A Napoli, il rito del preparare il caffè con la moka è qualcosa che si impara da piccoli. Ed accompagna per tutta la vita.

Il monologo di Pasquale Lojacono affacciato ad uno dei balconi della sua abitazione che ne esalta aromi, consistenza e modalità di preparazione, resta una delle più belle poesie eduardiane, sicuramente lo spot migliore alla tradizione del caffè napoletano.

Come evitare che il caffè sia una ciofeca

Che dire poi della famosa frase “Questo caffè è una Ciofeca” di Totò nel suo film “Totò a Colori” un modo di dire che si è diffuso in tutta Italia ed in genere sta ad indicare un caffè dal cattivo sapore.

Perché pur avendo origini esotiche, il caffè resta una questione che si raffina e si esalta tra le mura dell’antica Partenope.

Ma, più in generale, è tutto il Belpaese ad avere un rapporto particolare con quella che è la bevanda che scandisce i momenti della giornata, dalla prima colazione al post pranzo, dalla pausa di metà mattina al break pomeridiano.

Qual è la migliore macchinetta del caffè?

A ciascuno il suo: ma qual è il miglior modo per preparare una perfetta tazza di caffè?

La caffettiera più diffusa, presente in tutte le case in forme e dimensioni diverse, è senza dubbio la Moka.

Nata negli anni ’30 del secolo scorso da un’intuizione di Alfonso Bialetti, la Moka ha letteralmente cambiato il modo di preparare il caffè.

Come preparare la Moka con la Bialetti.

La semplicità di utilizzo legata ad uno straordinario effetto finale ha fatto sì che quell’accessorio da cucina dalla strana forma cambiasse letteralmente le abitudini degli italiani (e non solo), diventando oggetto cult di cui nessuno può fare a meno, al punto da finire addirittura in valigia quando si parte per un viaggio all’estero.

La moka sfrutta un sistema ad induzione che spinge l’acqua verso l’alto, passando per il filtro contenente la polvere di caffè e restituendo la più tradizionale tazzina da sorseggiare rigorosamente calda.

Un sistema tanto semplice quanto efficace che, nel giro di pochi anni, soppiantò i precedenti metodi di preparazione del caffè.

Come preparare una Moka perfetta.

Su come ottimizzare la Moka per ottenere il caffè perfetto, la letteratura è folta e, naturalmente, varia.

Naturalmente è innanzitutto una questione di gusto e di come si preferisce il caffè, se ristretto o lungo.

Quale acqua utilizzare per preparare il caffè con la Moka.

Ma in linea generale, per non sbagliare, è bene innanzitutto usare un’acqua con residui fissi non troppo elevati ed una durezza media. Il serbatoio va riempito fino all’altezza della valvola, evitando di far fuoriuscire l’acqua oltre il filtro.

Quale miscela di caffè usare con la Moka

Qui va inserito il caffè macinato. La scelta della miscela merita un approfondimento a parte. Per ottenere un prodotto con un aroma più forte, sarebbe da preferire il caffè in grani da macinare al momento.

La polvere ottenuta va inserita nel filtro fino a creare la cosiddetta “montagnella”. Che non va assolutamente pressata, trovando successivamente la giusta pressione al momento della chiusura della Moka.

Per ottenere un prodotto più leggero, si può eliminare parte del caffè macinato, livellando il caffè in eccesso con un cucchiaino.

Caffè e Gas, come procedere.

Sul gas, la Moka va posizionata con una fiamma bassa: il calore deve avvolgere la macchinetta lentamente fino a portare in ebollizione l’acqua. Attenzione, poi, a non lasciare acceso il gas dopo la fuoriuscita del caffè che, in caso contrario, assumerebbe un sapore bruciato.

Ultimo suggerimento per un Caffè sempre perfetto: la Moka, dopo l’uso, non va mai lavata con detersivo ma solo con acqua calda: il sapone comprometterebbe l’aroma del caffè.

La Caffettiera Napoletana.

Tra questi, però, chi ancora sopravvive, sia pur in una condizione di nicchia, è la Caffettiera Napoletana, l’antico sistema attraverso il quale veniva preparato il caffè.

Composta da più pezzi montati ad incastro tra loro, la caffettiera napoletana richiedeva tempo per la preparazione. Forse proprio a questo dover scandire perfettamente tempi, ritmi e dosi si deve la nascita di quello che, pur cambiando tempi e modalità, è rimasto un rito che scandisce i tempi della giornata di ciascun italiano.

Cialde e Capsule, il metodo più semplice per preparare il caffè.

Se la Napoletana è la tradizione e la Moka l’ingegno applicato ad una necessità, vale a dire ottenere un prodotto eccellente in tempi ristretti, la contemporaneità ha visto esplodere un nuovo fenomeno in termini di preparazione del caffè: le macchine elettriche a cialde o a capsule.

«Richiama la preparazione ed il gusto del bar» è il messaggio che ha convinto tanti a convertirsi dalla Moka alla cialda.

Certo, a conti fatti, i costi lievitano e non poco.

Ma l’idea di avere in pochi minuti un caffè bollente e ristretto direttamente nella tazzina, ben si sposa con i ritmi infernali dei tempi moderni. Ad una condizione, però. Il caffè deve essere “bono”, perché, come ci ricordava Nino Manfredi, «il caffè è un piacere, si nun è bono, che piacere è?».

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Riccardo Cannavale

Riccardo Cannavale, classe 1973, dopo la laurea in Scienze Politiche (con una tesi in Storia delle Dottrine Politiche dal titolo “La teoria della “guerra giusta” nell’era dell’informazione”) ha conseguito il Master in Relazioni Pubbliche Europee, presso l’istituto Ateneo Impresa di Roma, una tra le principali business school italiane nel settore della comunicazione. Giornalista pubblicista dal 1999, ha collaborato con numerose testate giornalistiche, tra cui i quotidiani “Roma” e “Il Mattino”. La passione per il variegato mondo della comunicazione lo ha portato ad approfondire gli aspetti e le dinamiche dello stesso, maturando esperienze nell’ambito della pubblicità (è stato copywriter ed account per l’agenzia di promo-comunicazione “Areatest” di Roma), delle relazioni pubbliche (è stato tra i fondatori e direttore responsabile della rivista specializzata “Spazio RP” di Roma) e degli eventi (è stato, tra l’altro, tra gli ideatori delle tre edizioni della “Notte Bianca” ad Avellino e coordinatore degli eventi del comitato tappa in occasione di diverse edizioni del Giro d'Italia). Consulente di comunicazione pubblica, dal 2007 è sato per molti anni il responsabile dell'Ufficio Stampa e Comunicazione del Comune di Avellino e, dal 2010, coordinatore della promozione del Teatro Comunale “Carlo Gesualdo” di Avellino. Specializzatosi “sul campo” in web writing, dal 2005 ha messo la sua esperienza a disposizione di Agendaonline.it.

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