Week End a Otranto.

Il Castello di Otranto

Cenni Storici per un fine settimana o una vacanza a Otranto  in Puglia.

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Otranto è un comune della regione Puglia.

Fondata dai cretesi, dopo essere stata colonia romana, fu nel Medioevo che la città di Otranto conobbe il suo sviluppo e il suo splendore, diventando la principale meta delle spedizioni in Terra Santa.

Il centro storico di Otranto è un autentico gioiello, al quale si accede attraverso la Porta Terra dalla quale è possibile ammirare la Torre Alfonsina. Tutto il borgo racchiuso all’interno delle mura è un autentico gioiello, con le sue costruzioni che nascondono veri e propri tesori.

La Cattedrale, costruita in stile romanico, fu poi restaurata dopo l’arrivo dei Turchi.

Degno di attenzione è il castello araganose a pianta pentagonale che, in estate, diventa teatro di numerose iniziative culturali.

Da anni Otranto viene insigniti con la bandiera blu per le sue acque cristalline ma per i numerosi servizi al turista che può offrire.

Le origini di Otranto sono molto antiche ed incerte. Secondo alcuni studiosi pare siano stati i Cretesi i primi a colonizzare questa terra. In realtà l’insediamento umano nel territorio idruntino è molto più antico. Grotta Romanelli posta sulla costa a pochi km a sud di Otranto, ha restituito importanti reperti risalenti al paleolitico. Ancora più interessanti sono i ritrovamenti effettuati nella Grotta dei Cervi posta nella splendida insenatura di Porto Badisco. Qui alcuni speleologi salentini negli anni “70 hanno rinvenuto delle grandi sale con migliaia pitturazioni realizzate dall’uomo del neolitico.

I temi delle pitture, realizzate per o più in ocra e guaino di pipistrello, riguardano la vita quotidiana di allora con scene di caccia e raffigurazioni degli animali che abitavano il Salento dell’epoca (da qui il nome della grotta che deriva da diverse raffigurazioni di Cervi); non mancano però i riferimenti alla religione ed alla magia (molto celebre risulta la pittura che riprende un dio danzante). Uno dei massimi studiosi della Grotta, il Graziosi, ha ipotizzato che Grotta dei Cervi costituisse un vero e proprio santuario, un punto di riferimento per le popolazioni di quest’area del mediterraneo. Sempre a Badisco Virgilio ha fatto approdare il suo eroe Enea, in fuga da oriente.  

I primi abitanti di questa terra furono i Messapi il cui nome deriva da “Messapia” ovvero terra di mezzo, nome col quale veniva identificato il Salento. Questo popolo, di origini incerte, si organizzò in città stato indipendenti ma che sapevano federarsi nei momenti di necessità come quando dovettero fronteggiare le mire espansionistiche della greca Taras (Taranto).

 La cosiddetta dodecapoli messapica era in realtà costituito da un gruppo di tredici città e col nome dodecapoli si è voluto riprendere l’analogo esempio Etrusco. Otranto in quest’epoca svolse l’importante ruolo di porto di riferimento per i commerci con le città greche.  

Con l’arrivo dei Romani la città diventerà prima Municipio e poi sarà autorizzata a battere moneta. Entrò subito in competizione con Brindisi alla quale contese, senza successo, il ruolo di porto di riferimento per i rapporti con i possedimenti in Oriente ed in Egitto di Roma.   Con la caduta dell’Impero, Otranto entra subito nelle mire di Costantinopoli che ne fece un fiore all’occhiello del proprio militarismo nell’Italia meridionale.

La città, come il resto del Salento, patì fortemente lo scontro tra Greci e Goti che alla fine portò all’arrivo di un nuovo dominatore: il popolo longobardo. Questo popolo fondò il Ducato di Benevento attorno al quale ruotava l’area Barese che si mise in contrapposizone con le tradizioni orientali della Terra d’Otranto. Questa Terra comprendeva le odierne province di Lecce, Brindisi e Taranto e per un periodo interessò anche quella di Matera. Le differenze linguistiche tuttora presenti tra l’area nord e quella sud della Puglia derivano in parte proprio a queste differenti influenze.

Infatti il dialetto salentino viene identificato come variante di quello siculo e come esso ha forti richiami alla lingua greca.   Il periodo aureo la città lo attraversa con l’avvio della seconda dominazione bizantina avvenuta intorno all’anno mille. In questo periodo Otranto rifiorì nei commerci grazie soprattutto alle attività che passavano per il suo porto e per la centralità assunta in quel periodo dall’Adriatico. Ma non soltanto. In questo periodo raggiunsero un alto livello anche lo studio delle lettere e delle arti in genere.

Merito di questo rigoglio culturale fu soprattutto il Monastero di San Nicola di Casole. L’Abbazia, gestita da monaci basiliani quindi di rito greco, aveva una biblioteca grandissima una delle ricche dell’Europa dell’epoca. Qui era consentito lo studio delle lettere classiche in maniera del tutto gratuito e veniva fornito vitto ed alloggio. Insomma una sorta di casa dello studente.

A capo dell’Abbazia c’era il Nettario che fu pure il propulsore di un vera e propria corrente letteraria sorta qui prima delle esperienze dei circoli palermitani e toscani. Il Monastero ebbe un ruolo centrale dal punto di vista diplomatico nei rapporti tra Roma e Bisanzio ai tempi dello scisma d’Oriente. Sempre di Casole era il monaco Pantaleone che guidava le maestranze che tra il 1163 ed il 1165 incellarono il maestoso mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto.   Il periodo di decadenza della città iniziò nel XV secolo allorquando all’Impero Bizantino si sostituì quello ben più minaccioso degli Ottomani. Sempre in questo periodo, complice la scoperta dell’America, si assiste ad uno spostamento della direttrice dei commerci che dall’Adriatico passarono alla parte occidentale del Mediterraneo. Ma come se non bastasse nel 1480 l’Impero Turco organizzò uno sbarco in Italia con il non celato intento di giungere sino a Roma. E l’approdo naturale per le truppe fu proprio Otranto.

La città male difesa dall’esercito del Re di Napoli, allora impegnato in una campagna contro Firenze, capitolò dopo due settimane. Alle crudeltà commesse il Turco non seppe placarsi se non dopo aver condotto 800 maschi adulti sopravvissuti all’eccidio sul colle della Minerva. Qui chiese loro di rinnegare la fede in Cristo ed abbracciare quella in Maometto. Al rifiuto degli ottocento seguì la loro uccisione per decapitazione.

Oggi i resti dei martiri sono conservati nella Cattedrale dell’Annunziata. Un’altra parte è tenuta in Napoli nella Chiesa di Santa Caterina a Formello.   La città cadde in un periodo di crisi dalla quale tenterà a più riprese di risollevarsi ma non riuscirà mai a tornare agli antichi allori.