Rofrano

di Nadia Parlante

“Del clima temperato son pruova gli agrumi che vi allignano. L’aura del mare tempera la troppo rigida influenza dei monti, e questi calmano la furia de’ venti, e la rabbia di Sirio…”.

Così  il canonico Domenico Ronsini, in una cronaca del 1873, descriveva Rofrano, il suggestivo borgo situato nell’alta valle del Mingardo a poca  distanza dal monte Cervati, lungo un poggio che declina dolcemente verso il fiume Faraone.

E’ veramente caratteristico il degradare degli edifici a vari livelli fino alla valle e il complesso sistema di vie e scalette che li collegano, perciò  preparatevi a fare un pò di salutare  trekking “urbano”!

Le origini di Rofrano si fanno risalire all’anno Mille, quando un piccolo nucleo urbano si sviluppò intorno all’insediamento dei monaci basiliani che qui che qui avevano eretto una basilica ed un convento, perfettamente integrati nel paesaggio naturale, di cui rimangono tracce visibili e molto interessanti.

In epoca medievale l’abitato fu cinto da possenti mura entro le quali si accedeva attraverso tre porte: Porta S. Antuono, munita di una torre cilindrica di guardia, Porta Vallone e Porta del Leccio.

Proprio sulla Porta S. Antuono esiste una lapide che ricorda gli ufficiali partiti da Rofrano per la seconda crociata. In segno di ringraziamento il Papa Ruggero II, nel 1131, concesse il feudo di Rofrano alla comunità di monaci basiliani.

Domina la parte più alta del centro storico il Santuario di Grottaferrata (eretto su fondamenta di un tempio basiliano a croce greca) che ospita, tra l’altro, un pregevole Crocifisso ligneo rinascimentale e un’antichissima statua raffigurante la Madonna con bambino, iconograficamente affina a quella della dea pestana Hera Argiva (come lei infatti reca nella mano un melograno). Dell’antico convento, cancellato da altre costruzioni nel corso del tempo, rimangono soltanto i resti della cinta muraria, il chiostro e gli orti.

Degne di nota sono anche la chiesa di S. Anna e quella di S. Maria dei Martiri, nel centro storico, oltre alla parrocchiale di San Nicola di Mira (ricostruita nel XVIII sec. su resti di un edificio basiliano). Qui potrete ammirare un bel coro ligneo settecentesco.

Proprio la sua felice ubicazione, baricentrica rispetto alla costa cilentana e alla catena montuosa dell’interno, ha permesso a questo piccolo, ma intraprendente  paese, di proporsi come sosta turistica ideale del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Moltissimi gli itinerari possibili e facilmente raggiungibili dal paese.

Tra le mete possibili e più interessanti segnaliamo; il Monte Cervati, che ospita la vetta più alta della Campania (1898 m.), la Grava di Vesalo, un profondissimo inghiottitoio dove spariscono le acque del torrente Milenzio dopo un salto di ben 100 metri, il monte Pruno e la grotta di Sant’Elena, nei pressi di Laurino, e poi gole, grotte, inghiottitoi, fenomeni carsici dalle forme concettose, come la “Fistola dell’Inferno” sul fiume Faraone o il pozzo carsico dell’ Affondatore di Vallivona. Sempre nei pressi di Rofrano, è possibile vedere una stupenda cascata di oltre trenta metri!

Ed ancora limpide sorgenti e pianori di selvaggia bellezza, come quello di Campolongo che non mancheranno di colpirvi per la loro spettacolarità e il loro brillante cromatismo, qualsiasi sia la stagione in cui si deciderà di visitarli. Il monte Cervati, nel suo versante verso il Mingardo, presenta fitte superfici boscose, caratterizzate in prevalenza da aceri bianchi e agrifogli. Numerose sono le specie di orchidee selvatiche ma l’arbusto simbolo di questa terra è la lavanda che fiorisce rigogliosa tra giugno e luglio colorando di viola i versanti inebriati dalla dolce fragranza che attira anche un’incredibile varietà di  insetti e farfalle variopinte.

Chissà che non attiri anche voi!