Postiglione

di Nadia Parlante

Il fascino calamitico dei Monti Alburni non ha risparmiato neppure un visitatore d’eccezione come il poeta latino Virgilio che, passando per questi luoghi duemila anni fa, rimase profondamente colpito dalle sue bianche cime, descritte nelle Georgiche.

E non si può certo negare che la grande montagna evochi uno stupore reverenziale, avvolta com’è da un’atmosfera di terso e assoluto silenzio.
Adagiato sul versante occidentale dei suo fianchi si stende, a 630 m. sul livello del mare, Postiglione, borgo fondato, secondo la leggenda, da profughi pestani che in questi luoghi si ritirarono per sfuggire ai saraceni.

In effetti, anche il toponimo sembra riflettere un legame con Paestum che intorno al XI sec. era detto “Pestillone”, ma potrebbe riferirsi al termine indigeno “pistello”, che significa roccia.

Situato nella parte culminante del paese, imponente e ben conservato, anche grazie a recenti restauri, è il castello, la cui costruzione (sec. XI) si fa risalire all’epoca di Guglielmo di Postiglione, primo feudatario di queste terre.

Nel corso del 1700 il Re Carlo III di Borbone, avendo deciso di ampliare la sua tenuta di caccia di Persano, acquistò i feudi di Postiglione e Controne che diventarono Siti Reali e tali rimasero fino al 1806.

Particolarmente ricco il patrimonio artistico che può vantare edifici di pregio.

La chiesa parrocchiale di San Giorgio, documentata dal XIV sec., ma totalmente ristrutturata nel corso del Settecento, è costituita da tre navate decorate a stucco che ospitavano tele di Saverio Mottola e statue di Giacomo Colombo e Francesco Verzelli.

Sull’altare maggiore è possibile ammirare la splendida scultura in stucco di Filippo Lanzetta raffigurante San Giorgio e il drago.

Decorano il presbiterio e la cupola i delicati affreschi novecenteschi dell’artista Andrea Capasso di Sicignano degli Alburni.

Interessante è anche la chiesa della SS. Annunziata o di Santa Maria( XVI sec.) annessa al Convento dei Carmelitani e il Campanile di San Nicola, unico resto dell’omonima chiesa parrocchiale che vantava opere di Giacinto Diano e dell’artista pollese Nicola Peccheneda.

Una passeggiata tra vicoli suggestivi e scoscesi, vi condurrà fino alla fontana Grandini, dove potrete sorseggiare acqua purissima e ammirare un autentico monumento di arte idraulica.

Da non perdere, la prima domenica di maggio, la caratteristica festa di Sant’Elia, la cui statua, preceduta da quella di San Michele Arcangelo e seguita da quella della Madonna, viene portata in processione in alta montagna.

La Santa Messa, celebrata dal parroco davanti alla suggestiva grotta, è seguita da un allegro pic-nic a base di frittata di asparagi e taralli pasquali.

Durante il ritorno in paese, staccate dei piccoli rametti di acero (le cosiddette “frasche re Santu Liu”); serviranno per proteggere i campi e a propiziare la buona sorte!

E’ DELLO SCULTORE GIACOMO COLOMBO LA STATUA LIGNEA DELLA MADONNA DEL ROSARIO

di Gerardo Pecci

Il due novembre scorso mi sono recato a Postiglione (Salerno) per un sopralluogo per uno studio che sto conducendo sul bellissimo tabernacolo marmoreo a parete, del 1517, conservato nella Chiesa parrocchiale di San Giorgio. Con l’occasione l’ex parroco della cittadina degli Alburni, Don Luigi Terranova, mi ha condotto in un localino annesso alla sacrestia della chiesa e mi ha mostrato una statua lignea della Vergine, ma senza l’abito, il manto e la corona perch?in corso di restauro.

Tale opera d’arte presenta un bellissimo volto ovale della Vergine Maria in legno policromo, lavorato con maestria. La struttura della statua della Madonna si presenta con l’impianto tipico dei personaggi del presepe napoletano del Settecento. Il busto, le braccia e dal bacino in giù è un’armatura lignea che fa da base e da supporto per gli abiti di cui poi la Vergine è rivestita. Le mani, invece, come il volto, sono ben rifinite dallo scultore e sono le parti in vista, che emergono dall’abito.

La mia sorpresa è stata fortissima quando sul supporto ligneo tronco-conico della statua vi ho letto il nome dell’autore, il luogo e la data della statua. Essa è firmata dall’importante scultore Giacomo Colombo ed è datata 1699, un anno dopo aver stipulato il contratto per il bel gruppo della “Pietà” nella Chiesa di Santa Maria della Pietà ad Eboli. La Madonna del Rosario di Postiglione è un’altra opera importantissima che si aggiunge al già ricco catalogo di questo importantissimo scultore a cavallo tra Seicento e Settecento, nato ad Este presso Padova nel 1663, giunto a Napoli nel 1678, ma “censurato” dallo storiografo dell’arte Bernardo De Dominici. Il Colombo fu attivo a Napoli e sue opere le possiamo reperire nell’Italia centro-meridionale (Abruzzo, Basilicata, Campania, Marche, Puglia, Sicilia) e nella Spagna. L’opera non è citata nell’inventario, del 1811, delle opere d’arte esistenti nelle chiese di Postiglione: una perduta “Madonna del Rosario” di mano del Colombo è citata nell’ inventario, sempre del 1811, delle opere d’arte di Serre e una statua della “Madonna delle Grazie” di Giacomo Colombo è citata nella Chiesa di San Nicola a Postiglione.

Nei documenti antichi, nelle fonti archivistiche e storiche, si cita una “Cappella del Santissimo Rosario del Postiglione” (Apprezzo di Postiglione del 1759, pubblicato da Generoso Conforti). Da lì proviene la statua della Madonna del Rosario?

Certamente questa scoperta rappresenta un ulteriore arricchimento per il patrimonio artistico di Postiglione, che conserva una statua lignea tanto pregevole, ma anche per la comunità degli storici dell’arte, che potranno aggiungere un tassello in più alla storia dell’arte nella zona alburnina, con rinnovati studi.

 

 







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