San Cataldo ad Eboli

Eboli - foto EPT Salerno

di Paolo Sgroia

(in "Il Saggio", anno III, n. 22, marzo 1998, p. 17)

Le notizie su San Cataldo sono abbastanza povere (un po' come il nostro San Berniero). Affidandoci alla tradizione, sappiamo che San Cataldo era un monaco irlandese, discepolo di San Carthag abate di Rathan in Irlanda, il quale dopo la controversia pasquale fra Chiesa celtica e romana, lasci?la citt?e si port?a Lismore, centro della Repubblica d'Irlanda, dove nel 633 vi fond?un monastero, divenuto presto rinomato centro religioso e culturale; il suo abate ebbe anche dignit?vescovile.

I monaci irlandesi furono grandi viaggiatori, spinti in terre lontane dal desiderio di predicare il Vangelo. E' il periodo in cui l'Irlanda, definita "isola dei santi", conta una ricchissima proliferazione di santi missionari.

Sono poche le persone che conoscono l'origine irlandese di tanti santi venerati in Italia, come: San Frediano a Lucca, Sant'Orso ad Aosta, San Donato a Fiesole, San Folco a Piacenza, Sant'Emiliano a Faenza e San Cataldo a Taranto.
La maggior parte dei monaci irlandesi si ferm?in Europa, seguendo le orme di San Colombano e San Gallo, mentre, San Cataldo si spinse fino in Terrasanta; di ritorno si ferm?a Taranto dove divenne Vescovo (anche di Rachau, diocesi sconosciuta), e ivi mor?nel 685: ?patrono della citt?e la sua festa cade il 10 maggio.

A Eboli ?stata intitolata una chiesa rurale al Santo irlandese, costruita al tempo dei Normanni insieme con Santa Cecilia, San Nicola al Lagno, San Nicandro, Santa Lucia, San Silvestro de Firmiano, San Felice, San Martino, San Donato, San Nicola di Calcarola, Sant'Antonino, Sant'Agata, Santa Maria Maddalena1, l'attuale Madonna della Catena.

La chiesa ?ubicata sulla collina al di sopra del quartiere "Ceffato", in mezzo a secolari oliveti, attorniata da splendide ville a testimonianza della bellezza del posto. Tale collina nella toponomastica cittadina prende il nome del Santo ed un primo documento che la nomina ?del 28 agosto 1435: "Giovanni de Silvestro, detto Bianco, vende a Giacomo de Buttalaporta un uliveto, sito nel tenimento di Eboli alla localit?San Cataldo e confinante con i beni della chiesa di Santa Maria de Intro". Un altro documento ?datato 27 agosto 1547: "Essendo gravemente ferito, il 17 giugno 1547, Giovanni Paolo Buccella aveva fatto redigere il suo ultimo testamento dal notaio Alfonso di Buccino di Eboli, nominando sua erede la sorella Giovannella Buccella e legando alla sorella uterina Margherita Sandella sette once d'oro oppure un uliveto con macchia, sito alla localit?San Cataldo e confinante con i beni della chiesa di San Guglielmo"2.

La chiesa fu costruita per volere di Romualdo II Guarna, illustre Arcivescovo di Salerno nel 11603, il quale resse la vita spirituale della Diocesi dal 1153 fino alla sua morte, avvenuta nel 1181.

L'alto prelato si distinse come abile diplomatico dei re normanni Guglielmo I e II, con i papi Adriano IV e Alessandro III e con l'imperatore Barbarossa; era anche medico di vasta scienza, agiografo e cronista: il suo Chronicon ?la prima storia d'Italia.

Il Crisci afferma che la chiesa fu costruita in Campagna presso Eboli con un monastero annesso, eretta la Diocesi di Campagna da Papa Clemente VII (1525) i beni del monastero furono uniti alla mensa vescovile di Salerno4.
Nel giugno del 1173 met?della chiesa e dei suoi beni passarono in possesso del chierico Pietro, figlio di Roccone, avuti in eredit?per testamento del prete Riccardo, suo zio paterno. Nello stesso documento la chiesa di San Cataldo ?detta "sitam in pertinentis propiniani in monte qui n. ... dicitur"5.
La chiesa si pu?raggiungere dalla stradina che parte da piazza Borgo attraversando la localit?Santa Croce, oppure dalla strada omonima che si dirama dalla Via Santa Maria di Costantinopoli, presso il "Ceffato".

