Il conto corrente sembra sicuro, le obbligazioni pagano una cedola, il capitale resta formalmente intatto. Eppure, in alcuni contesti economici, il risparmiatore può perdere ricchezza senza vedere un prelievo diretto sul proprio patrimonio. È il meccanismo della repressione finanziaria, un fenomeno poco percepito ma molto concreto: quando l’inflazione corre più dei rendimenti, il denaro conserva il suo valore nominale ma perde potere d’acquisto.
Ne parliamo con il dottor Paolo Sanfilippo, Agente Generale Di Generali Avellino Italia nonché Ceo di ISA Irpinia Sannio Assicurazioni e Investimenti e Consulente di Banca Generali Private, per capire che cosa significa davvero repressione finanziaria, perché può penalizzare i risparmiatori più prudenti e quali criteri adottare per proteggere nel tempo il proprio patrimonio.
Dottor Sanfilippo, che cos’è la repressione finanziaria?
“La repressione finanziaria è una situazione in cui chi detiene liquidità, depositi o obbligazioni viene penalizzato in modo indiretto, perché i tassi di interesse reali restano bassi o negativi.
La formula da ricordare è semplice: Tasso reale ≈ tasso nominale − inflazione
Facciamo un esempio. Se un BTP o un deposito rendono il 3% annuo, ma l’inflazione è al 5%, il rendimento reale è negativo: 3% − 5% = -2%
Questo significa che il risparmiatore guadagna interessi in termini nominali, ma perde potere d’acquisto. Il capitale cresce sulla carta, ma nella realtà economica vale meno.”
Perché gli Stati possono favorire questa situazione?
“La repressione finanziaria può essere utile soprattutto agli Stati molto indebitati. Se uno Stato riesce a finanziarsi a tassi relativamente bassi mentre l’inflazione resta superiore al costo del debito, il peso reale del debito pubblico tende a ridursi nel tempo.
Il meccanismo è semplice: il debito è espresso in euro, ma prezzi, redditi nominali ed entrate fiscali crescono con l’inflazione. Così il debito, pur restando formalmente elevato, diventa meno pesante rispetto al PIL e alla capacità fiscale del Paese. In sintesi, lo Stato rimborsa il debito in una moneta che, nel frattempo, ha perso parte del proprio valore reale.”
Chi ci guadagna?
“A beneficiare di questa situazione sono soprattutto i debitori, compresi gli Stati fortemente indebitati. Chi deve restituire denaro nel tempo può trarre vantaggio da un’inflazione superiore ai tassi pagati. In pratica, il debito viene rimborsato con una moneta che vale meno rispetto al momento in cui è stato contratto.”
Chi ci perde?
“A perdere sono soprattutto i risparmiatori prudenti: chi lascia somme importanti sul conto corrente, chi investe in depositi poco remunerativi, chi possiede obbligazioni con rendimenti inferiori all’inflazione.
Sono penalizzati anche pensionati, famiglie con redditi fissi e investitori molto conservativi, perché il loro patrimonio può ridursi in termini reali pur restando stabile o persino crescendo in termini nominali. Il danno non è immediatamente visibile. Proprio per questo può essere sottovalutato.”
Può fare un esempio numerico?
“Immaginiamo un risparmiatore con 100.000 euro investiti al 3% annuo.
Dopo un anno avrà 103.000 euro. Se però nello stesso periodo l’inflazione è stata del 6%, per acquistare gli stessi beni e servizi dell’anno precedente servirebbero circa 106.000 euro.
Il risultato è chiaro: il risparmiatore ha guadagnato 3.000 euro in termini nominali, ma ha perso circa 3.000 euro di potere d’acquisto reale. Il saldo è cresciuto, ma la ricchezza effettiva si è ridotta.”
Come può difendersi il risparmiatore?
“Il problema principale è evitare che il patrimonio resti fermo per molti anni in strumenti che non riescono a compensare l’inflazione. Non esiste una soluzione unica valida per tutti, ma esistono alcuni principi di buon senso finanziario.”
È corretto lasciare molta liquidità sul conto corrente?
“Mantenere una quota di liquidità per emergenze e spese previste è corretto. Il problema nasce quando somme molto elevate restano ferme per anni su conti correnti o strumenti con rendimento vicino allo zero.
