Ottati Salerno

di Nadia Parlante

Questa volta “andiamo” ad Ottati, antico casale di Fasanella, bel centro situato a mezza strada tra Castelcivita e Corleto Monforte, proprio lungo le estreme pendici rocciose della montagna alburnina, a 526 metri sul livello del mare.

Davvero curioso questo toponimo le cui origini si fanno risalire alla “decisione” (dal termine lat. optatus, cioè desiderato) di alcuni pastori di Fasanella, che appunto avrebbero scelto questo luogo “reparato dai venti”, come sede del loro insediamento.

Secondo altre ipotesi, il termine deriverebbe dall’abbondanza di fichi, chiamati “ottati” o dalla venerazione di Sant’Ottato, vescovo di Milevi, un tempo molto venerato in questa zona.

Comunque sia, vale proprio la pena di visitare questo paese medievale dalla caratteristica formazione a grappolo, che degrada dolcemente verso la sottostante valle del Calore.

Feudo di Capace Celsota e di molte altre famiglie nobili, venne ridotto in macerie da Federico II di Svevia nel sec. XIII, ma prontamente ricostruito.
Lo scrittore Lucido De Stefano, nel Settecento, ne esalta la purità dell’aria, descrive la fertilità dei suoi terreni che producevano “grano, vino e ottimi olei” e l’abbondanza di greggi che davano (e danno) “ottimi formaggi”.

Egli ricorda l’abbondanza e l’importanza degli alberi di elci che era assolutamente vietato tagliare, pena la “scomunica imposta contro l’incisori”, essendo questi “di riparo a’ sassi, che brontolando dal Monte, offendere potrebbero l’edifizi”. Lungo la rupe che protegge il paese si notano ancora oggi, scavati nella roccia, i rifugi dei monaci basiliani.
Sempre dallo scrittore alburnino apprendiamo della cruenta lotta, “armi alla mano”, innescatasi tra Ottati e Sant’Angelo, l’altro Casale di Fasanella, per il possesso della “Fasana”, ovvero dell’insegna raffigurante il fagiano, che entrambi rivendicavano come propria. Dopo anni di lotta, “sfoderar di spade, arrancar di pugnali e sbarrar di ronche” si giunse, nel corso del Cinquecento, ad un compromesso che parve accettabile ad entrambi i paesi. Fu stabilito che le due insegne recassero, da una parte l’immagine del fagiano e dall’altra quella dell’arcangelo Michele, rispettivamente a sinistra e a destra dello scudo.
Il fagiano, anzi la fasana, è tuttora il simbolo di Ottati.

Centro religioso di grande importanza, Ottati conserva testimonianze storiche, architettoniche ed artistiche particolarmente rilevanti, come gli insediamenti del Monte Civita, interessante sito archeologico, il convento dei Domenicani, di cui si può ammirare lo splendido portico affrescato nel 1590 dal pollese Antonio Soccodato (purtroppo rovinato dalle intemperie), il convento dei Cappuccini, la chiesa della SS. Annunziata, il Santuario della Madonna del Cardoneto e la chiesa di San Biagio che custodisce un busto d’argento del santo e l’organo di Silverio Carelli (sec. XVIII).
Nella stessa chiesa è possibile vedere, oltre al portale rinascimentale, un’originalissima tavola tardo cinquecentesca di autore fiammingo raffigurante il “Sangue del Redentore”.

Nel corso della manifestazione Arte ad Ottati il paese è stato trasformato in un’originalissima galleria d’arte permanente all’aperto. Decine di artisti provenienti da tutta Italia hanno realizzato un centinaio di murales che arricchiscono e colorano il suo centro storico fornendo ai visitatori e agli appassionati d’arte un motivo in più per visitarlo.

Il territorio di Ottati è una meta molto frequentata dagli escursionisti e dai trekker di tutt’Italia in quanto offre paesaggi incantevoli. Ad esempio le sorgenti del fiume Fasanella che nasce in un luogo molto suggestivo detto “Caverna dell’Auso o Abisso”. Proprio sotto il paese esse formano un laghetto e una cascatella che alimentava l’antico mulino esistente sin dal 1100 e tuttora visibile, anche se in cattivo stato.

Da non perdere il Rifugio Panormo in località Campofarina (con i suoi 1742 m. sul livello del mare quella del Panormo è la vetta più alta dei monti Alburni) che vi sorprenderà con i suoi scenari e la varietà di piante, soprattutto faggi, e di fiori che in primavera tappezzano il pianoro di colori inimmaginabili.

E’ il posto ideale per un tranquillo week-end a contatto con una natura incontaminata!

Intorno al rifugio, assai frequentato dai boy-scout ci sono delle aree attrezzate con tavoli e panche.

Ricordate di non infastidire le mucche che solitamente pascolano nei dintorni.
Potrebbero aver voglia di partecipare al vostro pic-nic!