L'edificio ?a pianta rettangolare, la facciata ?ben conservata e si presenta con una piccola nicchia sopra la porta e pi?in alto un oculo a forma di croce. Nell'interno sono visibili i resti dell'altare centrale in un abside color celeste. Dietro l'altare, si conservano tutti gli stucchi che adornavano una tela, sicuramente raffigurante il Santo e non esistono assolutamente tracce di affreschi6. Nelle pareti laterali vi ?una finestra per parte e tracce di acquasantiere asportate. L'interno al contrario dell'esterno conserva tutti gli intonaci dei muri, si presenta pulito, non abbandonato; si potrebbe facilmente recuperare la chiesa rinforzando l'abside e installando il tetto mancante.

Il 7 febbraio 1994 il Consiglio diocesano per gli affari economici dell'Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, presieduto da Mons. Arcivescovo Gerardo Pierro, ha dato parere favorevole alla donazione Massaioli della Cappella San Cataldo alla Parrocchia di Santa Maria delle Grazie di Eboli7.

Note:
1) G. Bergamo, Chiese e Monasteri di Eboli tra il Mille e il Milletrecento, Tip. Beraglia, Salerno 1946, pag. 116. Cfr. V. Di Gerardo - F. Manzione, Eboli, storia e leggenda, Ed. Spinelli, Salerno 1989, pag. 34.
2) C. Carlone, I regesti delle pergamene di S. Francesco di Eboli, Ed. Studi Storici Meridionali, Salerno 1986, nn. 155 e 283.
3) G. Bergamo, Chiese e Monasteri di Eboli, cit., pag. 80. A. Caffaro - F. Coiro, Eboli, aspetti e problemi, Tip. Beraglia, Salerno 1977, pag. 41;
4) G. Crisci, Il cammino della chiesa salernitana nell'opera dei suoi Vescovi, (sec. V - XX), Vol. I, pag. 256, Ed. Redenzione, Napoli - Roma 1976.
5) G. Bergamo, cit., pag. 80.
6) Caffaro - Coiro affermano nel loro "Eboli, aspetti e problemi", pag. 41, che esistono tracce d'affresco nella cornice dietro l'altare.
7) "Il Bollettino Diocesano", Ufficiale per l'Archidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, a. LXXII, n.1, Gennaio - Marzo 1994, pag. 207.

Il culto per i Santi Cosma e Damiano in Eboli

Nei primi tre secoli della Chiesa avvennero feroci persecuzioni contro i cristiani, gli Imperatori di Roma cercarono di debellare nel sangue la religione cristiana.
Ma il risultato fu come dice Tertulliano: "Ne uccidete uno, ne sorgono dieci", infatti, il sangue dei martiri divenne seme per la crescita della Chiesa di Cristo.
Tra questi martiri si enumerano anche i SS. Cosma e Damiano che secondo la Passio nascono in Arabia verso la met?del III secolo e precisamente nell'Arabia settentrionale che ha per capitale Bosra, e si sarebbero recati in Siria per apprendere la scienza della medicina e di qui in Egea della Cilicia, dove esercitarono la professione.
Qualche storico afferma che i due Santi nacquero ad Egea. Dove sono nati di sicuro non si sa, quello che invece ?certo ?che frequentarono le scuole mediche che nel III e IV secolo d.C. erano diffuse in tutta l'Asia Minore. Ad Alessandria c'era il centro principale della medicina con le scuole dei famosi maestri Teofrasto e Galeno. La dottrina di quest'ultimo nato a Pergamo nel 129, creatore della fisiologia sperimentale, per cui sosteneva che ogni organismo ?costruito secondo un piano fissato da un Ente Supremo e il corpo non ?che lo strumento dell'anima, incontr?il favore della Chiesa ed i medici che provenivano da questa scuola acquistarono ben presto stima e la loro professione fu soprattutto opera di carit?
I fratelli erano stati educati alla fede da santi genitori, il padre che non si conosce il nome mor?martire della fede, la madre Teodata, donna timorata di Dio, pose ogni cura nell'educazione dei suoi cinque figli: Cosma, Damiano, Antimo, Leonzio ed Euprepio.

I due Santi esercitarono ad Egea tra i pagani, la loro professione cercando di convertirli alla fede cristiana. Essi non chiesero mai denaro per le loro prestazioni perci?furono definiti medici an?giri. Dio don? loro poteri taumaturgici, tanto da ottenere guarigioni strepitose che contribuirono a circondarli di notoriet?e ammirazione.

