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Risanamento conservativo di un immobile: cosa è?

Se si parla di ristrutturazione non molti sanno che, in realtà, i tipi di intervento possono essere diversi. Spesso risanamento e ristrutturazione tendono ad essere confusi, ma vi sono sostanziali differenze tra questi tipi di lavori.

La legge italiana è la prima a dare una definizione ben precisa dei tipi di intervento possibili con l’articolo 3 del Testo Unico dell’Edilizia.

Questa tipologia di lavori è spesso necessaria quando si affitta o si compra un immobile per poterlo abitare in maniera comoda, sia che si parli di piccole modifiche, sia che siano necessari degli interventi a livello strutturale.

Secondo la legge, le categorie di lavori sono 5:

  • manutenzione ordinaria
  • manutenzione straordinaria
  • restauro e risanamento conservativo
  • ristrutturazione edilizia
  • ristrutturazione urbanistica.

Ognuna di queste categorie richiede però della documentazione ben precisa, ma se avete deciso di fare una ristrutturazione a Bolzano, c’è chi se ne occuperà per voi con estrema competenza. Vediamo bene in cosa consiste un risanamento conservativo.

Quali elementi definiscono il risanamento conservativo

Prima di tutto c’è da dire che restauro e risanamento fanno riferimento a tutti gli interventi edilizi che servono a conservare la struttura e ne assicurano la funzionalità, senza però trascurare gli elementi tipologici e formali della struttura stessa.

Questi interventi possono quindi essere il ripristino ed il rinnovo di elementi che costituiscono l’edificio, il consolidamento, l’inserimento di altri elementi e degli impianti ed infine la rimozione di elementi estranei all’edificio.

Restauro e risanamento, seppur considerate dalla legge in un’unica categoria, hanno tra loro delle importanti differenze. Il restauro infatti è un tipo di intervento che si applica solamente ad edifici con valore storico ed artistico, come, ad esempio, il Colosseo.

Per contro, il risanamento conservativo ha lo scopo di recuperare un edificio da un punto di vista funzionale, igienico e statico, per cui sono ammesse modifiche sia alla struttura che alla planimetria, cosa che non potrebbe mai avvenire con un intervento di restauro. Per fare un esempio concreto potremmo pensare ad un casale fatiscente in campagna. In questo caso è applicabile il risanamento.

Quali elementi della struttura possono essere modificati

In linea di massima, per il restauro e per il risanamento, sono ammesse le seguenti modifiche alle strutture:

  • ripristino, sostituzione ed integrazione di finiture esterne con materiali che non diminuiscano valore e pregio,
  • ripristino e consolidamento di elementi strutturali utilizzando materiali e tecniche identici o compatibili con gli originali,
  • ripristino e valorizzazione di murature perimetrali, dei tamponamenti e delle aperture esterne,
  • la modifica degli interni deve mantenere le caratteristiche architettoniche e decorative originarie,
  • ripristino o rinnovamento delle finiture interne utilizzando materiali e tecniche identici o compatibili con gli originali,
  • realizzazione o integrazione di impianti e servizi igienici seguendo la normativa vigente,
  • installazione di impianti e reti all’interno o all’esterno dell’edificio

Restauro e risanamento: quali sono le differenze

Riassumendo, un intervento di restauro serve a rendere utilizzabili e recuperabili edifici dal valore storico e artistico, di modo che non continuino a deperire con il passare del tempo.

Il risanamento invece, può prevedere anche l’unione di due appartamenti in uno solo, ma anche la suddivisione di un immobile in due unità abitative. Si possono inoltre avere modifiche dei muri portanti, dei solai, delle coperture e delle scale.

Come fare richiesta per risanamento conservativo

Come già accennato in precedenza, vi sono ditte che si occupano anche della parte burocratica quando si decide di intervenire con un risanamento.

Questi interventi possono essere effettuati solamente se si ha una autorizzazione previa rilasciata dal Comune dove è situato l’immobile. La richiesta può essere presentata tramite SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), tramite DIA (Denuncia di Inizio Attività) o tramite Permesso di Costruire.

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