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Questi giorni, su Raiplay c’è un film del 2015 da riscoprire

Da recuperare su RaiPlay un film italiano delicato e intenso che parla di crescita, identità e libertà attraverso un viaggio che segna per sempre.
27 Dicembre 2025di Lino Sorrentini
Questi giorni, un bel film Italiano da vedere su Raiplay
Questi giorni, un bel film Italiano da vedere su Raiplay


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Da recuperare su RaiPlay un film italiano delicato e intenso che parla di crescita, identità e libertà attraverso un viaggio che segna per sempre.

C’è un certo cinema italiano che parla piano, senza alzare la voce, e proprio per questo resta addosso più a lungo. Un cinema che osserva i corpi in movimento, i silenzi tra una battuta e l’altra, i desideri che non sanno ancora come chiamarsi. È quel filone fatto di viaggi interiori, prima ancora che geografici, che negli ultimi anni è spesso rimasto sottovalutato o uscito in sordina, ma che oggi merita di essere riportato sotto i riflettori. Su RaiPlay c’è un titolo che incarna perfettamente questa tradizione: “Questi giorni”, film del 2016 che vale davvero la pena (ri)vedere.


Diretto da Giuseppe Piccioni, presentato in concorso alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e ispirato a un romanzo inedito di Marta Bertini, il film è un road movie declinato al femminile che racconta una generazione sospesa, fragile, precaria nei sentimenti e nelle prospettive. Un racconto che non cerca l’effetto, ma la verità emotiva.

Piccioni torna sul tema del viaggio dopo Chiedi la luna, ma qui il movimento non è mai liberatorio. Anzi, strada dopo strada, chilometro dopo chilometro, il film smonta l’illusione che basti partire per cambiare davvero. Il viaggio diventa un dispositivo narrativo per mettere a nudo le crepe, non per nasconderle. E in questo senso “Questi giorni” è un film da intenditori, capace di parlare a chi ama il cinema che osserva, che ascolta, che lascia spazio allo spettatore.

Alla sua uscita, la pellicola ha diviso la critica, ma è stato riconosciuto come un film coerente e maturo nel percorso di Giuseppe Piccioni. Diverse testate italiane hanno sottolineato la delicatezza dello sguardo registico e la capacità di raccontare una generazione femminile senza stereotipi, scegliendo un tono intimo e misurato. La candidatura di Margherita Buy ai Nastri d’Argento ha rappresentato uno dei riconoscimenti più concreti al lavoro attoriale del film, confermando la solidità di un cast capace di sostenere un racconto corale complesso e privo di facili semplificazioni.



Rivisto oggi, “Questi giorni” appare più attuale di quanto non fosse nel 2016. I temi della precarietà emotiva, dell’incertezza lavorativa e della difficoltà di scegliere chi diventare parlano con forza a una generazione che continua a muoversi senza punti fermi. Proprio per questo il film si presta a una nuova lettura: non come semplice road movie, ma come ritratto lucido di un’età di passaggio in cui partire non significa necessariamente fuggire, ma provare a guardarsi con maggiore onestà.

Le protagoniste sono quattro amiche di provincia, legate più da un’urgenza condivisa che da reali affinità. Caterina, Liliana, Angela e Anna partono insieme verso Belgrado, dove una di loro ha trovato un lavoro apparentemente promettente. È una partenza che sa di fuga, di tentativo disperato di rimettere ordine in vite che sembrano già bloccate prima ancora di cominciare.

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Caterina, interpretata da Marta Gastini, è l’anima inquieta del gruppo, schiacciata da un amore segreto e insoddisfacente. Liliana, a cui presta volto Maria Roveran, è una studentessa alla fine del suo percorso universitario, confusa, attratta più da un’idea di futuro che da una reale vocazione. Angela, interpretata da Laura Adriani, è intrappolata in una relazione sbagliata e in un contesto familiare soffocante. Anna, la più “equilibrata”, suonatrice di violino al conservatorio, porta con sé una gravidanza e un’idea di stabilità che verrà lentamente messa in discussione.

Attorno a loro gravitano figure adulte che incarnano modelli fragili e contraddittori. C’è il professore di letteratura inglese interpretato da Filippo Timi, e soprattutto la madre di Liliana, una Margherita Buy intensa e malinconica, capace di restituire il ritratto di un’adulta che si rifiuta di accettare il tempo che passa.


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Il film procede per accumulo emotivo. All’inizio osserva, prende le misure, poi lentamente accelera, lasciando emergere malattie taciute, gravidanze inattese, amori irrisolti. Non c’è mai compiacimento nel dolore, ma una costante attenzione ai dettagli: uno sguardo che si abbassa, una frase detta a metà, un silenzio che pesa più di qualsiasi confessione.

Il vero punto di forza di “Questi giorni” è proprio qui: nella sua capacità di raccontare la fragilità senza giudicarla. Piccioni non offre risposte, non chiude i conti. Il finale resta aperto, multiplo, interpretabile. Tante letture quanti sono gli spettatori. Ed è forse per questo che il film, rimasto nell’ombra alla sua uscita, oggi appare ancora più attuale.


Rivederlo su RaiPlay significa riscoprire un piccolo gioiello nascosto del cinema italiano contemporaneo. Un film che parla di scelte mancate, di identità in costruzione, di quel momento preciso in cui capisci che crescere non è diventare forti, ma imparare a guardarsi senza sconti. Un titolo da recuperare assolutamente, soprattutto se ami le storie autentiche, quelle che non hanno bisogno di gridare per farsi ascoltare.


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