Egea era sede di un ascepieo, un tempio pagano dedicato al dio della medicina Asclepio, dove dei sacerdoti praticavano le cure mediche mediante l'incubazione. ?lo stesso rito che ritroveremo nelle chiese dedicate ai Santi Medici, ossia i malati restavano tutta la notte nella chiesa, e durante il sonno i Santi operavano prodigi o suggerivano la cura da attuare per guarire. Ancora oggi i due Martiri operano allo stesso modo: appaiono ai malati in sogno assicurando la guarigione che puntualmente arriva miracolosamente. Il rito dell'incubazione continua. Nel 1963 il signor Carmine D'Ambrosio cadendo dall'albero fu dichiarato in ospedale in fin di vita, ma il D'Ambrosio si svegli?dal coma (era mezzanotte e il figlio aveva sentito le campane del Santuario suonare) e torn?a casa senza l'aiuto dei medici dichiarando che aveva visto i SS. Medici, a fianco al suo letto, i quali carezzandogli il viso gli avevano detto: "Carmine, ti abbiamo operato, non morirai pi? sei salvo".

I sacerdoti del tempio pagano di Egea si arricchivano con i proventi dei malati e quando gli affari incominciarono a scarseggiare perch?tutti andavano dai fratelli Medici, li denunciarono alle autorit?come cristiani. I due Santi furono arrestati insieme agli altri fratelli da Lisia, governatore della Cilicia, il quale dopo averli fatti torturare li fece decapitare ad Egea, i corpi furono seppelliti a Ciro.

Per l'anno della loro morte c'?chi asserisce il 287 o il 288, altri il 303, lo storico Celio Firmiano Lattanzio il 308. Per il giorno il Martirologio Romano scritto da Usuardo, fissa la data al 27 settembre, ma questa risulta essere la data della fondazione della Basilica a loro dedicata nel foro romano da Papa Felice IV. Il nuovo calendario liturgico ha fissato al 27 settembre la memoria di S. Vincenzo de Paoli, morto quel giorno e al 26 settembre quella dei SS. Cosma e Damiano perch?incerta la data del loro martirio.

Ad Eboli l'attuale culto dei SS. Cosma e Damiano ?nato poco alla volta nel XIX sex., anche se la chiesa di S. Sebastiano ?stata ad essi dedicata nel 1721, infatti, nell'inventario delle opere d'arte del 1811, redatto dal parroco Berniero Vacca, nell'antica chiesa non risultano n?quadri n?statue dedicate ai Santi Medici. Nel 1875 la chiesa ? ufficiata da un eremita e si deve presumere che il culto ancora non sia fiorito come oggi. La svolta la si ebbe sicuramente il 14 gennaio 1892 quando con decreto di mons. Laspro ?eretta la confraternita dei SS. Cosma e Damiano ed il 15 maggio ?nominato padre spirituale don Michele Paesano.

I Confratelli si misero subito al lavoro e nel 1896 ampliarono la chiesa costruendovi la sacrestia, e, finiti i fondi chiesero l'autorizzazione al Vescovo di vendere gli ex-voti che si custodivano nella Collegiata di S. Maria della Piet?per continuare i lavori.

A quell'epoca nella piccola chiesa i fedeli che arrivavano anche dai paesi limitrofi, raggiungevano carponi l'altare dei Santi Medici, strisciando la lingua sul pavimento.

Le mortificazioni corporali per chiedere o ringraziare i Santi per una grazia, oggi sono diverse: nel nuovo Santuario consacrato il 25 settembre 1957 da mons. Demetrio Moscato i fedeli arrivano scalzi, e, poi seguono la processione sempre scalzi portando le "cente", offerte votive di cento cere di varie e strane forme. Un'altra usanza che si ?radicata tra i fedeli e ultimamente anche tra le giovani generazioni ?quella di trascorrere la notte nel Santuario (si ritorna ai riti dell'incubazione?): i pellegrini arrivano cantando anche da regioni lontane e alle due di notte si apre la chiesa permettendo loro di entrare e di attendere l'inizio delle S. Messe, che si celebrano ogni ora fino alle 11.00, quando finalmente inizia la processione per le strade di Eboli, tra la commozione generale di migliaia di persone.

 







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