Laurino Salerno

 

di Nadia Parlante

E’ affascinante e millenaria la storia di Laurino, borgo feudale arroccato sull’alto poggio del monte Cavallo, ai cui piedi scorre il fiume Calore, a 520 metri sul livello del mare, chiuso, quasi protetto, dalle estreme gole degli Alburni e del Monte Cervati che in questa zona si uniscono creando scenari rupestri di incomparabile e selvaggia bellezza.

Lo scrittore seicentesco Luca Mandelli nel suo libro, “Lucania sconosciuta”, la descrive come
“Terra nobile e grande”, il Di Stefano (sec. XVIII) elogia i suoi territori vastissimi, le sue montagne fertili, i suoi olei dolcissimi e il De Giorni, nell’Ottocento, ne parla come “uno dei paesi più belli della Valle del Calore perchè dall’alto delle sue case, si gode di panorami che fanno ricordare i paesaggi della Svizzera, di cui hanno tutto l’incanto”.

Le origini di Laurino risalgono all’epoca precristiana e lo stesso geografo alessandrino Claudio Tolomei l’annovera tra le città lucane più antiche. Il racconto storico la vuole fondata da Pirro nel III aC.

Il toponimo latino laurinus, chiaramente arboreo, è invece legato all’abbondante presenza dell’albero di alloro o lauro.

Fu feudo dei Sanseverino, dei Carafa, degli Spinelli e in età medievale contava cinque casali: Fonga o Fogna (oggi Villa Littorio), Chiaine Soprane (l’odiena Piaggine) Chiane Sottane (Valle dell’Angelo), Sante Maria di Vito (ne restano solo pochi ruderi) e Zadalampe (si trovava nei pressi di Sacco ma è scomparso). Oggi le sue frazioni sono Pruno e Villa Littorio.

Il paese godeva di una particolare autonomia civile e amministrativa come si evince dall’iscrizione impressa su alcuni portali “Senatus Populusque Laurinensis”e per questo raggiunse un elevato grado di prosperità e civiltà.

A Laurino, nella prima metà del VI sec. d. C., nacque Sant’Elena Consalvo vergine anacoreta, la bellissima fanciulla bionda che si era ritirata in romitaggio nella grotta di Pruno, un anfratto quasi inaccessibile, in cui ella trascorse gran parte della sua esistenza, prima di recarsi in Francia, dove in seguito morì.

La grotta di Pruno o di Sant’Elena, trasformata in cappella e meta di pellegrinaggi tre volte l’anno, in occasione delle feste in suo onore, è un luogo particolarmente suggestivo.

Molto toccante è la processione che il 29 di giugno si muove in onore della santa da Laurino verso questo luogo. Quattro ore di erto cammino accompagnati dai canti religiosi e dal gorgoglio del fiume tra scenari spettacolari.

Sempre fuori dall’abitato si trovano la chiesa della Madonna Regina del Mondo, la cappella e il ponte di Gorgonero (così detto perch?in questo tratto il fiume crea dei profondi gorghi) la zona speleologica dei Fraulusi e la Grava di Vesalo, una voragine gigantesca e misteriosa che si spalanca d’un tratto fra le giogaie dei monti.

Il paese poi, offre itinerari d’arte imperdibili: il palazzo ducale con i ruderi del castello longobardo e le torri, il museo archeologico, il teatro comunale del ‘700 (rarissimo esempio conservato nelle nostre zone), il Seggio comunale, i portali rinascimentali, la chiesa dell’Annunziata risalente al XVI secolo, la chiesa di San Biagio, la chiesa di Ognissanti , il Convento e la chiesa di Sant’Antonio, la cappella di Sant’Elena, cara ai laurinesi perch?sorge sulla casa nativa della santa e la splendida Collegiata di Santa Maria Maggiore, un prezioso scrigno d’arte e di fede. La sua costruzione risale all’anno Mille, ma venne completamente rifatta in stile barocco nel corso del Settecento.

Ospita il coro ligneo realizzato dal Consulmagno di Aquara, il polittico e la tavola raffigurante la Madonna col Bambino e Santi dell’artista rinascimentale Cristoforo Faffeo, la Pietà del Maestro di Stella Cilento e il caratteristico cofanetto nuziale in osso e legni pregiati (usato poi come reliquiario) nel quale il promesso sposo poneva i doni per la sposa prescelta, risalente al XV sec.

Molte sono le tradizioni laurinesi.

Antichissima per esempio, è quella della notte della Vigilia di Natale, detta appunto “Stella di Natale”. Essa consiste nell’osservare un digiuno rituale astenendosi dalle carni e nell’assaggiare dodici cibi (il numero dei mesi dell’anno) e gustare la bevanda tipica, il decotto di lauro, simbolo di buon auspicio.

Insomma ce n’è abbastanza per farci una capatina!

 

 

 










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