GIFFONI SEI CASALI

( Salerno)

GIFFONI SEI CASALI. Il territorio comunale si articola in quattro agglomerati urbani: il capoluogo Capitignano e le frazioni Malche, Prepezzano e Sieti che, con le sue stradine arroccate, i suoi portali, le case di chiaro assetto medioevale, sicuramente la frazione che pi?delle altre merita una visita. Ogni frazione ha la sua chiesa, che in un lontano passato, fu anche parrocchia.

Il territorio comunale si estende per tutta l?alta e media valle del fiume Picentino e partendo dalla roccia apicale del monte Mai raggiunge la pianura sulle rive del detto corso d?acqua.

Il toponimo ?stato variamente interpretato dagli eruditi: c?? chi lo fa derivare da Junonis Phanum, un presunto tempio edificato in onore della dea Giunone; altri ritengono che provenga dal verbo greco foneo, con il significato di "mandar suoni"; altri ancora fanno derivare il nome Giffoni dal latino gens furis, come "terra di gente furfante e ribelle". E ,comunque, senz?altro accettabile l?opinione che il toponimo sia riferito a un nome di persona.

L?aggiunta di Sei Casali ?medioevale e indica di quanti villaggi si componeva l?Universit?o. Essi erano: Ausa, Belvedere, Capitignano, Prepezzano, Sieti e Bissito.

Tutto il territorio che va dai monti Picentini al fiume Sele apparteneva all?antica citt?di Picentia, la quale sorgeva nei pressi dell?odierna Pontecagnano. Picentia fu distrutta da Lucio Cornelio Silla come punizione per aver preso le parti di Annibale nella seconda guerra punica, nel III secolo a.C. L?abitare vicatim, cio?sparsi per villaggi, fu imposto dai Romani ai ribelli Picentini. Comunemente si ritiene che la localit?Lago di Siglia (detta anche Cupa) abbia avuto tale denominazione da Silla, che da questo posto mosse alla distruzione di Picentia. Sotto i Normanni fu diviso tra diversi milites, ciascuno dei quali fu a capo di una determinata localit? mentre in et?sveva appartenne a Guidone Filangieri e poi a Pandolfo Fasanella. Sotto la dominazione angioina, nel 1292, fu di Giacomo di Bursone.

Tra i successivi feudatari sono da ricordare Caterina di Durazzo (madre di re Ladislao) la famiglia dei d?Avalos, marchesi di Vasto e di Pescara.

Nel 1602 il feudo pass?a Matteo di Capua, principe di Conca. Da questa famiglia fu trasferito ai Doria Pamphili, che lo tennero fino all?eversione della feudalit?

Nel Medioevo il feudo di Giffoni, come Contea longobarda, era nelle mani di Guaimario (nell?anno 1066).

L? economia ?agricolo-montana. Vi si produce un buon olio. Ottime sono le castagne, con la marmellata delle quali e un? aggiunta di miele si confezionano i famosi "Cavuzuncielli". Con la castagna, comunque, si prepara soprattutto il castagnaccio, che qui ha una lavoraz?ne nettamente diversa da quella del tipico dolce toscano.

Il luned?dell?Angelo, a Sieti, si svolge una solenne processione con suggestiva gara di fuochi pirotecnici. Particolarmente affollata ? agli inizi di settembre, la Sagra della nocciola.

Su questo frutto si basa buona parte della fama di Giffoni Sei Casali in campo culinario: vero vanto dell? agricoltura locale ?la "Tonda di Giffoni" detta anche nocciola picentina, che ha un? ottima resa allo sgusciato. E usatissima in pasticceria ed ?quella che maggiormente viene esportata. Con la "Romasa" e con 1? altra, detta "delle Langhe", rappresenta il 50 per cento di tutta la produzione nazionale.

Oltre ai dolci tradizionali, che qui vengono confezionati con cure particolari, sono da ricordare le pesche di pasta frolla sui gusci di noci e la coccarda o croccante fatto indifferentemente con noci o con nocciole.

Suggestive sono, infine, le escursioni estive sul monte Mai, a 1500 metri, ove ?possibile sostare in prossimit?di fresche sorgenti, come quella della Tagliole o 1? altra detta 1? "acqua della bugia

Considerevole ?a Capitignano la festa del patrono San Martino, l?11 novembre.

Nell?ampia piazza di Prepezzano si affaccia la chiesa di San Nicola, edificata intorno all?anno 1100 e completamente rifatta nel XVI secolo. E? ampia e maestosa, all?interno si possono ammirare affreschi e dipinti di un certo rilievo.

Merita una visita particolare la torre di corte baronale della famiglia Viscido (X-XI sec.) e il chiostro di S. Antonio del XVI sec.

Suggestiva ?la pineta di S. Anna , alla cui sommit?si erge il santuario della Madonna delle Grazie.

Da non perdere una visita al borgo di Sieti.

La fondazione di Sieti e degli altri paesi pi?alti della Valle risale ad epoca successiva, cio?al periodo delle invasioni barbariche A testimonianza del ruolo predominante svolto da questa piccola borgata per quasi un millennio, basta osservare le tre chiese, le molte cappelle ed i tanti palazzi nobiliari, alcuni dei quali sono quasi intatti.

 

 

 







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