Tra le tante commedie italiane disponibili su Netflix, ce ne sono alcune che, viste oggi una accanto all’altra, sembrano comporre un piccolo romanzo morale sul nostro presente. Non solo perché fanno ridere o feriscono nei punti giusti, ma perché raccontano il tempo in cui viviamo: quello delle relazioni fragili, delle verità taciute, delle famiglie che cambiano forma e dei sentimenti che chiedono di essere presi sul serio.
Non serve seguirli in ordine di uscita, perché il bello è proprio il percorso che costruiscono insieme. Sono film che parlano di segreti, tradimenti, fede, tempo e amore, e che messi uno accanto all’altro sembrano raccontare un unico viaggio dentro le contraddizioni della vita adulta.
Il consiglio è di partire da “Perfetti sconosciuti”, il film cult firmato da Paolo Genovese nel 2016. E’ costruito attorno a una cena tra amici che si trasforma in un esperimento crudele: mettere i cellulari sul tavolo e condividere ogni messaggio, ogni telefonata, ogni notifica. Il film, ancora disponibile in streaming su Netflix, conserva intatta la sua forza perché ha capito prima di molti altri che lo smartphone non è un oggetto, ma il caveau delle nostre doppie vite.
Nel cast ci sono Giuseppe Battiston, Anna Foglietta e Marco Giallini, ma il vero protagonista è il meccanismo stesso della rivelazione. È una commedia, sì, ma con il passo del dramma da camera, e ancora oggi colpisce per precisione e ferocia.
Da lì il passaggio naturale è “Gli infedeli”, film antologico del 2020 diretto da Stefano Mordini, che prende il tradimento maschile e lo tratta con un tono apparentemente leggero, quasi da beffa, salvo poi lasciare sul fondo un sapore più amaro del previsto. La presenza di Valerio Mastandrea, Riccardo Scamarcio, Massimiliano Gallo e Laura Chiatti dà corpo a un racconto che osserva i difetti sentimentali maschili senza trasformarli in assoluzione.
Qui l’ipocrisia non esplode tutta insieme come in Perfetti sconosciuti: serpeggia, si giustifica, si traveste da abitudine. Ed è proprio per questo che il film può diventare, nel pillar, il secondo gradino di un itinerario sulle maschere che indossiamo quando l’intimità si fa scomoda.
A questo punto il tono può cambiare, senza spezzarsi, con “Se Dio vuole” di Edoardo Falcone, uscito nel 2015, dove la commedia si apre a una riflessione più sottile sul bisogno umano di credere, controllare, giudicare. La premessa è formidabile: un cardiochirurgo ateo e sicuro di sé, interpretato da Marco Giallini, scopre che il figlio vuole farsi prete e dichiara guerra al sacerdote che ritiene responsabile di quella scelta.
Accanto a lui c’è Alessandro Gassmann, in un ruolo che sposta continuamente il baricentro del film. È una commedia che non pontifica e non cerca scorciatoie morali; preferisce lavorare per attrito, facendo coesistere ironia e inquietudine. In questo percorso narrativo diventa il film della crisi delle certezze, quello in cui il sarcasmo comincia a incrinarsi e lascia entrare una domanda più profonda.
Dopo le bugie, i tradimenti e le convinzioni che vacillano, il passo successivo è il tempo. “Era ora”, film del 2023 diretto da Alessandro Aronadio, sceglie infatti una cornice da commedia sentimentale con elemento fantastico per parlare di una paura molto concreta: accorgersi troppo tardi di avere vissuto in automatico.
Il protagonista Dante, interpretato da Edoardo Leo, si ritrova a saltare di anno in anno, sempre nel giorno del suo compleanno, mentre la vita gli scorre addosso senza che possa davvero abitarla. Accanto a lui Barbara Ronchi porta una verità emotiva che impedisce al film di restare solo un gioco narrativo. Nel nostro percorso narrativo questo titolo ha una funzione decisiva: trasforma l’ansia contemporanea in racconto popolare e ricorda quanto il tempo, nel cinema come nella vita, sia spesso il vero antagonista.
Il punto di arrivo ideale, però, è “Nata per te” di Fabio Mollo, uscito nel 2023 e tratto dal libro di Luca Trapanese e Luca Mercadante. Qui tutto quello che nei film precedenti appariva ambiguo, fragile o incompiuto trova una forma più limpida. La storia di Luca, single gay che lotta contro il sistema giudiziario italiano per adottare una neonata con sindrome di Down, non cerca facili scorciatoie emotive: cerca invece il peso concreto dell’amore quando deve farsi scelta, presenza, ostinazione.
Pierluigi Gigante, Teresa Saponangelo e Barbora Bobuľová sostengono una narrazione che tocca temi sociali e familiari con misura. Dopo tanti personaggi che mentono, tradiscono, resistono o rimandano, questo film chiude il percorso con una domanda diversa: che cosa sei disposto a fare quando ami davvero?
Visti in questa sequenza, questi film italiani su Netflix finiscono per dialogare tra loro in modo naturale. Sembrano tappe diverse di uno stesso racconto, dove il cinema italiano entra nelle crepe delle relazioni, ne coglie contraddizioni e paure, e prova a restituirle con ironia, amarezza e una sorprendente dose di umanità.
