La valutazione di un diamante non è sicuramente un’operazione banale, visto l’elevato valore che questa pietra preziosa può avere sul mercato. Chi effettua la valutazione è il gemmologo, un professionista specializzato nell’identificazione, nell’analisi e nella valutazione di pietre preziose, quali diamanti, perle ecc.
I gemmologi sono figure professionali di fondamentale importanza nel settore delle pietre preziose (visto che la valutazione di queste ultime ne determina la commercializzazione). La competenza acquisita con il loro percorso formativo consente a tali professionisti di riconoscere le caratteristiche fisiche, ottiche e chimiche delle pietre preziose. A tale scopo, questi esperti si avvalgono di attrezzature particolarmente sofisticate e di metodi specifici che consentono loro di effettuare valutazioni ben precise. I gemmologi si specializzano presso istituti di grande prestigio internazionale come per esempio il GIA (Gemological Institute of America) e l’IGI (International Gemological Institute) che tra l’altro rilasciano certificazioni per diamanti riconosciute a livello internazionale.
Ma quali sono i principali fattori che un gemmologo prende in considerazione e che risultano determinanti nella valutazione di un diamante? Cerchiamo di scoprirlo.
I fattori principali nella valutazione dei diamanti: le 4 C
La valutazione dei diamanti si basa su diversi fattori; quelli principali sono quattro e sono noti come 4 C, in riferimento al metodo 4 C ideato dal GIA, l’Istituto Gemmologico Americano: Carat Weight (Peso in Carati), Clarity (Purezza), Color (Colore) e Cut (Taglio).
Peso in Carati (Caratura) – Il peso dei diamanti si misura in carati; un carato equivale a 0,2 grammi (un quinto di grammo); in linea generale, maggiore è la caratura e più grande sarà il diamante e maggiore sarà il suo valore. Si deve fare attenzione a non confondere i carati in riferimento all’oro con quelli che si riferiscono ai diamanti; nel caso dell’oro il carato indica quanto oro puro è presente in una lega di oro; 1 carato equivale a una parte di oro su un totale di 24 parti di metallo costituenti la lega; 18 carati indica una lega che è costituita da 18 parti di oro e 6 parti di altri metalli. L’oro puro è quindi quello a 24 carati che però non viene impiegato in gioielleria (risulterebbe troppo morbido e non avrebbe la necessaria resistenza per durare nel tempo). Nei diamanti, invece, i carati esprimono un peso, non una percentuale di composizione.
Purezza – La purezza è un parametro che fa riferimento alla presenza o no di inclusioni o di imperfezioni all’interno della struttura del diamante. La verifica della presenza di inclusioni più o meno importanti richiede l’utilizzo di microscopi molto sofisticati (il lentino 10x non è sufficiente). I diamanti privi di inclusioni e imperfezioni sono davvero molto rari e questo aumenta di molto la loro valutazione. Esiste una scala standardizzata che indica la purezza dei diamanti; il livello più alto di purezza è indicato come FL/IF (Flawless/Internally Flawless ovvero Perfetto/Internamente Perfetto), mentre il più basso è I3 (inclusioni visibili a occhio nudo). Maggiore è la purezza, più alto sarà il valore della pietra.
Colore – La valutazione del colore fa piuttosto riferimento alla sua assenza di colore; la scala di riferimento parte dalla D (incolore) e arriva alla Z (giallo chiaro); i diamanti più pregiati (e quindi di maggior valore) sono incolori (dalla D alla F).
Taglio – Il taglio è, se vogliamo, la componente più “umana” del diamante; si tratta di un’operazione particolarmente delicata, frutto dell’abilità di esperti tagliatori; la perfezione del taglio incide molto sulla valutazione della pietra preziosa. Un ottimo taglio farà sì che la luce venga riflessa nel migliore dei modi possibili conferendole brillantezza e un’estetica impeccabile.
Vi sono poi altri fattori che possono incidere sulla valutazione dei diamanti, ma i quattro illustrati sono quelli che hanno il peso maggiore.
