Ottavio Paparo

Eboli - foto EPT Salerno

di Paolo Sgroia

Ottavio Paparo pittore del cinquecento
(Il Saggio, anno VI, n. 65, p. 19)

Il cinquecento ?stato un secolo d'oro per l'arte a Eboli, in quel periodo si ?avuto il massimo splendore di affreschi nelle chiese da parte di artisti anche ebolitani.
In quel tempo operava in Eboli oltre al famoso Giovanni Luca de Magistro ed il figlio Giovanni Luca de Luca, un altro artista poco conosciuto: Ottavio Paparo, una figura tutta da scoprire ed approfondire.

Ottavio apparteneva alla nobilissima famiglia Paparo, proprietari del feudo di Aversana, che ha svolto un ruolo molto attivo in Eboli nei secoli XVI e XVII, tanto da ricoprire con due suoi membri la carica di sindaco della citt? Pietro Andrea nel 1632 e Pietro Antonio nel 1634 e nel 1635. Quest'ultimo ha coperto anche la carica di eletto dell'Universit? (Comune) nel 1628; altri eletti appartenenti a questa famiglia sono stati il dottore fisico Francesco Antonio nel 1591, Giuseppe nel 1622 e nel 1623, Giuseppe Antonio nel 1635.
Ma la prima notizia che abbiamo di questa famiglia ?quando il Conte di Caserta e Signore di Eboli, Francesco della Ratta, dopo aver ereditato i beni del padre Giovanni nel 1458, vende il feudo di Aversana a Novello Paparo; nel 1497 questo lo don?"alli figli nascituri di Domicella Agata di Barbera sua moglie".

Ben quattro membri della famiglia chiesero di farsi sacerdoti e abbiamo notizia anche di un frate nel convento di S. Francesco di Eboli: Dionisio che risulta tra gli undici frati residenti nel convento nel 1607. I quattro aspiranti preti sono: Colantonio, figlio di Gio. Cola e Cornelia Malatesta, nato nel 1582 e aspirante sacerdote nel 1598; Donato Antonio, figlio di Cesare e Vittoria Di Lustria, aspirante nel 1601; Pietro Antonio figlio di Francesco Antonio e Vittoria Sabia, ammogliato con Giulia Diomelodede, che rimasto vedovo all'et?di cinquanta anni chiedeva di ascendere al sacerdozio; Giuseppe figlio del dott. Francesco Antonio e Antonia Bussedario che chiedeva di farsi prete nel 1647. Altro autorevole membro di questa famiglia ?Polidoro che nel 1559 ?Procuratore del convento domenicano di S. Maria delle Grazie. Apparteneva a questa nobile famiglia la cappella di S. Maria degli Angeli nella Collegiata di S. Maria della Piet?

Le opere di Ottavio Paparo sono emerse in recenti restauri nel chiostro di S. Francesco a Padula: sono dei rovinatissimi affreschi del 1594. Le figure che s'intravedono permettono di capire tutti i mezzi e le tecniche pittoriche in possesso del pittore ebolitano. Rosario Pinto nella sua opera "La pittura nel Salernitano attraverso i secoli", in riguardo a Ottavio Paparo dice che il pittore ebolitano mostra di avere una matura padronanza del mezzo espressivo e una capacit?di costruire figurazioni d'impianto calibrato e massivo; ed ancora afferma che si presenta come maturo interprete della temperie tardorinascimentale, avvertito degli ottenimenti pi?intriganti della tradizione figurativa locale, passata dall'esemplarismo sabatiniano all'incrementazione espressiva di Polidoro.

Ad Ottavio Paparo ?attribuito anche il ciclo d'affreschi che decorano le lunette del chiostro del convento di S. Antonio a Polla. Nel ciclo di affreschi si distingue la Lunetta dell'iconoclastia che se inferiore qualitativamente nei confronti degli affreschi di Padula si caratterizza dal punto di vista iconografico: nell'affresco s'intravede un frate domenicano che cerca di distruggere con un martello l'effigie di S. Francesco, ma dal santo d'Assisi parte un raggio che fulmina il domenicano "iconoclasta"; al margine inferiore della lunetta si pu?leggere la seguente didascalia: "Da gelosia il frate domenicano preso tenta col martello il quadro rovinare e molta diffidenza in tutti suscitare ma da Francesco a terra morto ?steso".

In Eboli purtroppo non conosciamo opere attribuite a Ottavio Paparo, possiamo affermare che ?un illustre sconosciuto. Forse le sue opere sono andate tutte perdute o siccome che la sua figura non ?stata ancora approfondita, alcuni affreschi che si conservano in Eboli non gli sono stati ancora attribuiti, come per esempio l'affresco che si conserva nella cappella di S. Maria di Costantinopoli al Ceffato, che ha molti punti in comune con l'opera raffigurativa del Paparo.