Eboli - Salerno

Eboli - foto EPT Salerno

Note di un viaggiatore francese nella Eboli di fine ottocento

di Paolo Sgroia

Francoise Lenormant, archeologo e assiriologo (Parigi 1837-1883), figlio di Charles, professore alla Biblioteca di Parigi, si occupò soprattutto di antichità orientali, lasciando numerose opere: Les dieux de Babylone (1877), La monnale daus l'antiquità (I 878-79); iniziò tra l'altro anche Io studio della lingua sumerica.

Visitò varie zone di interesse archeologico dell'Italia meridionale e tracciò il resoconto delle sue osservazioni in La Grande Grèce (1881-83) e A' travers l'Apulie et la Lucanie, 2 voll., (1883).

Il Lenormant, viaggiatore attento e perspicace, nell'anno 1880, si fermò nella nostra cittadina per una mezza giornata, lasciandoci, nelle sue note, un quadro molto interessante di Eboli e dell'ospitalità della nostra gente.

Vari autori hanno fatto riferimento ai due volumi del Lenormant.

P. Natella, nel suo "Eboli, urbana e monumentale fra Medioevo ed età contemporanea", traduce dal francese: "Ad Eboli la stazione ferroviaria è vicinissima alla città, con la quale comunica mediante un viale di alberi che conduce alla passeggiata che si è fatta, negli ultimi anni, all'ingresso di Eboli, passeggiata spaziosa da cui si ha una bella vista in direzione del mare. Qui si tiene il mercato una volta alla settimana e sono situati gli alberghi, i cui proprietari hanno contemporaneamente il mestiere di noleggiatori di carrozze. Eboli è un semplice capoluogo di mandamento mentre a Campagna si ha un sottoprefetto, eppure la prima è più importante della seconda e più popolata, e conta più di 9000 abitanti, in gran maggioranza proprietari terrieri o coltivatori... La città è viva e ben costruita, con un'aria sana e prospera, di aspetto grazioso e molto pittoresco".

G. Tarantino, nel suo "Eboli, alla scoperta della città antica", pag. 70, riferisce che la chiesetta della Madonna del Soccorso, era stata notata, per le sue particolari caratteristiche, dallo studioso francese Lenormant nel suo viaggio nell'Italia meridionale.

Anna Ferrara, nella sua "Roma irnperiale, Municipium et collegia Eburirom", pag. 96, scrive "...il Lenormant afferma che Eborum apparteneva al popolo lucano, bench?situata sulla riva destra del fiume Sele e che la sua sede originaria era sulla collina di Montedoro, dove vi erano resti di mura poligonali, che egli descrive sommariamente".
Lenormant continua nei suoi lavori: "Io debbo confessarlo, ho fatto molto male a Eboli il mio mestiere di viaggiatore. Non ho trascorso che una mezza giornata in questa città. Vi arrivai malato, estenuato dalla fatica e che appena riuscivo a trascinarmi. Invece di mettermi a visitare i suoi monumenti, durante le poche ore di giorno che mi restavano, mi sono addormentato nella calma della graziosa ospitalità che il Sindaco mi offriva nella sua casa con tanta amabilità. Così, mi son lasciato sfuggire l'occasione di esaminare attentamente le chiese della città; ed io tanto più mi rammarico per il fatto che esse sono state completamente ignorate dallo Shulz e che nessun altro, n? straniero n?del paese, se ne è occupato. E' una lacuna che io segnalo all'attenzione di coloro che verranno in Eboli dopo di me e che io mi riprometto di colmare in un altro viaggio. E c'è motivo di farlo, tanto più che un'occhiata data superficialmente all'esterno mi ha lasciato intravedere l'esistenza di almeno due chiese interessanti in Eboli: l'una piccola, dell'XI secolo, fuori della città e molto vicino alla stazione, l'altra del periodo angioino al centro dei quartieri abitati. Mi si è parlato di pitture di Andrea Sabatini, l'allievo di Raffaello. Ma, la notte che sopraggiungeva non mi ha permesso di verificare quest'ultima asserzione.
Tuttavia sono salito al Castello, la cui veduta è celebre. Ella abbraccia in tutta la sua estensione il golfo di Salerno, degno di gareggiare per la sua bellezza con il golfo di Napoli (...). Dall'alto del Castello di Eboli, mentre sui primi piani si ritrova intorno a s?la vegetazione degli aranceti e dei cactus, sconosciuta al clima rigido delle zone interne della Lucania e che non riappare se non in vicinanza del mare, si vede stendersi davanti a s? tutta la piana, nuda, grigia e deserta nella sua maggior parte, accetto la parte orientale, più bassa, dove una lussureggiante vegetazione cresce nei terreni bagnati dal Sele e dal Calore. La grande foresta di querce di Persano, in particolare getta attraverso un buon terzo della piana, a metà strada tra Eboli ed il mare, una macchia di verde scuro, il cui effetto è molto sorprendente. Dopo, cominciano i terreni paludosi nelle vicinanze del mare, presso del quale un binocolo permette di riconoscere i templi di Paestum, ritti nella loro grandiosa solitudine.

Si evince dall'estratto del catalogo Galzerano Editore, marzo 1997, che sarà di prossima pubblicazione; "Francoise Lenormant, Attraverso la Puglia e la Lucania, (Parigi, 1883).
Finalmente, possiamo leggere tutti le annotazioni di quest'appassionato viaggiatore, che ha portato in Europa, mediante i suoi scritti, tutta la bellezza del nostro amato Meridione.

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