Ad esempio, con 100.000 euro lasciati sul conto e un’inflazione media del 3% annuo, dopo dieci anni il potere d’acquisto sarebbe equivalente a circa 74.000 euro di oggi.
Il capitale nominale resta lo stesso, ma il suo valore reale si riduce sensibilmente.”
Basta fare un giro sul sito di Bankitalia ( sezione statistiche ) per costatare che sui conti correnti bancari degli abitanti della provincia di Avellino e Benevento ci sono parcheggiati ben 14 Miliardi di Euro per capire quanto sia sottovalutato e non percepito il fenomeno della Repressione Finanziaria .
Perché è importante investire e diversificare?
“La diversificazione è uno degli strumenti più importanti per proteggere il patrimonio nel tempo. Storicamente, alcune attività hanno dimostrato una maggiore capacità di resistere all’inflazione e alla perdita di potere d’acquisto:
- azioni;
- immobili;
- obbligazioni indicizzate all’inflazione;
- alcune materie prime, in particolare l’oro.
Questo non significa acquistare tutto indistintamente, ma evitare di concentrare l’intero patrimonio in una sola categoria di investimento.”
Perché può essere utile avere una quota azionaria?
“Nel lungo periodo, le azioni rappresentano quote di aziende che possono aumentare prezzi, ricavi e utili. Società solide, con marchi forti, buona capacità di generare cassa e presenza internazionale, possono trasferire buona parte parte dell’inflazione sui prezzi finali.
Questo non elimina la volatilità dei mercati azionari, ma può contribuire a preservare il potere d’acquisto nel lungo periodo, soprattutto per chi ha un orizzonte temporale adeguato.”
Le obbligazioni a tasso fisso sono rischiose?
“Le obbligazioni a tasso fisso possono essere utili, ma vanno comprese bene. Se oggi si acquista un’obbligazione con rendimento del 3% e nei prossimi anni l’inflazione media fosse del 4%, il rendimento reale sarebbe negativo.
Il rischio aumenta soprattutto sulle scadenze molto lunghe, perché il capitale resta esposto più a lungo al possibile aumento dei prezzi e alla variazione dei tassi. Non significa evitarle sempre, ma inserirle con consapevolezza in una strategia equilibrata.”
Questo Vale anche per i TFR ?
Certamente. Nel momento in cui si sceglie di destinare il TFR alle forme di previdenza Complementare , e’ consigliabile farsi seguire sempre da gente di comprovata esperienza per evitare di fare degli errori che si possono penalizzare molto il capitale a molti anni di distanza .
Gli immobili invece proteggono sempre dall’inflazione?
“Non sempre. Gli immobili possono offrire una protezione contro l’inflazione, soprattutto se ben posizionati e capaci di generare reddito da locazione. Un immobile di qualità può beneficiare nel tempo della rivalutazione del capitale e dell’adeguamento dei canoni.
Tuttavia, non tutti gli immobili sono uguali. Contano posizione, domanda reale, costi di manutenzione, tassazione, liquidabilità e qualità dell’investimento.
L’immobile non va considerato automaticamente un bene rifugio, ma uno strumento da valutare con attenzione.”
Qual è l’errore più comune dei risparmiatori?
“Molti risparmiatori guardano soltanto il rendimento nominale. È un errore comprensibile, ma pericoloso.
La domanda corretta non è soltanto: “Quanto rende questo investimento?”. La domanda più importante è: “Quanto rende al netto dell’inflazione?”
Solo ragionando in termini reali è possibile capire se il patrimonio sta davvero crescendo o se sta semplicemente perdendo valore più lentamente.
La repressione finanziaria è insidiosa proprio perché non si presenta come una perdita immediata. Agisce nel tempo, in modo silenzioso, riducendo gradualmente la ricchezza reale di chi non adegua le proprie scelte finanziarie al contesto economico.
Per questo è importante non fermarsi al rendimento apparente, ma costruire una strategia coerente con obiettivi, orizzonte temporale e profilo di rischio.
Cambiare prospettiva significa valutare il patrimonio non solo per il valore scritto sull’estratto conto, ma per la sua reale capacità di mantenere potere d’acquisto nel tempo.”
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Le informazioni contenute in questa intervista hanno finalità esclusivamente divulgative e non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata. Ogni decisione di investimento deve essere valutata in base alla situazione individuale del risparmiatore.
