatoio forte ed affiatato. Siamo a tre punti dalla capolista (il Serra 2007 milita nel girone D della Terza Categoria, ndr) e ce la giocheremo fino alla fine”.

Chi sono i punti di forza della sua squadra?

“Intanto il capitano, Vincenzo Manganiello. Il suo vice, non a caso, è un ragazzo del Togo, che si chiama Traorè. Poi abbiamo il nostro bomber, Simon Kuntu Blankson che viene dal Ghana e con 26 gol è il capocannoniere del girone. Tra i ragazzi stranieri che si stanno mettendo in luce ci sono il centrocampista Hamadi, gli attaccanti Alagie Dampha e Sainey Bakary, tutti con un buon bottino di reti all’attivo”.



Come si porta avanti un progetto simile, che comunque richiede investimenti?

“Con la passione, la volontà ed anche l’entusiasmo, quello ad esempio che proviene dai nostri tifosi. Il mio auspicio è che qualcuno dei nostri ragazzi possa mettersi in mostra e in futuro approdare in qualche categoria superiore.

Una grossa mano poi ce la danno i nostri sponsor, penso a Cobegas e a Luciano Ragno, ad esempio, che hanno sposato la nostra idea di sport ed integrazione. Diciamo, con una battuta, che Cobegas ci sta dando la giusta energia per puntare in alto”.



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