Se pensi che le storie bibliche appartengano solo ai banchi di chiesa o alle pagine polverose dell’Antico Testamento, c’è un nuovo dramma originale Netflix che ti farà cambiare idea. Se sei disposto ad accogliere il ritmo lento di una storia che vuole insegnare qualcosa, troverai in questo titolo romantico e drammatico insieme un’opera capace di parlare al tuo cuore con semplicità. Una favola morale che resta fedele a un messaggio senza tempo: dall’oscurità può nascere una nuova luce.

Pubblicato in streaming il 26 settembre 2025 e diretto da Alanna Brown rilegge con coraggio – e con una sensibilità tutta contemporanea – il celebre racconto del Libro di Rut, trasformandolo in un dramma moderno che parla di dolore, fede e seconde possibilità.

Si intitola “Ruth & Boaz”, prodotto dalla Tyler Perry Studios (“She the People“, “Mea Culpa“) e distribuito direttamente da Netflix. Nello specifico, quest’opera nasce dalla collaborazione con DeVon Franklin, che ha preso il via nel 2024 con lo scopo di produrre diversi titoli a carattere spirituale e motivazionale per la piattaforma.

Il film, accolto dal pubblico con un 77% di gradimento degli utenti Google e 5,9/10 su IMDb, lavora con forza sui temi universali della fede, della redenzione e della speranza. La protagonista infatti non cerca semplicemente un nuovo amore, ma una strada per ritrovare sé stessa e un senso al proprio dolore. L’amore diventa quindi meno passione e più promessa, meno istinto e più impegno.

Un’interpretazione in linea con il racconto biblico, ma traslata in un contesto vicino allo spettatore di oggi. La protagonista è Ruth Moably (interpretata da Serayah McNeill), una giovane e talentuosa artista hip-hop di Atlanta che vede la propria vita crollare dopo la morte del fidanzato.

Sola, senza più riferimenti, decide di lasciare la carriera e trasferirsi in Tennessee, dove si prende cura di Naomi (la straordinaria Phylicia Rashād di “I Robinsons”, “La verità di Grace“), madre vedova del compagno scomparso. Qui Ruth trova lavoro in un vigneto gestito da Boaz (Tyler Lepley), un uomo di animo gentile che incarna l’idea di amore come cura e rinascita.

Ma i fantasmi del passato non tardano a riaffacciarsi, costringendola a fare i conti con colpa, minacce e paure mai del tutto sopite. La regia punta su uno stile visivo sobrio e rassicurante: la fotografia esalta i paesaggi rurali del Tennessee, in netto contrasto con il ritmo frenetico di Atlanta.

Questo dualismo – città contro campagna, caos contro pace – restituisce al film un respiro simbolico, quasi terapeutico. Il ritmo è volutamente lento, con lunghe pause introspettive che però rischiano talvolta di smorzare la tensione narrativa.

Nonostante i punti di forza, il film non è privo di limiti. La sceneggiatura tende a scadere in qualche cliché narrativo, mentre a tratti la componente religiosa è così esplicita da soffocare la naturalezza dei sentimenti. Questo aspetto viene però stemperato dalla componente musicale.

Infatti le scelte in questo senso sono capaci di restituire vibrazione e modernità a una storia che altrimenti rischierebbe di apparire troppo convenzionale. Se da un lato quindi non è un capolavoro della cinematografia, è certamente un film nella tipica tradizione Netflix che sa emozionare.

Si può dire infatti che funziona soprattutto se visto come una parabola di speranza. Il racconto di una donna che, pur attraversando dolore e perdita, sceglie di credere ancora nella vita, negli affetti e in una spiritualità che non è mai astratta, ma radicata nelle azioni quotidiane.