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Quando usare paroloni made in Usa difficili da pronunciare e da comprendere fa venire voglia di non seguire più la pallacanestro
Costume e Società

Lo slang del basket moderno Nba: quanti termini complicati per dire cose semplici!

Quando usare paroloni made in Usa difficili da pronunciare e da comprendere fa venire voglia di non seguire più la pallacanestro

Reverse, extra pass, alley-oop, step back, mismatch, pick and roll, post alto, post basso e chi più ne ha più ne metta! Ecco a voi alcuni tra i tantissimi termini cacofonici che siamo costretti a sorbirci ogni volta che decidiamo di accendere la tv per provare a gustarci una partita di basket. Lo slang tipico della pallacanestro moderna Nba è, purtroppo, giunto sino in Italia e non vuole proprio abbandonarci, anzi… Ci è capitato, e pensiamo anche a voi, di vedere almeno una partita di Eurolega e sentire che il tal giocare ha segnato una tripla dopo uno step back possibile grazie ad un mismatch. Eh? Oppure abbiamo ascoltato un telecronista affermare, durante un match dell’Italia (non osiamo fare nomi per paura di querele), che il Beli e il Gallo stavano giocando da protagonisti indiscussi grazie ai pick and roll di quei compagni che agivano in post alto. Cosa, cosa? Potremmo continuare a farvi altri esempi – ed onestamente ne facciamo volentieri a meno – per farvi comprendere il nostro totale disappunto: il desiderio sarebbe infatti quello di tornare a parlare un linguaggio della palla arancione che sia facile e pulito. Al di là di questo sogno irrealizzabile, almeno tentiamo di decifrare queste “parolacce” a stelle e strisce.

Traduzioni dall’ostrogoto

Proviamo dunque a tradurre questi maledetti vocaboli Nba, anche se in effetti ciò risulta essere un esercizio non proprio piacevole, lo sappiamo pure noi. Certo è che se ci darete una mano prestando un po’ di attenzione magari riusciremo a non annoiarci troppo sia noi che voi! Iniziamo, dai. Step back è il passo indietro che si fa per trovare spazio e tirare meglio da tre, alley-oop è il lancio in direzione del canestro da parte di un giocatore per la schiacciata al volo del compagno, reverse è il gancio rovesciato, extra pass è il possesso aggiuntivo e pick and roll è il blocco del giocatore A, che non ha la palla in mano, in favore del possessore B al fine di favorire la superiorità numerica di un determinato team. Lo sappiamo che ci sono altri termini, aspettate che prendiamo fiato! Post alto e post basso sono due zone del campo di basket, mismatch è il vantaggio che ha l’attaccante sul difensore, garbage time è quando il risultato di una partita è ormai segnato che potete tranquillamente cambiare canale, handoff è il passaggio consegnato, dunk è la schiacciata, crossover è il cambio di direzione ed infine mid-range è il tiro della media distanza. Ne abbiamo dimenticato forse qualcuno? Probabilmente sì, ma se anche ci scriverete in futuro per richiedere ulteriori traduzioni, noi non vi risponderemo di certo. A parte gli scherzi, o forse no, sarebbe davvero bello riscoprire quella pallacanestro priva di paroloni, vecchia di tanti anni fa!

Per un basket dai termini semplici e per tutti

Quando usare paroloni made in Usa difficili da pronunciare e da comprendere fa venire voglia di non seguire più la pallacanestro

Il basket è più fruibile se tutti noi ci riabituiamo a parlare come mangiamo: va bene che vocaboli americani come mismatch fanno davvero figo, ma sarebbe meglio dire mancata corrispondenza tra un giocatore forte o alto ed uno debole o basso. Se sapessimo maneggiare correttamente le parole relative a questo gioco, evitando gli anglicismi, saremmo pure in grado di azzeccare i risultati delle diverse partite e, vogliamo esagerare, comprendere come funziona il magico mondo delle scommesse. E tutto ciò farebbe la differenza. Come avrete capito, in questo mini paragrafo desideriamo ricordare come la pallacanestro era così piacevole quando termini come dai e vai, terzo tempo, taglia fuori e scivolamento difensivo la facevano da padrone. Oggi per caso chi le utilizza più? Nessuno, purtroppo.

Conclusioni

Come abbiamo avuto modo di spiegarvi, il bellissimo e coloratissimo universo Nba ci ha letteralmente contagiato, non solo per quanto riguarda la bravura di atleti indistruttibili che passano il loro tempo a curare in palestra il proprio fisico, come James o Leonard, ma soprattutto a causa di un linguaggio “baskettaro” d’oltreoceano che abbiamo fatto nostro, anche se forse con noi c’entra poco e nulla. Quanti player del campionato italiano di Serie A eseguono alley-oop o lay-up? Molto pochi, eppure questi termini non riusciamo proprio a non pronunciarli. 

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