Portare il cane con sé anche quando si va a pranzo o a cena fuori è diventata un’abitudine sempre più diffusa. Nei ristoranti, soprattutto nelle città e nelle località turistiche, non è ormai raro trovare uno o più animali contemporaneamente in sala. Una presenza che per molti non rappresenta alcun problema, ma che apre una questione più articolata di quanto possa sembrare: fino a che punto un ristorante può essere pet friendly senza compromettere il comfort degli altri clienti?
Ridurre tutto a una contrapposizione tra chi ama i cani e chi non li vuole nei locali sarebbe semplicistico. Ci sono almeno tre aspetti differenti da considerare: igiene nei ristoranti, comportamento dell’animale e qualità dell’esperienza di chi siede ai tavoli vicini.
Cani al ristorante, tra diritto di accesso, igiene e rispetto degli altri clienti
Dal punto di vista strettamente sanitario, la normativa distingue nettamente gli ambienti aperti al pubblico dalle zone nelle quali vengono preparati e conservati gli alimenti. Il Regolamento europeo CE 852/2004, che disciplina l’igiene dei prodotti alimentari, prevede l’adozione di procedure adeguate per impedire agli animali domestici di accedere ai luoghi nei quali gli alimenti vengono preparati, manipolati o conservati. Cucine, laboratori e depositi rappresentano quindi il confine fondamentale.
La presenza di un cane nella sala di un ristorante non determina invece automaticamente una condizione di scarsa igiene. In Campania, ad esempio, il regolamento regionale sull’argomento contempla espressamente l’accesso degli animali d’affezione negli esercizi, accompagnati da un conduttore in grado di assisterli adeguatamente, fermo restando il rispetto delle condizioni previste e delle regole stabilite dal gestore.
È proprio quel termine, però, a diventare decisivo: adeguatamente.
Il cane al tavolo accanto si muove e disturba: dove finisce il diritto di portarlo al ristorante?
Un cane tranquillo, sistemato vicino al proprietario e capace di rimanere per tutta la durata del pasto nello spazio assegnato, può diventare quasi impercettibile per chi occupa i tavoli circostanti. Diversa è la situazione quando l’animale continua ad alzarsi, cambia posizione, abbaia, si sposta verso il corridoio, si avvicina alle sedie degli altri commensali o costringe chi gli sta accanto a prestargli continuamente attenzione.
In quel momento il problema smette di essere soltanto igienico.
Quando si sceglie un ristorante si paga certamente per mangiare, ma anche per trascorrere un’ora o due in tranquillità, parlare con le persone sedute al proprio tavolo, godersi l’ambiente e, semplicemente, rilassarsi. Essere continuamente distratti dai movimenti di un animale posto a pochi centimetri dalla propria sedia può compromettere questa esperienza anche quando il cane non abbaia, non è aggressivo e non entra direttamente in contatto con il cibo.
Ed è qui che il dibattito sui cani al ristorante assume una dimensione diversa.
Non tutti i clienti hanno infatti lo stesso rapporto con gli animali. C’è chi li adora e cerca spontaneamente di accarezzarli, chi è completamente indifferente, chi soffre di allergie e chi prova paura o disagio anche davanti a un cane perfettamente docile. Tutte sensibilità che hanno diritto di convivere nello stesso spazio.
Ammettere un animale non significa che la sua presenza debba coinvolgere involontariamente gli altri tavoli.
Lo stesso criterio viene applicato normalmente a tanti comportamenti umani. Un cliente può parlare, ma non dovrebbe gridare disturbando tutta la sala. Può utilizzare il telefono, ma una lunga conversazione ad alta voce può diventare fastidiosa. Allo stesso modo, il proprietario di un cane può portarlo con sé dove è consentito, ma dovrebbe fare in modo che rimanga nel proprio spazio senza interferire con quello degli altri.
Esiste poi la questione più propriamente igienica. Un animale proveniente dall’esterno porta inevitabilmente sulle zampe e sul pelo materiale presente nell’ambiente. Questo, da solo, non significa che rappresenti un pericolo per gli alimenti, perché la sicurezza dipende dalle modalità con cui il ristorante organizza preparazione e servizio. Il quadro europeo concentra infatti l’attenzione proprio sulla separazione degli animali dalle zone nelle quali gli alimenti vengono lavorati e conservati.
Il buon senso suggerisce però alcune distanze che dovrebbero essere scontate: niente animali sulle sedie o a contatto con il tavolo, nessun accesso alle zone di servizio e attenzione da parte del personale a evitare interazioni con gli animali mentre manipola stoviglie o alimenti.
Un cane in una sala con cinquanta persone rappresenta una presenza occasionale. Tre o quattro animali contemporaneamente cambiano inevitabilmente l’equilibrio dell’ambiente. Non necessariamente sul piano sanitario, ma certamente sotto quello organizzativo. Possono aumentare gli spostamenti, le interazioni tra animali, le distrazioni e le esigenze di clienti che preferirebbero mantenere una certa distanza.
Essere realmente pet friendly, allora, dovrebbe significare qualcosa di più che appendere all’ingresso il cartello “cani ammessi”.
Significa organizzare gli spazi, evitare quando possibile di concentrare più animali nella stessa zona, chiedere che rimangano accanto ai proprietari e intervenire con discrezione quando la loro presenza comincia a disturbare gli altri commensali. Nei locali più grandi potrebbe essere persino utile prestare attenzione all’assegnazione dei tavoli, lasciando una maggiore distanza tra chi entra con un animale e chi preferisce cenare senza averne uno accanto.
Non servono necessariamente nuovi divieti. Serve probabilmente una cultura della convivenza più matura. Un cane educato e ben gestito può condividere tranquillamente uno spazio pubblico. Ma il rispetto degli animali non può prescindere dal rispetto delle persone che siedono al tavolo accanto.
