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Una scena della serie TV "10 piccoli Indiani"
Una scena della serie TV "10 piccoli Indiani" tratto dal libro di Agatha Christie
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Quei Dieci Piccoli Indiani…Avellinesi.

“La mente dell'uomo superiore ha familiarità con la giustizia; la mente dell'uomo mediocre ha familiarità con il guadagno”. 

Venerdì ho avuto l’onore ed il piacere di partecipare con un mio contributo alla presentazione del libro “Eroi nel Paese della Mafia” del Prof. Luigi Anzalone, presso il Circolo della Stampa di Avellino.

Per due ore si è aperta una discussione forte ed appassionata sul valore della legalità e della correttezza nel nostro Paese, e visti gli ospiti, era presente anche l’on. Bassolino ed il direttore Gianni Festa, non si è potuto non discutere, anche di quanto la politica possa e debba fare in tal senso.

La sala era piena ed ho avuto per qualche istante l’illusione che quanto fai per diffondere un certo tipo di cultura ed un certo messaggio, in fondo non sia del tutto sprecato, che anzi c’è chi ti ascolta, ed ha voglia di cambiare profondamente questo Paese, completamente divorato dalla corruzione.

Poi sei costretta a svegliarti dal sogno e ripiombi nella triste realtà Cittadina e nelle vicende del Congresso del Pd.

Un partito che in città non ha più ragione di esistere, che ha profondamente abbandonato ogni legame e contatto con la realtà, che continua a non intervenire nelle attività amministrative, pur avendo espresso quella classe dirigente, che continua a consentire brogli ed imbrogli, nella fase del Tesseramento, con il chiaro intento di proseguire sulla stessa linea di condotta che ha rovinato la nostra ossatura e che sta consegnando la Città, la Regione ed il Paese nelle mani di altre forze Politiche e del più assurdo ed inutile populismo.

Mentre la disoccupazione giovanile è a livelli mai raggiunti, storicamente parlando, e le aziende scappano dal Mezzogiorno, mentre la corruzione continua a divorare la macchina della Pubblica Amministrazione, e la Sanità e l’istruzione sono divenute un lusso, il Pd continua a consentire l’assalto ai Forni ad opera di qualche squallido provincialotto, senza alcuna volontà di riscatto.

Gli iscritti sono l’ossatura di un partito e non se ne può tradire la volontà e la fiducia.

Non si può lasciare che le decisioni vengano prese in qualche stanza allontanando il popolo dalla gestione del Partito, perché così la Politica muore e con essa chi la rappresenta.

Non sono più immaginabili direttori, o consessi privati che hanno come obiettivo la spartizione di poltrone e di numeri, o la trattativa sulle prossime candidature.

Chi ha gestito il Partito in questi anni ha oggettivamente fallito ed ha fallito non solo perché ha coltivato il mero consenso personale, ma ha fallito perché ha espresso una gestione amministrativa tra le più basse dell’ultimo ventennio.

Nessuno si offenda, ma neanche Galasso era riuscito in questa miserevole opera.

L’orizzonte è apocalittico, degno di un film di fantascienza, e la sensazione è sempre quella di una insegna su di un balcone a Via Tagliamento, invaso da  polvere e vecchiume, e non mi riferisco ad un dato meramente anagrafico.

I metodi, le procedure sono sempre le stesse, tutto si gioca in casa, come se si trattasse di una partita a briscola, un po’ come la scena di Dieci Piccoli Indiani, in cui ciascuno sa che deve diffidare dell’altro che è seduto accanto.

Etica, legalità, servono a riempire solo le pagine dei discorsi elettorali, ma poi la gente, gli iscritti, i simpatizzanti non possono scegliere liberamente, e tutto diviene la mera conta delle tessere che qualche Finanziatore occulto ha consentito di acquistare.

Il discrimine non è quindi il merito, la competenza, ma il soldo, l’affare promesso, l’appalto che può essere aggiudicato, la direzione dei lavori, la consulenza.

Ed allora si amici e compagni teniamoci il Cubo a Piazza Libertà, teniamoci un Teatro semi-vuoto, le municipalizzate, carrozzoni politici, nate per garantire voti, teniamoci i Mostruosi Palazzi in centro città, l’immondizia nelle strade, teniamoci un Eliseo che diverrà un altro scatolone per accontentare le velleità di qualche altro Intellettualoide nostrano.

Si compagni ci stanno imbrogliando per l’ennesima volta, vogliono rendere ciechi a qualsiasi forma di bello, e presto diremo che anche le spianate di pietra in fondo poi non sono tanto male, che non ci sono più soldi da investire e che questo è quello che ci tocca.

Ma non possiamo consentire a nessuno di scegliere per noi, non possiamo rimanere più fermi, dobbiamo pretendere e riprenderci la città e mi spiace non me ne voglia nessuno, ma si parte ricostruendo una sana visione Politica, ricostruendo lo scheletro dei Partiti, e cacciando a pedate chi ha divorato, materialmente, il nostro senso di Comunità.

Scegliamo di essere per una volta Eroi e non pedine.

“Le cose che si vedono sono terrene, quelle che non si vedono sono eterne”

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