La rubrica del telefono può essere piena, i gruppi WhatsApp continuare a lampeggiare per tutta la giornata e gli inviti per una cena non mancare affatto. Poi arriva una sera diversa dalle altre. Non è successo necessariamente qualcosa di grave, magari si ha soltanto bisogno di parlare, di uscire, di non restare soli con un pensiero che gira da ore. Si prende il telefono e, scorrendo quei nomi, ci si accorge che la scelta è molto più piccola di quanto sembrasse.
È forse questa una delle forme più discrete della solitudine dopo i 50 anni. Non coincide con il vivere da soli, con l’avere pochi contatti o con una vita sociale povera. Può esistere anche dentro giornate piene di appuntamenti, conversazioni e persone conosciute da anni.
La differenza sta nella profondità dei rapporti. Tra chi incontriamo volentieri per un caffè e chi sentiamo di poter cercare anche quando non abbiamo nulla di divertente da raccontare.
Essere circondati da persone non sempre significa sentirsi vicini a qualcuno
La World Health Organization distingue l’isolamento sociale dalla solitudine. Il primo riguarda soprattutto la quantità delle relazioni e delle interazioni; la seconda è invece una percezione soggettiva, legata alla distanza tra i rapporti che abbiamo e quelli di cui avremmo bisogno.
È una distinzione che aiuta a capire perché si possa essere socialmente attivi e sentirsi comunque soli. Non conta soltanto quante persone frequentiamo, ma la qualità di quei legami, la fiducia costruita nel tempo e la possibilità di sentirsi accolti anche nei momenti meno brillanti.
Dopo i cinquant’anni questo divario può diventare più evidente. Non perché la solitudine sia una conseguenza inevitabile dell’età, ma perché molte relazioni cambiano forma. Gli amici possono vivere lontano, i colleghi diventano ex colleghi, i figli crescono e portano con sé una parte delle frequentazioni costruite negli anni. Altri rapporti restano piacevoli ma più superficiali: ci si vede volentieri, si ride, si parla di tante cose, ma difficilmente si arriva a ciò che davvero ci pesa.
Le amicizie non finiscono sempre, a volte semplicemente si allontanano
Da giovani le relazioni hanno dalla loro una grande alleata: la quantità di tempo trascorso insieme. Scuola, università, primi lavori, serate, viaggi e vacanze costruiscono confidenza quasi senza che ce ne accorgiamo.
Con il passare degli anni quel tempo diventa più difficile da trovare. Le giornate si organizzano intorno al lavoro, alla famiglia, ai genitori anziani, alle abitudini personali. E anche quando incontriamo persone con cui stiamo bene, trasformare una semplice conoscenza in qualcosa di più richiede continuità.
Su Agendaonline.it abbiamo già raccontato perché con l’età può diventare più difficile aprirsi a nuove amicizie. Non manca necessariamente il desiderio di conoscere qualcuno, quanto la disponibilità a rimettersi in gioco e a lasciare spazio a una presenza nuova.
Anche i vecchi rapporti possono cambiare senza una rottura vera e propria. Prima una telefonata frequente, poi qualche messaggio, quindi un incontro sempre rimandato. È quel lento allontanarsi delle amicizie che scivolano via quasi senza un motivo, quando nessuno ha litigato ma la vita ha semplicemente preso altre direzioni.
Uscire dalla solitudine non significa riempire l’agenda
La tentazione, quando ci si accorge di questa distanza, è pensare di dover ricostruire da zero una vita sociale. In realtà può essere molto più utile guardare meglio le persone che ci sono già.
A volte una relazione importante nasce da qualcosa di molto meno spettacolare di una nuova amicizia: un vecchio compagno sentito troppo poco, un collega con cui esiste una sintonia mai coltivata, una persona conosciuta durante un’attività che continua a restare confinata a quell’ora settimanale.
Il passaggio decisivo può essere semplicemente quello di rendere più frequente un rapporto che finora è rimasto occasionale. Un caffè senza fretta, una passeggiata, una cena proposta senza aspettare che siano sempre gli altri a farlo. Le relazioni hanno bisogno di tempo condiviso e, soprattutto, di ripetizione.
E c’è un altro aspetto più delicato: concedere agli altri la possibilità di conoscerci davvero. Non significa trasformare ogni incontro in una confessione, ma permettere a qualcuno di vedere anche le nostre giornate storte, le incertezze, le preoccupazioni. La confidenza cresce proprio quando una relazione smette di essere soltanto piacevole e diventa anche affidabile.
Dopo una separazione cambia anche la geografia delle amicizie
Una separazione o un divorzio possono rendere questa fragilità ancora più evidente. Una parte delle relazioni può essere stata costruita intorno alla coppia: amici comuni, cene, vacanze, parenti acquisiti. Quando il rapporto finisce, anche quella rete viene inevitabilmente ridisegnata.
È uno dei momenti in cui può diventare importante recuperare una dimensione personale della propria vita sociale. Non per riempire il tempo rimasto vuoto, ma per ritrovare persone, interessi e luoghi che appartengano nuovamente a sé stessi.
Lo stesso può accadere dopo un trasferimento, con la pensione, quando i figli lasciano casa o semplicemente quando cambia la fase della vita. Alcuni equilibri che sembravano solidi smettono di esserlo e devono essere ricostruiti.
Stare soli può essere piacevole, sentirsi soli è un’altra cosa
C’è infine una differenza che vale la pena preservare. Stare soli può essere una scelta e perfino una conquista. Sempre più persone scelgono di andare al cinema, viaggiare, cenare fuori o trascorrere una serata in casa senza percepire tutto questo come una mancanza.
È quella solitudine scelta che sta cambiando anche il modo di vivere le città, molto diversa dal sentirsi senza qualcuno su cui poter contare.
Il punto, allora, non è quante ore trascorriamo da soli, né quante persone compaiono nella nostra rubrica. È sapere che, quando ne abbiamo davvero bisogno, esiste almeno qualcuno con cui non dobbiamo trovare una scusa per chiamare.
Dopo i 50 anni forse non serve cercare una vita sociale più affollata. Può essere molto più prezioso scegliere due o tre relazioni e ricominciare a dedicarvi tempo, attenzione e un po’ di coraggio.
Perché avere molti conoscenti riempie le giornate. Avere qualcuno da chiamare, invece, cambia il modo in cui le attraversiamo.
Leggi anche:
