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Home » Stasera in TV » Raiplay

Può una scelta dolorosa restituire la vita? Su RaiPlay un thriller tratto da una storia vera

24 Ottobre 2025di Riccardo Cannavale
James Franco
James Franco

La determinazione che nasce dalla forza di volontà, la vita che prevale sulla morte. Ad ogni costo. Su Raiplay c’è un film americano tratto da una storia vera, un thriller che racconta la scelta drammatica ma decisiva di un uomo solo nel deserto che, pur di sopravvivere, compie un gesto estremo ma risolutore.

Il titolo del film è 127 ore e racconta una delle più incredibili storie vere di resistenza umana mai portate sullo schermo.

Diretto da Danny Boyle (già premio Oscar per The Millionaire e regista di Trainspotting e 28 giorni dopo), la pellicola del 2010 si ispira all’autobiografia di Aron Ralston, alpinista statunitense che nel 2003 rimase intrappolato per cinque giorni in un canyon dello Utah dopo che un masso gli aveva immobilizzato il braccio destro.

Quella che poteva sembrare la cronaca di una tragedia annunciata diventa, nelle mani di Boyle, un inno alla forza vitale dell’uomo, un viaggio interiore che parte dalla solitudine più assoluta per approdare alla rinascita.

Il protagonista è James Franco (Spider-Man, Mangia Prega Ama, Queen of the desert), che offre una delle interpretazioni più intense e fisiche della sua carriera.
Per quasi tutto il film è solo in scena, intrappolato tra la roccia e il deserto, eppure riesce a tenere viva l’attenzione dello spettatore grazie a una recitazione che alterna momenti di disperazione e lampi di ironia.
La macchina da presa di Boyle lo segue da vicino, dentro i respiri, nel battito delle tempie, negli allucinati flashback che affiorano man mano che la disidratazione e la paura prendono il sopravvento.

La trama di questo thriller da vedere su Raiplay è semplice, ma di una tensione crescente. Aron parte per un’escursione in bicicletta e a piedi nel Blue John Canyon, senza avvisare nessuno del suo itinerario.

Durante una discesa in una stretta gola, un masso si stacca e lo blocca. Passano ore, poi giorni: l’acqua finisce, le forze si esauriscono, i pensieri diventano visioni. Ralston filma se stesso con una videocamera, come a lasciare una traccia, un testamento.

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Fino a quando, dopo 127 ore, decide di amputarsi il braccio con un coltello da campeggio e tornare a vivere.

Boyle trasforma questa vicenda estrema in un film sorprendentemente vitale, quasi psichedelico per ritmo e colore. Il montaggio frenetico, le inquadrature multiple restituiscono il senso claustrofobico della trappola ma anche la bellezza abbacinante del deserto.

La colonna sonora, firmata da A. R. Rahman, accompagna il racconto con sonorità ipnotiche e struggenti, capaci di tradurre in musica la vertigine della sopravvivenza.

Il film è stato presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival 2010 e poi alla Mostra del Cinema di Venezia, dove ha ricevuto una standing ovation di oltre sette minuti.
Ha ottenuto sei nomination agli Oscar, tra cui Miglior film, Miglior attore protagonista e Miglior sceneggiatura non originale.

James Franco vinse anche l’Independent Spirit Award e ricevette elogi unanimi dalla critica che sottolineò come il protagonista  “trascina lo spettatore in un’esperienza fisica e spirituale senza precedenti”. The Guardian scrisse che “James Franco è eccezionale in questa storia vera che potrebbe farti passare la voglia di arrampicarti per sempre”, mentre The New York Times ricordò che al Telluride Film Festival “almeno uno spettatore ha dovuto essere trasportato su una barella, probabilmente vittima dell’ansia da scena di amputazione”.

Dal punto di vista commerciale, 127 ore ha incassato oltre 60 milioni di dollari in tutto il mondo a fronte di un budget di circa 18 milioni. Su IMDb il film registra un 7,6/10, mentre Rotten Tomatoes gli assegna un 93% di gradimento della critica e un 85% del pubblico.

Gli utenti Google lo promuovono con un 81% di recensioni positive, confermando che il tempo non ha intaccato la forza di questa storia.

127 ore, disponibile ora su Raiplay, è un’opera che parla del confine tra corpo e mente, della linea sottile che separa la paura dal coraggio, la solitudine dal desiderio di rinascere. E ogni granello di sabbia, ogni raggio di sole, ogni goccia d’acqua che torna a scorrere dopo il dolore diventa metafora della libertà.

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