Albanella Salerno

di Nadia Parlante

“Dalla distruzione di Pesto ne sorse la terra di Albanella. Fu edificata in distanza di sopra a quattro miglia dal fiume Selo…colla veduta della città di Salerno, Eboli, della vecchia Capaccio, della Costiera d’Amalfi e dell’isola di Capri.”

E’ lo storico settecentesco Lucido Di Stefano a descrivere il piccolo paese chiamato anticamente “la greca alba”, che adagiandosi, si allunga su morbide colline di uliveti.

In realtà le sue origini sono ben più antiche e risalgono alla fine del V sec. a.C., epoca a cui sono databili le tombe finemente affrescate, qui rinvenute e custodite tuttora nel Museo Archeologico di Napoli.

Nella contrada San Nicola poi, sono ancora ben visibili i resti di un santuario dedicato alla dea Dèmetra che insieme a Kore, sua figlia, presiedeva al ciclo della rinascita e della fertilità.

L’etimologia del toponimo, assai incerta, potrebbe riferirsi al greco Alba che significa altura. Una leggenda secolare che sa un po’ troppo di fiaba, narra che il il nome deriva da quello di due sorelle gemelle, Alba e Nella che, sposatesi con due giovani del luogo, diedero il nome all’abitato.

Anche il toponimo della frazione Matinella, è incerto ma sicuramente antecedente all’abitato, visto che già nel Settecento, compare in una scrittura notarile.

Poco si sa delle vicissitudini storiche del contado fino all’epoca angioina.

Fu feudo di Lampo di Fasanella e dei suoi eredi ma, a seguito alla congiura dei Baroni (1246) Albanella ritornò alla Corona , ai Sanseverino e a molti altri casati ancora fino all’abolizione della feudalità.

Da visitare, la parrocchiale di San Matteo(sec. XV), la chiesa della Congrega del Carmine e la cappella annessa al palazzo Albini. Singolare e rara nel salernitano, è la presenza di una chiesa metodista Wesleyana costruita con il contributo degli albanellesi emigrati in America agli inizi del secolo.

Su un pianoro assai scenografico che domina il golfo di Salerno, si erge invece la chiesa di Santa Sofia, veneratissima in tutta la zona.

L’edificio, seicentesco, sorge su una struttura più antica. Il culto per Sofia di Costantinopoli, si infervorò a seguito di eventi miracolosi. Si narra infatti che, in occasione della sua festività, il 15 di maggio, la Santa facesse sgorgare dal pavimento della chiesa, un’acqua miracolosa che spariva immediatamente in presenza di scettici.

Un’usanza antichissima delle donne albanellesi legata a questa festività, è quella di lavarsi il viso con l’infuso di petali della rosa di Santa Sofia che cresce copiosa nella vicina oasi di Bosco Camerine dove potrete recarvi per una piacevole passeggiata.

Il Parco, riconosciuto dal WWF, ospita uno degli ultimi lembi incontaminati di “macchia mediterranea” e, tra cespugli di corbezzoli e orchidee selvatiche, con un po’ di fortuna, potrete incontrare volpi e simpatici moscardini.

Raggiungete la vetta del colle e vi si aprirà innanzi un duplice panorama! Da un lato, la piana del Sele e il mare, dall’altro i maestosi monti Alburni.

Albanella ha dato i natali a personaggi illustri ed insigni poeti, quali Luigi Albini e Nicola Vernieri che seppero tradurre in versi l’atmosfera dimessa di questo luogo.

 

 

 

 







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