Gli affreschi di Giovanni Luca de Luca nella basilica di S. Pietro alli Marmi

Un affresco di Giovanni Luca de Luca nella basilica di S. Pietro alli Marmi

di Paolo Sgroia

La basilica di S. Pietro alli Marmi, fondata dai Benedettini nel secolo XI, nell?agosto del 1929, subì un disastroso crollo che distrusse tutto il tetto e parte dell' ala sinistra.

In tale circostanza, si scoprì in modo fortuito la cripta di S. Berniero, ed anche il suo corpo, posto nella cappella a lui dedicata, situata in fondo alla chiesa sul lato del campanile. Tra il 1930 e il 1934, l?architetto Gino Chierici, Soprintendente per la Campania all?arte medioevale e moderna, oper?un radicale rifacimento della basilica: furono ricostruite le capriate della copertura, fu rifatto il pavimento e gran parte dell?intonaco (?Opere Pubbliche?, a. 1933, n. 11-12).

La chiesa conserva ancora l?impianto basilicale con tre navate che terminano con altrettante absidi. Vi sono in tutto sei archi rialzati per parte, con sette colonne sormontate da interessanti capitelli di spoglio di varie forme e dimensioni; le colonne presso l?altare sono pi?piccole e senza base. L?interno si presenta con pavimento in cemento e pareti intonacate. L?abside centrale, riceve luce da un?ampia monofora, e all?interno non si notano decorazioni. Le due absidiole laterali invece si presentano con un ciclo di affreschi ripreso di recente.

La chiesa anticamente si doveva trovare ai lati di un?antica strada ora non pi?visibile; l?entrata principale era sul lato occidentale, proprio di fronte all?abside centrale. Varie modifiche furono apportate nel secolo XVI dall?abate commendatario cardinale Antonio Carafa.

L?alto prelato dei marchesi di Montenero, figlio di Rinaldo e Giovannella Carafa, fu ordinato canonico di S. Pietro da Paolo IV suo parente, e cardinale da Pio V. Distintosi per la sua cultura ricevette l?incarico di correggere il Breviario, il Messale e attese a traduzioni dei testi biblici e ad un?edizione delle decretali pontificie.

Egli nacque a Napoli nel 1538 e mor?a Roma il 1591 dove fu sepolto nella chiesa di S. Silvestro in Monte Cavallo; sulla tomba fu apposta la semplice epigrafe: Antonij Carrafae S.R.E. Presbit. Cardin.

Nel maggio del 1568 egli divenne abate della badia di Eboli, allora denominata S. Pietro Apostolo; il nuovo nome ?alli Marmi? gli ?stato dato dopo i lavori di restauro del 1934.

Il cardinale subito prese a cuore la chiesa, ed intervenne con lavori di rifacimento che portarono a sostanziali modifiche: fece murare l?antica porta aprendone una nuova, laterale, quella attuale, dove fece porre il suo stemma cardinalizio con la scritta ?PIO V? P.M. ANTONIUS S.P.E. DIAC CAR. CARAFA 1570?.

Nell?abside centrale, fece collocare la magnifica tela che raffigurava la consegna delle chiavi a S. Pietro, con sotto la dicitura del suo nome. Sempre dell?epoca c?era ancora nella chiesa un trittico datato 1576 raffigurante la Vergine con i SS. Francesco e Antonio. Il cardinale per accrescere ancora di pi?l?importanza del tempio ottenne da Gregorio XIII che l?altare di S. Berniero fosse dichiarato, nel 1578, privilegiato quotidiano perpetuo come si evince da una lapide murata nella cripta del santo spagnolo.

All?inizio degli anni settanta l?alto prelato, sempre per dare lustro alla chiesa, fece affrescare le absidiole laterali; di quella centrale purtroppo non ci sono tracce che possono testimoniare decorazioni. Tali pitture furono commissionate da Dianora de Allegro, rimasta vedova nel 1559 del ricco possidente Domizio de Iannitelli, che la nomin?erede universale di tutti suoi beni mobili e stabili, presenti e futuri, burgensatici e feudali a condizione che la stessa non si fosse sposata.

La nobildonna ebolitana nata nel 1505 e morta nel 1578 era sorella di Tomaso, abate commendatario di S. Pietro Apostolo nel 1511, e zia del cardinale Antonio Carafa.

La commissione degli affreschi della famiglia de Allegro ?testimoniata dai resti di una falsa lapide che si trova nell?absidiola di destra di chi guarda. Tale scritta fu ripresa dal compianto Carmine Giarla in un suo articolo (?Frammenti di arte ad Eboli nel Cinquecento?, in, ?Dialogo? a. XIII, n. 1, p. 16, aprile 2000) dove, purtroppo, non riportava il luogo dove essa si trovasse, ed ancora attribuiva il ciclo d?affreschi a Giovanni Luca de Luca o Luce. Dopo i recenti restauri, della falsa lapide sono rimasti solo alcuni caratteri.

Il ciclo si presenta nell?abside di sinistra con la figura per intero di S. Andrea, ritratto con lunga barba, con vestito color giallo ocra e mantello rosso annodato sulla spalla sinistra.

L?apostolo con la destra sorregge la croce detta di S. Andrea, strumento del suo martirio, e nella sinistra un libro. Nella stessa absidiola, si pu?ammirare anche uno splendido volto di un altro santo, dall?aspetto giovanile e femmineo, molto confondibile con una Vergine o una santa; certamente non ?S. Pietro come scrive Giuseppe Bergamo nel suo ?Chiese e monasteri di Eboli tra il mille e il milletrecento?.

Al centro in una piccola nicchia vi ?l?affresco del Redentore risorto; il tutto ? sormontato dalla Croce. Nell?abside di destra, dove si conserva il resto della falsa lapide della famiglia de Allegro, che fa riferimento alla Vergine della Colonna, una volta venerata nella chiesa, si possono ammirare due splendide figure di santi alte cm 180. Sulla destra ?S. Antonio da Padova con abito da Minore, che nelle ben modellate mani sostiene un libro aperto nella destra, e un giglio nella sinistra.

L?altro santo ?S. Francesco d?Assisi, raffigurato con una leggera barba sempre con abito da Minore. Nelle mani stigmatizzate regge una lunga croce nella destra, e un libro nella sinistra; anche sui piedi scalzi, ben pitturati con i chiaroscuri, si evidenziano le stigmate.
Tra quest?abside e quella centrale s?intravedono i resti di un affresco con il volto rugoso di S. Pietro.

Gli affreschi sono finissimi e dopo i restauri hanno perso un po? dello splendore originario; certamente ?difficile ripristinare pitture di un maestro come Giovanni Luca de Luca, che noi abbiamo proposto ai critici dell?arte con un articolo in ?Il Saggio? n. 67, pp. 24-25, ottobre 2001. Nel lavoro citato, catalogammo un insieme di opere dell?artista, che aggiunte a queste di S. Pietro alli Marmi mostrano a questo punto un corpus ben definito del pittore ebolitano.
 







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