Nel tennis maschile e femminile, la classifica mondiale dei giocatori è determinata dai
ranking ATP e WTA. Ogni torneo disputato durante la stagione contribuisce ad aumentare
o ridurre i punti di ciascun tennista, influenzando così la sua posizione nella classifica.
Una posizione più alta nel ranking non solo garantisce un seeding favorevole nei tornei, con la
possibilità di essere testa di serie e talvolta saltare il primo turno, ma apre anche la strada
alla partecipazione alle ATP e WTA Finals, il prestigioso torneo di chiusura della stagione.
Ma a cosa serve esattamente questa classifica e con quale frequenza viene aggiornata
per determinare chi è il numero uno del mondo?
Il sistema dei punti e la classifica mondiale nel tennis
Il ranking ATP e WTA si basa su un sistema dinamico che considera i risultati dei giocatori e delle giocatrici nell’arco di un anno, strutturato come un ciclo mobile di 52 settimane.
Ogni lunedì, tranne alcune eccezioni come i tornei del Grande Slam, il Miami Open e Indien Wells, la classifica viene aggiornata.
Infatti, i punti conquistati nella stessa settimana dell’anno precedente vengono sottratti e sostituiti con quelli ottenuti nei tornei appena disputati.
Per questo motivo si parla spesso di “punti da difendere”: chi ottiene grandi risultati in un torneo dell’anno precedente, deve confermarsi anche nella stagione in corso per mantenere il punteggio e la posizione in classifica.
Ad esempio, se un tennista ha vinto un torneo ATP 500 l’anno scorso e quest’anno non partecipa o non raggiunge la stessa fase, perderà i punti conquistati, vedendo scendere la propria posizione nel ranking. La stessa logica vale per i tornei del Grande Slam: un vincitore ottiene 2000 punti, che rischia di perdere se nella stessa settimana dell’anno successivo non ripete la medesima prestazione.
Questo sistema garantisce un meccanismo meritocratico, in cui costanza e performance durante tutta la stagione sono fondamentali per scalare la classifica e qualificarsi ai tornei più prestigiosi comprese le ATP e WTA Finals.
Non sorprende, quindi, che il ranking sia uno dei parametri più considerati anche dai bookmaker per le quote delle scommesse sportive sui principali tornei, in quanto posizione e punti accumulati forniscono indicazioni preziose sulla forma dei giocatori in gara.
Quanto valgono i punti nei diversi tornei?
Non tutti i tornei valgono lo stesso nel ranking ATP; ecco come vengono distribuiti i punti in queste categorie:
- Slam: 2000 punti al vincitore, 1300 al finalista, 800 ai semifinalisti, 400 ai quarti, fino a 10 punti per chi esce al primo turno;
- Masters 1000: 1000 punti al vincitore, 650 al finalista, 400 ai semifinalisti, e punteggi decrescenti nei turni precedenti;
- ATP 500: 500 punti al vincitore, 330 al finalista, 200 in semifinale;
- ATP 250: 250 punti per la vittoria, 165 al finalista, 100 in semifinale.
Quali tornei assegnano punti per il ranking ATP e WTA?
Per costruire il proprio piazzamento in classifica, i tennisti devono ottenere risultati nei tornei riconosciuti dai circuiti ATP e WTA. Non tutti gli eventi, infatti, hanno lo stesso peso né vengono conteggiati allo stesso modo: ogni giocatore può accumulare punti solo da un numero specifico di tornei durante la stagione. Nel circuito ATP, la classifica considera:
- ATP Finals (solo per i qualificati);
- I quattro Slam;
- Otto Masters 1000 obbligatori;
- Sette migliori risultati tra ATP 500, ATP 250, il Masters 1000 di Monte Carlo e tornei Challenger/ITF.
In totale, quindi, vengono conteggiati 19 tornei, più un evento bonus valido per singolare e doppio. Per il circuito WTA, il sistema è molto simile:
- WTA Finals (solo per le qualificate)
- I quattro Slam
- Sette WTA 1000 “combined” come Indian Wells, Miami, Madrid, Roma o Pechino
- Sette migliori risultati tra WTA 125, 250, 500 e WTA 1000 non combined
In questo caso il totale è di 18 tornei, più uno aggiuntivo per il singolare. Per il doppio femminile, invece, si considerano i migliori 12 risultati. È importante ricordare che non tutte le competizioni internazionali contribuiscono al ranking: eventi come Coppa Davis, Billie Jean King Cup e Giochi Olimpici mantengono grande prestigio, ma non assegnano punti.
Restano, però, tappe fondamentali per la carriera di un tennista, anche se senza effetto diretto sulla classifica mondiale.
Arrivare in alto è un conto, restarci un altro
Il ranking ATP premia chi mantiene costanza, ma restare in cima è molto più difficile che scalare posizioni. Chi raggiunge i vertici rischia di perdere terreno se i risultati non vengono confermati: un esempio recente è Caster Ruud, che nel 2022 sfiorò la vetta del ranking per poi scivolare fino alla dodicesima posizione l’anno successivo a causa di prestazioni meno brillanti. Allo stesso tempo, chi parte da più lontano può fare grandi balzi grazie a risultati importanti nei tornei chiave. È il caso di Ben Shelton, passato dal 96° al 17° posto in un solo anno, o di Matteo Arnaldi, salito dal 134° al 44° grazie a performance di rilievo.
Race ATP e WTA: come si differenzia dal ranking
Accanto al ranking tradizionale, basato sui risultati accumulati nelle ultime 52 settimane,
ogni stagione tennistica riparte con una classifica parallela: la Race ATP e WTA, a
differenza del ranking ufficiale, che non si azzera mai completamente, la Race considera
esclusivamente i punti ottenuti dall’inizio dell’anno solare.
Per questo motivo, nella prima settimana di gennaio tutti partono da zero: un giocatore può trovarsi in fondo alla Race pur rimanendo molto in alto nel ranking, che continua invece a riflettere anche i risultati delle 51 settimane precedenti. La Race ha un obiettivo preciso: stabilire chi si qualificherà alle
Finals di fine stagione, premiando i migliori otto tennisti e le migliori otto tenniste dell’anno.
Ogni risultato conta, dai tornei minori fino agli Slam, i punti conquistati aumentano sia la
classifica ufficiale sia la Race, come nel caso dei 2000 ottenuti da un campione agli
Australian Open. Esiste infine un ulteriore meccanismo che tutela gli atleti: il protected
ranking.
Questo strumento permette ai giocatori che rientrano dopo lunghi infortuni di iscriversi ai tornei utilizzando la posizione che avevano prima dello stop, fino a un massimo di 12 eventi, evitando così di essere penalizzati da mesi di inattività.
