La valigia è ancora mezza aperta, sul telefono ci sono le fotografie di una cena vista mare o di una passeggiata fatta senza guardare l’orologio, ma la sveglia è già tornata a suonare alla solita ora. Nel giro di pochi giorni settembre rimette quasi tutto al proprio posto: lavoro, traffico, spesa, casa, cena, qualche messaggio agli amici e poi il divano.
Le vacanze sembrano improvvisamente molto più lontane di quanto dica il calendario.
Dopo i 50 anni questa sensazione può diventare particolarmente evidente. Non necessariamente perché il rientro sia più difficile, ma perché durante le ferie abbiamo avuto la possibilità di rallentare abbastanza da guardare la nostra vita ordinaria da una certa distanza. E qualche volta ciò che vediamo al ritorno non ci piace fino in fondo.
Non è soltanto nostalgia del mare o del viaggio. È la sensazione di essere rientrati dentro una quotidianità dove quasi tutto ciò che facciamo risponde a un dovere e molto poco a qualcosa che abbiamo semplicemente voglia di fare.
A pesare non è sempre la fine delle vacanze, ma il ritorno alla stessa routine
Il cosiddetto post-vacation blues è una condizione transitoria che può accompagnare il rientro dalle ferie con stanchezza, calo della motivazione, irritabilità e malinconia. Humanitas spiega che il brusco passaggio dai ritmi più liberi della vacanza a orari, responsabilità e prestazioni quotidiane può richiedere un periodo di adattamento, generalmente limitato alle prime settimane.
Ma non tutto quello che sentiamo a settembre si esaurisce nella cosiddetta sindrome da rientro, a volte le vacanze hanno semplicemente fatto emergere un contrasto.
In ferie magari camminavamo ogni sera. Prendevamo un caffè senza fretta, leggevamo, decidevamo all’ultimo momento di andare da qualche parte. Vedevamo persone anche durante la settimana e non soltanto il sabato. Non necessariamente facevamo più cose: facevamo più cose scelte da noi.
Poi torniamo a casa e quelle abitudini spariscono quasi contemporaneamente.
Ed è qui che può affacciarsi un pensiero meno superficiale della semplice voglia di tornare in vacanza: possibile che da settembre fino alle prossime ferie la vita debba ridursi di nuovo quasi soltanto a lavoro e casa?
Essere occupati tutto il giorno non significa avere una vita piena di stimoli
Dopo i 50 anni le giornate possono essere tutt’altro che vuote. Anzi, spesso accade il contrario. Ci sono il lavoro, la gestione della casa, i figli, magari genitori anziani che cominciano ad avere bisogno di maggiore attenzione, appuntamenti, spesa, telefonate e incombenze che si accumulano. Si arriva a sera stanchi dopo aver fatto moltissimo, ma questo non significa necessariamente aver fatto qualcosa che ci abbia dato piacere.
È una differenza importante. Una vita può essere piena di attività e, contemporaneamente, povera di attesa, curiosità e desiderio.
La ricerca sugli adulti over 50 suggerisce che una maggiore varietà di attività sociali può associarsi nel tempo a un maggiore senso di scopo e, attraverso questo, a un minore livello di sintomi depressivi. Non significa naturalmente che basti riempire l’agenda per stare bene, ma conferma quanto possa contare continuare ad avere esperienze e relazioni capaci di dare significato alle giornate.
Uno studio su oltre 7.000 persone dai 50 anni in su ha inoltre trovato un’associazione tra la percezione di condurre una vita significativa e relazioni personali più solide, maggiore partecipazione sociale, attività culturali, esercizio fisico e minore solitudine.
Il punto, quindi, non è essere più impegnati. È non lasciare che tutti gli impegni appartengano soltanto alla categoria delle cose da fare.
Settembre può servire più a conservare qualcosa che a ricominciare tutto
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di September reset, la sensazione di settembre come secondo gennaio. Gli studi sul cosiddetto fresh-start effect mostrano che alcuni momenti temporali possono essere percepiti come separazioni simboliche dal passato e favorire nuovi obiettivi. Settembre, complice anche il ricordo del ritorno a scuola, funziona spesso proprio così.

Ma forse non abbiamo bisogno dell’ennesima lista di buoni propositi. Non serve promettersi palestra cinque giorni alla settimana, imparare una lingua, cambiare alimentazione e ricostruire contemporaneamente la propria vita sociale.
Può essere molto più interessante chiedersi: c’è qualcosa che facevo durante le vacanze e che potrei continuare a fare anche adesso?
Se camminavamo dopo cena, possiamo conservare una sera per farlo.
Se ci piaceva uscire in mezzo alla settimana, non è obbligatorio aspettare sempre il venerdì o il sabato.
Se in ferie avevamo ripreso a leggere, quella mezz’ora può sopravvivere anche a casa.
Se abbiamo capito che stare con alcune persone ci fa bene, possiamo decidere di vederle prima che passino altri tre mesi.
Sono piccole cose, ma servono a impedire che il rientro cancelli in pochi giorni tutto ciò che ci aveva fatto stare meglio.
Il rischio è aspettare il sabato, poi il weekend, poi le prossime vacanze
Abbiamo già raccontato quanto dopo i 50 anni sedersi sul divano la sera possa rendere sempre più difficile uscire. Settembre è uno dei momenti nei quali quell’abitudine rischia di ricostruirsi molto rapidamente.
Prima si torna a vedere gli amici soltanto nel fine settimana. Poi anche organizzare qualcosa diventa più complicato. E se nel frattempo alcuni rapporti si sono allentati, fare nuove amicizie dopo i 50 anni richiede soprattutto occasioni nelle quali tornare con una certa continuità, non necessariamente grandi eventi o comitive da costruire da zero.
Per questo può avere senso scegliere già adesso una piccola cosa da sottrarre alla routine. Non cinque. Una.
Un aperitivo infrasettimanale. Una passeggiata. Un corso che ci interessa davvero. Il cinema. Una cena organizzata senza aspettare un’occasione speciale. Anche semplicemente fissare qualcosa nel calendario può cambiare la percezione di una settimana nella quale, altrimenti, tutto sembra già scritto.
Forse il modo migliore per superare il rientro non è cominciare immediatamente a pensare alle prossime ferie. È fare in modo che almeno una piccola parte della vita che ci piace in vacanza riesca a sopravvivere anche a un normale martedì sera di settembre.
Approfondimenti: Relazioni dopo i 50 anni tra amicizie, famiglia e vita sociale
