Ti è mai capitato di sentirti fuori posto, anche dopo aver raggiunto risultati eccellenti in qualcosa? C’è un film su Netflix che affronta tematiche molto sensibili che avvicinano lo spettatore ai personaggi con empatia.

In streaming sulla piattaforma puoi trovare il film che ha segnato l’esordio alla regia di Paolo Sorrentino nel 2001, un debutto che rivela da subito lo stile originale e poetico del regista napoletano destinato a diventare una delle firme più influenti del cinema contemporaneo (“La grande bellezza”, “E’ stata la mano di Dio”, “This must be the Place”, solo per citare alcuni dei suoi capolavori).

L’uomo in più” è un dramma che esplora con intensità le vite parallele di due personaggi che condividono lo stesso nome ma sono opposti per personalità e percorso di vita: uno è un cantante di successo sulla via del declino e interpretato magistralmente da Toni Servillo (“La ragazza del lago”, “Gomorra”, “Il divo”), l’altro è un ex calciatore la cui carriera è stata stroncata da un infortunio interpretato da Andrea Renzi (“Le fate ignoranti”, “Quo vadis, baby?”, “L’estate del mio primo bacio”).

Con una regia raffinata e un’estetica ricercata, Sorrentino tratteggia un ritratto impietoso della società italiana degli anni Ottanta, tra vanità, corruzione e decadimento morale. La narrazione, segnata da un ritmo lento ma ipnotico, si concentra sull’ossessione per il successo e sulla caduta nell’oblio. Il film infatti sviluppa una riflessione sulla solitudine e sull’inesorabile declino di chi, pur avendo assaporato la fama, si ritrova a fare i conti con una desolazione esistenziale senza via d’uscita.

La performance di Servillo è densa, capace di alternare cinismo e disperazione, rendendo il suo personaggio uno dei più memorabili del cinema italiano moderno. Con una sceneggiatura essenziale e dialoghi incisivi, “L’uomo in più” su Netflix anticipa molti dei temi e degli stilemi visivi che diverranno distintivi dell’opera di Sorrentino, come il fascino per il grottesco e la riflessione sulla decadenza.

Un film ideale per chi ama il cinema d’autore o per chi ancora non ha mai visto questo titolo, che dopo i successi successivi è forse stato messo un po’ da parte. Una pellicola che colpisce per la sua profondità e per la capacità di raccontare la crisi dell’uomo moderno, che scava nell’animo umano e che non ha paura di mostrare il suo lato oscuro.

Per quanto riguarda l’indice di gradimento da parte del Web, su Google questo film su Netflix ha una percentuale dell’88%, sul sito aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes pari al 79% (come voto dal pubblico), mentre su IMDb il punteggio è di 7,1 su 10. Molto crudo il trailer ufficiale, disponibile anche su Youtube, che presenta anche molte scene a sfondo sessuale e manifesta tutta la drammaticità psicologica dei protagonisti.

La trama racconta le vite di due uomini che, pur condividendo il nome Antonio Pisapia, non potrebbero essere più diversi, sebbene le loro esistenze finiranno per intrecciarsi in modo drammatico. Uno è un cantante famoso e arrogante, con una vita di eccessi e successo, l’altro è un ex calciatore professionista, uomo riservato e mite, la cui carriera è stata stroncata da un grave infortunio che lo ha costretto a reinventarsi senza mai riuscire a trovare una nuova direzione.

Mentre il cantante vede la sua carriera affondare a causa di scandali e della sua incapacità di adattarsi ai cambiamenti, il calciatore lotta invano per ritrovare un ruolo nella società. Entrambi, pur venendo da mondi opposti, si confrontano con l’isolamento, la perdita di identità e l’inevitabile confronto con le proprie fragilità.

Ambientato nella Napoli degli anni Ottanta, mostra il lato oscuro della fama e offre un ritratto impietoso di una società che spinge i suoi protagonisti verso il declino senza appigli di salvezza.

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